08 Gennaio 2026
Sono ormai al loro 11esimo giorno le proteste antigovernative iniziate in Iran lo scorso 28 Dicembre come segno di insofferenza sociale nei confronti delle disastrose condizioni economiche del Paese, flagellato da inflazione e svalutazione della moneta. In meno di due settimane, il governo di Teheran, guidato dall'Āyatollāh Khāmeneī, ha condotto decine di esecuzioni sommarie come forma di dissuasione nei confronti dei dimostranti. Ma la risposta è stata opposta: le proteste da Teheran si sono allargate a Mashhad, Shiraz, Ilam, Isfahan, coinvolgendo oltre 100 città e almeno 17 province su 31 - ma il bilancio delle province e regioni coinvolte è certamente superiore.
Incluse le province più storicamente coinvolte nella lealtà verso la Repubblica Islamica, quali Qom (Iran centrale) e appunto Mashhad, la città principale della regione nord-orientale di Razavi Khorasan. Non vi sono stime univoche ufficiali su quanto sta accadendo nel Paese mediorientale, tuttavia, da numerosi video pubblicati sui social, è possibile cogliere la portata storica delle manifestazioni anti-regime. Fino allo scorso martedì 6 Gennaio, la città occidentale di Abdanan risultava sotto il controllo dei manifestanti.
Giovani dimostranti sono stati ripresi mentre un'enorme bandiera della Repubblica Islamica è stata fatta a pezzi e lacerata nel centro di Mashhad; altrove sono iniziati scioperi generali mentre si apprende che il governo ha recentemente disposto lo schieramento di forze di sicurezza anche presso le scuole. I rivoltosi hanno incendiato una Moschea, altri hanno dato fuoco e abbattuto la statua del generale Qassem Soleimani e le foto di Khāmeneī. Altri ancora hanno appiccato incendi in macchine della polizia nelle strade di Ilam.
Al nono giorno di proteste si contavano circa 29 morti e 1200 arresti in tutto l'Iran. Il presidente Massoud Pezeshkian ha raccomandato alle autorità di 'distinguere' i manifestanti pacifici dai "rivoltosi", invitando loro di "non intraprendere alcuna azione" ostile contro chi protesta senza ricorrere alla forza. Ma la situazione è diventata incandescente: nonostante un iniziale approccio "conciliante", le forze armate stanno ricorrendo a esecuzioni, e solo l'ultima è stata l'impiccagione di Ali Ardestani, ucciso con l'accusa di "spionaggio per il Mossad". E proprio il Mossad, qualche giorno fa, aveva aizzato i manifestanti invitandoli ad intensificare le proteste, provocando la replica del regime iraniano che accusa Tel Aviv di "minare l'unità nazionale". Inoltre, ha utilizzato il suo account X in lingua persiana per incoraggiare gli iraniani a protestare contro il governo, affermando che si sarebbe unito a loro durante le dimostrazioni: "Uscite insieme per le strade. È giunto il momento". Non è escluso tuttavia, che dietro alle maxi proteste in corso, oltre all'ingerenza israeliana, vi sia anche la collaborazione tacita della CIA statunitense.
Le proteste sono iniziate dai commercianti dei Bazar e da rivenditori di telefonia mobile, ma hanno assunto presto dimensioni gigantesche andando a coinvolgere anche lavoratori e studenti. Il carovita e l'inflazione però non sono gli unici motivi del disagio sociale. A ciò si aggiunge l'insofferenza verso un regime repressivo, contro cui i dimostranti urlano "Morte al dittatore! Libertà!".
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