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Coldiretti, Ettore Prandini: "Traguardare nell’arco di 10 anni una piena autosufficienza produttiva"

Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini a Il Giornale d'Italia: "L’importanza dell’accordo che oggi sigliamo con Intesa San Paolo è finalizzato a immettere ancor più liquidità nei confronti delle imprese agricole che attraversano un momento non particolarmente edificante"

09 Giugno 2022

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti afferma a Il Giornale d’Italia:

"L’importanza dell’accordo che oggi sigliamo con Intesa Sanpaolo è finalizzato a immettere ancor più liquidità nei confronti delle imprese agricole che attraversano un momento non particolarmente edificante: 3miliardi in più che si vanno ad aggiungere alle risorse del PNR, ci metteranno nella condizione di poter continuare ad investire sul tema della sostenibilità ed investire per quanto riguarda l’internazionalizzazione, investire per quanto riguarda l’agricoltura di precisione e continuare ad essere il punto di riferimento a livello mondiale del cibo distintivo.

Abbiamo la presunzione di poter dire che se insieme accompagneremo i nostri imprenditori e l’intera filiera agroalimentare questo possa diventare il vero settore economico che farà da traino al futuro del paese Italia".

 

Crisi del grano, dobbiamo raggiungere l’indipendenza: a che punto siamo?

"Oggi se guardiamo i dati siamo ancora un paese fortemente deficitario, dobbiamo fare un’analisi di quello che è avvenuto negli ultimi anni : una scarsa redditualità per le imprese agricole, l’abbandono di più di 800mila ettari all’interno del nostro paese. Soprattutto nelle aree interne servono investimenti, anche di carattere infrastrutturale, sia per quanto concerne la logistica, per gli stoccaggi e per i bacini di accumulo. Rendere irrigui quei terreni che non lo sono significa triplicare le rese per superficie. Serviranno degli anni ma abbiamo bisogno di accompagnare questi investimenti nel medio lungo periodo, per traguardare nell’arco di 10 anni una piena autosufficienza produttiva che ci permetta di tracciare ulteriormente la filiera agroalimentare e renderla distintiva, perché verranno utilizzati solo ed esclusivamente cereali e prodotti provenienti dall’agricoltura italiana e rafforzare quell’identità che il mondo ci invidia".

 

Quanto pesa l’assenza dell’ucraina?

"Se facciamo un’analisi direttamente su quelli che sono gli andamenti economici all’interno del nostro paese non è cosi rilevante. Noi importiamo da Ucraina e Russia complessivamente il 3% del grano e il 15% del mais, ma ovviamente l’analisi non può essere confinata ai confini nazionali, deve essere un’analisi di carattere geopolitico, soprattutto per quanto riguarda le aree del nord Africa che sono fortemente in difficoltà perché erano grandi importatrici di grano proveniente da Russia ed Ucraina.

Considerando il rischio di ondate legate a fenomeni legate all’immigrazione di queste persone che sono in difficoltà nell’avere cibo e nell’avere grano in termini di disponibilità; contestualmente dovremo investire e ragionare in termini politici per far si che questo non avvenga". 

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