26 Febbraio 2026
La portaerei più grande del mondo, la Uss Gerald R. Ford, è ripartita da Creta verso il porto israeliano di Haifa, dove l'arrivo è previsto tra domenica e lunedì. Intanto, funzionari statunitensi hanno segnalato come Usa e Israele stiano valutando un piano d'attacco diverso all'Iran: un raid israeliano su Teheran, che inneschi una risposta iraniana e poi un intervento americano a sostegno di Tel Aviv, cercando di proteggerlo dai droni e dai missili Houthi e dell'Iran, imprevedibili nella traiettoria perché privi di Gps e dotati di sistemi arcaici.
La portaerei nucleare statunitense Uss Gerald R. Ford, la più grande nave da guerra al mondo, ha lasciato l’isola greca di Creta ed è tornata in navigazione verso il Mediterraneo orientale, con destinazione prevista il porto israeliano di Haifa. Lo riportano fonti militari e media israeliani, secondo cui l’unità dovrebbe rafforzare il dispositivo di difesa a supporto di Israele in una fase di crescente tensione regionale, per paura di raid missilistici Houthi e iraniani, in grado di "bucare" l'Iron Dome.
La ripartenza segue una sosta tecnica avvenuta nei giorni scorsi, attribuita secondo testimonianze di personale militare a problemi all’impianto sanitario di bordo, che avrebbe causato malfunzionamenti nel sistema di gestione dei servizi igienici per l’equipaggio di circa 4500 persone. Dopo gli interventi di manutenzione, la nave — lunga 337 metri e costata oltre 13 miliardi di dollari — ha ripreso la missione operativa.
La Gerald R. Ford è destinata a integrarsi nello schieramento navale statunitense dispiegato nell’area per proteggere Israele da possibili attacchi missilistici e con droni provenienti da gruppi armati regionali, inclusi gli Houthi nello Yemen, e da eventuali ritorsioni iraniane nel caso di un’escalation militare.
Il ritorno della portaerei coincide con nuove indiscrezioni politiche provenienti da Washington. Secondo fonti citate da Politico, consiglieri del presidente Donald Trump starebbero valutando uno scenario strategico in cui un eventuale attacco preventivo israeliano contro obiettivi iraniani potrebbe facilitare il successivo coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.
L’ipotesi discussa in ambienti della Casa Bianca prevede che un’azione iniziale israeliana provochi una risposta militare iraniana, creando così le condizioni politiche interne per giustificare un intervento statunitense su larga scala contro infrastrutture nucleari e militari di Teheran.
Secondo le stesse fonti, questa strategia renderebbe più semplice ottenere il sostegno dell’opinione pubblica americana rispetto a un attacco unilaterale degli Stati Uniti. Israele, che negli ultimi anni ha già condotto raid mirati contro obiettivi iraniani, verrebbe quindi considerato l’attore in grado di aprire una possibile nuova fase del confronto regionale.
Il dispiegamento della Uss Gerald R. Ford e il dibattito strategico in corso alimentano i timori di una possibile escalation militare nel Medio Oriente, mentre proseguono senza risultati definitivi i negoziati diplomatici sul programma nucleare iraniano.
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