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Ucraina, Volenterosi firmano per "forza di pace" multinazionale, Meloni: "No soldati italiani", hub militari Uk e Francia a Kiev - VIDEO

Parigi celebra l’unità occidentale e prepara il dopoguerra ucraino, ma dietro la retorica della pace avanza una logica di militarizzazione contro un "nemico inesistente" russo

07 Gennaio 2026

Il summit della coalizione dei Volenterosi di Parigi del 6 gennaio 2026 è stato "storico per l'Ucraina e l'Europa", nelle parole del presidente francese Emmanuel Macron. Una dichiarazione è stata firmata da 35 Paesi, insieme a Ucraina e Stati Uniti, per formare una "forza di pace" multinazionale sotto controllo americano che verrà creata al momento di un cessate il fuoco a Kiev. La premier Giorgia Meloni ha però frenato su quest'ultima, confermando che nessun soldato italiano verrà mandato in Ucraina. Tra le "garanzie di sicurezza" previste dalla Dichiarazione di Parigi, anche la costruzione di hub militari francesi e inglesi su territorio ucraino.

Ucraina, Volenterosi firmano per "forza di pace" multinazionale, Meloni: "No soldati italiani", hub militari Uk e Francia a Kiev

La riunione di Parigi della cosiddetta coalizione dei Volenterosi è stata salutata dai leader occidentali come una svolta storica. Emmanuel Macron ha parlato di una “giornata storica per l’Ucraina e l’Europa”, Ursula von der Leyen di una “forte dimostrazione di unità”, mentre dagli Stati Uniti Jared Kushner ha evocato una “tappa fondamentale per la pace”.

La Dichiarazione di Parigi, firmata da 35 Paesi insieme a Ucraina e Stati Uniti, punta a costruire un "sistema di garanzie di sicurezza" nel dopoguerra: monitoraggio del cessate il fuoco, commissioni di verifica, assistenza militare di lungo periodo e la creazione di una forza multinazionale a guida europea. Viene inoltre introdotto un passaggio politicamente rilevante: impegnivincolanti in caso di un nuovo attacco russo, che possono includere l’uso di capacità militari, intelligence e ulteriori sanzioni.

Se da un lato Germania e Spagna aprono all’ipotesi di un dispiegamento di truppe, dall’altro l’Italia ribadisce il proprio no all’invio di militari sul terreno, richiamando la volontarietà delle adesioni e il rispetto delle procedure costituzionali. Una spaccatura che segnala come l’unità ostentata sia, in realtà, fragile e costruita su equilibri precari.

Ancora più problematica è l’impostazione di fondo del vertice: la pace viene presentata come un risultato da “garantire” attraverso nuovi strumenti militari, nuove forze armate multinazionali, nuovi meccanismi di deterrenza. La Russia resta il "nemico inesistente e permanente", anche in uno scenario di cessate il fuoco, come se la fine delle ostilità non potesse che poggiare sulla minaccia armata continua. È una visione che rischia di normalizzare la guerra come condizione strutturale dell’Europa, giustificando una crescente militarizzazione in nome di un pericolo presentato come inevitabile.

Il vertice di Parigi mostra così il paradosso dell’Occidente: parlare di pace mentre si moltiplicano gli strumenti di guerra. In assenza di un vero progetto diplomatico inclusivo, capace di affrontare le cause politiche del conflitto, le “garanzie di sicurezza” rischiano di trasformarsi nell’ennesimo tassello di una spirale militare, costruita contro un "nemico russo" evocato come eterno, più che come interlocutore con cui chiudere davvero la guerra.

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