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Francesca Albanese al GdI: "Gaza scena di crimine internazionale, in Venezuela lese le fondamenta di diritto internazionale e Carta Nazioni Unite"

Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, intervistata dal Giornale d'Italia a Napoli, a margine dell'incontro su "Guerra ai diritti, guerra al diritto, dal genocidio palestinese all'assalto contro le istituzioni internazionali"

04 Gennaio 2026

Francesca Albanese al Giornale d'Italia: "Gaza scena di crimine internazionale, in Venezuela lese le fondamenta di diritto internazionale e Carta Nazioni Unite".

La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati è a Napoli per prendere parte all'incontro "Guerra ai diritti, guerra al diritto, dal genocidio palestinese all'assalto contro le istituzioni internazionali", in calendario all'Istituto italiano per gli Studi filosofici, nel settecentesco Palazzo Serra di Cassano. Un tema quanto mai caldo, in particolare dopo i recenti fatti del Venezuela. 

Ad Albanese, giurista esperta di Diritto internazionale che alla platea parla di "momento storico in cui vige la legge del più forte", il Giornale d'Italia chiede se può rilevarsi un parallelismo tra Palestina e Venezuela e quanta paura deve avere il mondo, tutto.

"Sgomento e paura per ciò che accade in venezuela"

"Ho posto l'accento sul fatto che c'è un collegamento netto tra lo sbarramento del diritto internazionale, che è evidentissimo e documentato - io me ne occupo da tre anni senza sosta nel territorio palestinese occupato - e quello che accade in altri parti del mondo.

C'è grande sgomento, grande paura per ciò che accade in Venezuela e senza entrare nel merito di quello che è successo, è evidente che si tratta di un attacco ad uno Stato sovrano e questo lede le fondamenta del diritto internazionale e le fondamenta della Carta delle Nazioni Unite e del multilateralismo.

C'è da avere tanta paura, ma la paura non deve essere un fattore paralizzante, deve essere il motore della presa di coscienza che tutte e tutti dobbiamo avere e c'è bisogno di agire".

"Un giorno potrebbe toccare anche a noi"

"L'illegalità è un male che può fare vittime ovunque, anche in posti molto vicini al cuore.

Quindi un giorno toccherà anche a noi se non ci impegniamo proprio in un'opera che direi ricostituente pensando alla Costituente italiana: bisogna tornare a guardare al diritto come al limite tra ciò che è possibile e ciò che non è possibile, tra ciò che è fattibile per la politica e ciò che non lo è; a ricordare ai politici che non sono legibus solutus ma hanno dei limiti e quei limiti sono proprio nel diritto costituzionale a livello nazionale e internazionale".

"Nella Palestina occupata situazione strutturalmente illegale"

"Il fatto che la situazione nel territorio palestinese occupato sia strutturalmente illegale non bisogna neanche intuirlo dal fatto che Israele mantenga un'occupazione da quasi sessant'anni. È proprio agli atti. Lo dice la Corte internazionale di giustizia : Israele occupa illegalmente e non perché viola il diritto dell'occupazione ma proprio perché ancora è presente in ciò che resta della Palestina storica, cioè Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est.

La Corte internazionale di giustizia ci ha detto che Israele deve cessare totalmente, incondizionatamente - quindi senza parlare di 'se la Palestina si disarma, se la Palestina accetta i negoziati' - Israele deve lasciare il territorio palestinese occupato, questo dice la Corte: ritirare le truppe, smantellare le colonie e restituire le risorse di cui si è appropriato e che ha utilizzato negli ultimi quasi sessant'anni del popolo palestinese".

La risoluzione 181

"La risoluzione 181 è stata approvata dalle Nazioni Unite e questo questo è un dato storico, non si può cambiare. È giusto interrogarsi sulla legittimità di un atto, sulla legittimità morale piuttosto che o accanto a quella legale. Io dico soltanto che non si è attuata neanche quella, perché la risoluzione 181 è stata la prima risoluzione per due popoli due Stati, in cui ad Israele si riconosceva il 55% del controllo sul territorio e non il 78% come quello che gli è stato riconosciuto dopo il 1967 e anche con i negoziati di Oslo si riconosceva il diritto di cittadinanza anche a quelli che oggi sarebbero palestinesi, quindi i rifugiati non avrebbero mai dovuto esserci.

Quindi la risoluzione 181 prima di criticarla, io dico anche quella è stata violata, anche quella non è stata mai applicata. E se non ci fosse stata questa tolleranza estrema dinanzi alle illegalità grandi e piccole, gravissime, insanabili o correggibili, di Israele da parte di tutti gli Stati, oggi non staremmo assistendo ad un genocidio".

Le complicità

"Le inchieste che ho fatto nel 2025 - precisa alla platea Francesca Albanese - sono state dedicate a svelare le complicità. L'ho scritto, l'ho detto, lo ribadisco Gaza è la scena di un crimine, è la scena di crimini internazionali che porta le impronte digitali di tutte e tutti noi. Sicuramente della politica. Ho documentato come 62 Stati, 62 Stati, tra cui l'Italia, hanno dato, hanno garantito supporto politico, diplomatico, discorsivo, finanziario, amministrativo e militare ad Israele nella commissione dei crimini.

Significa questo accusare il Governo italiano di essere complice di genocidio? Ci sarà l'autorità giudiziaria a stabilirlo. Ma sicuramente lo Stato italiano non ha adempiuto ai suoi obblighi.

E anche lì vi dico, guardate la menzogna a tutti i costi quando dicono che ci vuole una sentenza della Corte internazionale di giustizia per decidere che sia genocidio non è vero. Non è vero, perché se fosse così allora il primo obbligo che viene dalla Convenzione sul genocidio non avrebbe seguito: l'obbligo di prevenzione scatta nel momento in cui c'è il fumus del crimine, in cui si presagisce il crimine.

La Corte di giustizia internazionale ci ha già messo in guardia che c'era la possibilità, che c'era il rischio di danno irreparabile al popolo palestinese a Gaza a causa della condotta militare israeliana già nel gennaio 2024. A quel punto, secondo la giurisprudenza esistente a livello internazionale, tutti gli Stati dovevano adeguare le proprie condotte".

Crimini di guerra

"Se distruggere ospedali, tutti gli ospedali; se distruggere case; il 90% delle case; se sfollare la popolazione, invece di prestare soccorso in una situazione di cosiddetto conflitto e lasciarla senza tetto, senza cibo, senza cure mediche; se torturare i civili, non sono questi crimini apparenti e ci sono le prove, da due anni le andiamo raccogliendo; se questi non sono crimini di guerra, allora che cosa sono?

Quindi vedete, c'è stata proprio un'assenza, un non volersi prendere, non volersi assumere le proprie responsabilità. Ed è così grave questa mancanza di adempimento agli obblighi internazionali che deve essere portata in giustizia. Quindi ancora una volta io ringrazio gli avvocati, i magistrati, gli ex magistrati che si stanno spendendo per avanzare la questione della giustizia per la Palestina".  

 Ai lavori, moderati dal giornalista Antonio Musella, sono intervenuti tra gli altri Souzan fatayer della Comunità Palestinese di Napoli; Salvatore Minolfi dell'istituto Italiano per gli Studi filosofici; Giulia Omleh del Centro culturale Handala Ali; Laura Mormorale presidente di Mediterranea Saving Humans; Antonio Del Castello, docente dell'Università degli Studi Fedeico II di Napoli; Nives Monda, attivista; Ghassan Abu Ghanem, studente di Medicina dell'Università Vanvitelli di Napoli, di origini palestinesi.

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