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Orsini (Confindustria): "Il costo dell’energia è salito a €170/MWh; va tutelata l’industria italiana ed europea"

Il Giornale d'Italia ha intervistato Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria: "La crescita può essere sostenuta solo con misure immediate;  sono necessari un debito pubblico comune e un mercato unico europeo dell'energia"

25 Marzo 2026

Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, in occasione alla Presentazione del Rapporto di previsione del Centro Studi Confindustria "Guerre, dazi, incertezza: a rischio la crescita", è stato intervistato da Il Giornale d'Italia.

"Oggi presentiamo tre scenari con ipotesi derivanti soprattutto da ciò che sta accadendo attorno all'Europa e dal conflitto del Golfo. Stanno aumetando le preoccupazioni. Il primo scenario con ipotesi della fine del conflitto a quattro settimane, il secondo a quattro mesi e il terzo a nove mesi. Nel primo caso, il nostro Paese e l'Europa trarrebbero una crescita dello 0,5%; nel secondo si registrerebbe una stagnazione e nell'ultimo vi sarebbe un blocco e problemi sul PIL, soprattutto per l'Italia. Quello che chiediamo è di prepararsi a misure incisive e forti che possano sostenere le imprese e le industrie italiane ed europee; pensiamo a Eurobond e a ciò che è stato fatto durante il Covid, perché il tema del conflitto sul costo dell'energia, soprattutto per il nostro Paese, sarebbe molto impattante per rispondere velocemente".

Quali leve di politica industriale sono oggi prioritarie per non perdere competitività?

"La numero uno è l'energia, oggi fondamentale, Riguardo al costo dell'energia, dall'inizio del conflitto a oggi, in 18 giorni siamo passati da €106 a €170/MWh. Il 60-70% di cambiamento di energia è un problema, sia per le bollette degli italiani, sia per l'industria del Paese. Impresa, industria e lavoratori sono la stessa cosa: dobbiamo salvaguardare i posti di lavoro e l'industria italiana europea.

Per la crescita vanno prese misure urgenti, soprattutto a livello europeo: non possiamo pensare ad aiuti di Stato perché l'Italia risulterebbe penalizzata per via di Paesi, come la Germania, con capacità fiscali diverse. Sono, perciò, necessari un debito pubblico comune e un mercato unico europeo dell'energia. L'Europa deve essere reattiva nel definire velocemente le linee".

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