04 Febbraio 2026
La relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha presentato ieri alla Camera il suo nuovo report, intitolato "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo". L'avvocata ha denunciato nuovamente i crimini di guerra e contro l'umanità perpetrati da Israele nella Striscia contro i palestinesi: "Quello successo nell'enclave è una catastrofe umanitaria senza limiti". Poi, l'accusa verso l'Italia: "Noi, come molti altri Stati, siamo complici di Tel Aviv".
"Dalle rovine di Gaza e dalle vite distrutte in Palestina può nascere un nuovo multilateralismo fondato sui diritti, non sui privilegi". Con queste parole Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, ha presentato alla Camera dei deputati il suo nuovo rapporto, "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo", in una conferenza promossa dalla deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari.
Albanese ha denunciato un quadro che definisce senza ambiguità "catastrofe umanitaria". Secondo i dati illustrati, oggi "circa 70 mila palestinesi uccisi a Gaza" — cifra ormai riconosciuta anche da fonti israeliane — a cui si aggiungono almeno 10 mila dispersi, probabilmente sotto le macerie. Nonostante il cosiddetto "cessate il fuoco", quasi 500 persone sarebbero state uccise successivamente. In Cisgiordania e a Gerusalemme Est, negli ultimi due anni e mezzo, si contano oltre 1100 palestinesi uccisi, tra cui circa 250 bambini.
La relatrice Onu ha sottolineato come questi crimini non sarebbero stati possibili "senza il sostegno politico, militare e diplomatico di numerosi Stati". Nel rapporto, che analizza il comportamento di oltre 60 Paesi, l’Italia viene indicata come terzo fornitore di armi a Israele dal 2020 al 2024, dopo Stati Uniti e Germania. Albanese ha citato in particolare il ruolo italiano nel programma F-35 e il continuo transito di carichi militari nei porti nazionali.
Ampio spazio anche alla critica delle proposte legislative sull’antisemitismo: secondo Albanese, norme che equiparano antisionismo e antisemitismo rischiano di "minare la libertà di espressione e i fondamenti democratici", se usate per proteggere uno Stato accusato di crimini internazionali.
Le sue parole hanno provocato la dura reazione di Fratelli d’Italia. Deputate e senatrici del partito hanno definito le dichiarazioni "abnormi" e accusato Albanese di ignorare l’aumento dell’antisemitismo dopo il 7 ottobre. Ancora più duro Maurizio Gasparri, che ha parlato di "propaganda" e di un uso improprio della Camera come tribuna.
Nonostante le polemiche, Albanese ha concluso ribadendo che "il diritto internazionale non è un’opzione politica ma un obbligo giuridico" e che non agire oggi significa, per gli Stati, "essere complici".
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