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Sandro Parmiggiani: "Antonio Ligabue a Modena, 'L’ora senz’ombra' rivela l’essenza delle cose e delle persone"

Il curatore Sandro Parmiggiani: "L’autoritratto, per l'artista l'affermazione di essere un grande pittore e di considerarlo una persona". L'intervista a Il Giornale d'Italia

15 Settembre 2022

Sandro Parmiggiani, curatore della mostra, in occasione dell'inaugurazione della mostra dedicata ad Antonio Ligabue, ha affermato a Il Giornale d'Italia: 

"'L’ora senz’ombra', il titolo fa riferimento ad un romanzo di Osvaldo Soriano, che prende l’espressione da Borges. L’ora senz’ombra è l’ora nella quale il sole è a picco, rivela l’essenza delle cose e delle persone. Questa mostra si pone l’obiettivo di svelare sia l’essenza di Antonio Ligabue come artista e pittore, che la verità sua di uomo, che ha subito vessazioni, irrisioni, ma che siamo di fronte ad una persona, alla quale si deve il rispetto e la dignità che le competono. Anche grazie alle opere teatrali e al film ultimo “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti interpretato da Elio Germano.

La mostra presenta una ventina di opere, ma è sufficiente per dare un’idea esauriente della sua grande qualità di pittore. Si comincia dal 1929, la prima opera, per arrivare fino agli anni in cui era costretto da una grave malattia ad interrompere la sua attività nel ’62. Le opere ci rivelano tre punti fondamentali della sua attività di pittore. Il primo, la rappresentazione della lotta inesausta che si svolge nelle foreste e nelle savane tra gli animali feroci, dove la condizione perenne è quella di essere preda e cacciatore, una lotta senza tregua per sopravvivere.

Poi ci sono rappresentazioni della vita agreste nella bassa reggiana, dove c’è il lavoro dei campi, gli animali da cortile, una vita pacificata. La cosa interessante è che nella parte superiore del dipinto c’è sempre la rappresentazione della Svizzera, delle montagne dei campanili e dei castelli, come se non potesse fare a meno di ricordare la sua patria perduta.

È nato in Svizzera nel 1899 ed è stato espulso nel 1919, approdando a Gualtieri.

Il terzo punto forte della mostra sono i ritratti, che comincia nel 1940. Su un totale di poco meno di 900 dipinti, 180 sono autoritratti. Qual è la ragione di questa prevalenza di autoritratti che non potevano essere i soggetti più richiesti dai committenti o dal pubblico? Sappiamo che per tanti anni ha ceduto le proprie opere attraverso il baratto. Le ragioni sono due: da un lato l’affermazione di sé come artista, dall’altro, rappresentando sé stesso con le ferite che si procurava, la rappresentazione di sé come persone. L’autoritratto è la volontà di affermazione di una capacità di essere un grande pittore e della volontà di dire di non smettere di considerarlo perché è una persona".

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