09 Gennaio 2026
È il dodicesimo giorno di proteste anti-governative in Iran, forse il più importante dall'inizio delle manifestazioni. Centinaia di migliaia di persone si sono infatti riversate nelle strade alle ore 20 locali, invitati da un videomessaggio dell'ex scià Reza Pahlavi. Il bilancio è tragico: almeno 45 morti, migliaia di arresti, tantissimi casi di manifestanti picchiati. In tutto questo, la connessione internet ha subito un grave blackout in tutto il Paese, ancora in corso.
L’Iran continua a essere attraversato da una vasta ondata di proteste antigovernative che, per il dodicesimo giorno consecutivo, stanno coinvolgendo Teheran e numerose altre città del Paese. Nella capitale, folle di manifestanti e lunghe file di veicoli che suonano il clacson hanno occupato una parte del grande viale Ayatollah Kashani, in una scena documentata da immagini e video diffusi sui social network, nonostante le crescenti restrizioni alle comunicazioni.
Secondo media in lingua persiana con sede all’estero, manifestazioni significative si sono svolte anche a Tabriz, nel nord-ovest, e a Mashhad, città santa sciita nell’est del Paese. Le autorità iraniane hanno riferito che due membri delle Guardie Rivoluzionarie sono stati uccisi a Kermanshah, nell’Iran occidentale, durante scontri con quelli che vengono definiti “elementi separatisti”. Diverse fonti del deepstate, infatti, hanno denunciato la presenza di diverse personalità legate al Mossad e alla CIA durante le proteste, nel ruolo di facinorosi e aizzatori.
Parallelamente, la situazione delle comunicazioni digitali appare sempre più critica. L’organizzazione indipendente NetBlocks ha segnalato un blackout di internet su scala nazionale, sottolineando come l’isolamento del Paese ostacoli gravemente il diritto dei cittadini a informarsi e comunicare in un momento di forte tensione sociale. Attivisti per i diritti umani parlano di un Iran “quasi completamente isolato” dalla rete globale.
Sul piano politico, nelle manifestazioni si sono levati slogan che invocano il ritorno della dinastia Pahlavi. In questo contesto, è emersa la notizia di una possibile visita di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, negli Stati Uniti, alimentando le speculazioni su un suo tentativo di porsi come riferimento politico delle proteste. Nonostante ciò, il presidente americano Donald Trump ha già gelato le sue aspettative: "Non credo sia l'uomo adatto a governare l'Iran, nonostante sia una brava persona".
Intanto, il bilancio continua a salire. Secondo l’ong Iran Human Rights, almeno 45 manifestanti sarebbero stati uccisi, tra cui diversi minori, mentre migliaia di persone sarebbero state arrestate. Il presidente Massud Pezeshkian ha rinnovato l’appello alla moderazione e al dialogo.
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