16 Marzo 2026
Dopo oltre 30 ore consecutive di blackout, la tensione sociale è esplosa a Morón, cittadina della provincia cubana di Ciego de Ávila, dove un gruppo di manifestanti ha preso di mira la sede locale del Partito comunista, entrando nell’edificio e incendiando arredi e materiali di propaganda. L’episodio, che ha portato portato a cinque arresti e un ferito, si inserisce in un clima di proteste crescenti sull’isola contro la crisi energetica, la scarsità di cibo e l’aumento dei prezzi dei beni essenziali, mentre il governo guidato da Miguel Díaz-Canel conferma l’apertura di un dialogo con gli Stati Uniti ma ribadisce che non è in discussione alcun 'regime change'.
Durante la protesta decine di persone si sono radunate davanti alla sede locale del Partito comunista cubano e hanno iniziato a lanciare pietre contro l’edificio. Alcuni manifestanti sono entrati all’interno degli uffici, portando in strada mobili, sedie e materiale di propaganda che sono stati poi bruciati in un falò tra slogan contro il governo. La polizia è intervenuta poco dopo per disperdere la folla. Secondo le autorità ci sono stati cinque arresti, mentre fonti dell’opposizione parlano di un manifestante ferito da un colpo di arma da fuoco alla coscia, fatto smentito dal governo.
La mobilitazione di Morón è l’episodio più visibile di una protesta diffusa che da settimane attraversa il Paese. Alla base del malcontento c’è soprattutto la crisi energetica, che provoca interruzioni di corrente anche superiori alle 20 ore al giorno. Secondo organizzazioni che monitorano i diritti umani, nella prima metà di marzo si sono registrate oltre 130 proteste in tutto il Paese, molte delle quali sotto forma di cacerolazos, con cittadini che battono pentole e oggetti metallici durante le ore di buio per protestare contro il governo.
Le proteste arrivano mentre il governo cubano ha confermato l’avvio di contatti diplomatici con Washington. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha ammesso che sono in corso negoziati con gli Stati Uniti per affrontare alcune questioni bilaterali e allentare le tensioni economiche. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha però chiarito che il dialogo non orevede un 'regime change': "non riguarda in alcun modo gli affari interni, gli ordinamenti costituzionali né i modelli politici, economici e sociali dei due paesi".
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