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Luca Cavone all'evento "Il valore degli asset  culturali e artistici d'impresa": "Solamente il 36% della aziende investe in beni artistici"

Luca Cavone, Coordinatore "European Art Asset Observatory" Docente e Ricercatore dell'Università Pavia, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione dell'evento "Il valore degli asset culturali e artistici d'impresa" dove ha sottolineato l'importanza di connettere il mondo del business con quello della cultura

24 Febbraio 2026

Luca Cavone, Coordinatore "European Art Asset Observatory" Docente e Ricercatore dell'Università Pavia, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione dell'evento "Il valore degli asset culturali e artistici d'impresa". Nell'intervista ha sottolineato l'importanza di connettere il mondo del business con quello della cultura.

Come nasce questo progetto?

Il progetto nasce sostanzialmente un paio d’anni fa dal fatto che c’era già attiva una collaborazione tra l’Università di Pavia e i partner dell’osservatorio, Deloitte Private e il mondo Generali a 360 gradi. Quest'ultimi erano già partner del nostro master in gestione innovativa dell’arte. Avendo già intrapreso questo  percorso e trattando di fatto queste tematiche, ci siamo chiesti perché non avviare un progetto di ricerca un po’ più strutturato che riguardi questi aspetti. Così, da un punto di vista accademico e scientifico, con dati, pubblicazioni e best practice, abbiamo deciso di investigare questi argomenti abbinandoli a quello che è il mondo legato al business seguito dai nostri partner. Da qui è partito l’innesco per procedere con questa iniziativa.

Quali sono i dati principali emersi da questa ricerca?

I dati emersi sono molto interessanti; tra l'altro, li abbiamo presentati questa sera nel corso dell'evento. Noi abbiamo condotto una desk analysis che ha coinvolto 300 aziende a livello europeo: le top 50 per fatturato di 6 paesi. I dati interessanti sono stati diversi.

Prima di tutto, un terzo di queste aziende, quindi circa il 36% di quelle analizzate(grandi aziende) solamente un terzo sostanzialmente investe nei beni artistici.

Il secondo dato interessante è che ad oggi la governance è ancora prevalentemente interna, perché il 75% di queste aziende decide, per un tema proprio di identificazione dell'azienda stessa, di andare in questa direzione. Però contemporaneamente questo dato si presta anche a un'altra interpretazione: il fatto che ci sia ancora un po' di autoreferenzialità, quindi uno storytelling che l'azienda si racconta un po' al proprio interno.

Il terzo dato interessante riguarda quanto si comunica di queste iniziative, di questi progetti. Anche qui abbiamo un ulteriore 30% del 30% di cui accennavamo prima, perché il 30% sono le aziende che di fatto dichiarano ( all'interno di quelli che ad oggi sono per alcune in parte report di sostenibilità, per altre invece già bilanci di sostenibilità) di investire sostanzialmente in queste iniziative.

L'ultimo dato, che forse è quello un po' clamoroso è che a fronte delle 300 aziende analizzate, solamente 9 di queste dichiarano poi un valore economico dell'investimento. Quindi un numero che, se lo calcoliamo in percentuale, è pari al 3%. Questo significa e testimonia il fatto che c'è ancora molto da fare: c'è ancora prevalentemente uno storytelling, c'è ancora poca abitudine a misurarsi, a darsi una governance e quindi ad adottare un approccio strutturato, che è quello che tipicamente le corporate hanno per altre tipologie di processi di business.

E quanto è importante aver realizzato un framework?

Il framework è un po’ la risposta, se vogliamo, che noi abbiamo dato. Framework significa modello, poi come abbiamo raccontato questa sera tutto il tema della misurazione. In realtà mi permetto di andare un po’ oltre a questo concetto di framework, nel senso che per noi questo è diventato un vero e proprio nuovo linguaggio per far dialogare le imprese in un modo nuovo.

Storicamente quello a cui si assiste è andare un po’ in parallelo su due binari: trattiamo di arte, di beni artistici, di iniziative culturali che, anche per quello che è il nostro background in Italia, fanno parte del mondo delle industrie creative, della creatività, della bellezza. Dall’altro lato abbiamo il mondo aziendale, i processi di business. Quindi ecco due strade che ad oggi erano ancora un po’ binari paralleli, come dicevo.

L’obiettivo nostro della ricerca, in parte anche dell’iniziativa di formazione di cui accennavo con il master, e anche del framework, è proprio cercare di trovare un link tra queste due dimensioni per far sì che le aziende sperimentino e mettano soprattutto in pratica a livello operativo questo nuovo linguaggio.

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