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Migranti, ok del Parlamento Ue ai centri per i rimpatri nei Paesi terzi con 389 sì, 206 no e 32 astenuti, Meloni: "Ecco la direzione giusta"

Il modello degli hub nei Paesi terzi richiama e rafforza il centro in Albania, progetto pilota dell’Italia voluto dal governo Meloni che segue una linea meno permissiva nei confronti dei migranti

27 Marzo 2026

Migranti, ok del Parlamento Ue ai centri per rimpatri nei Paesi terzi con 389 sì, 206 no e 32 astenuti, Meloni: "Ecco la direzione giusta"

Parlamento, fonte: telegram @ultimaora

Il Parlamento europeo imprime una svolta alla politica migratoria approvando una linea più dura nella gestione dei migranti con il via libera ai centri di rimpatrio nei Paesi terzi, una decisione passata con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astenuti. La riforma punta a rendere più efficaci le espulsioni e introduce strumenti più rigidi, suscitando reazioni politiche immediate tra cui quella del premier Giorgia Meloni che rivendica il risultato e parla di cambio di rotta per l’Europa più in linea col centro in Albania.

Migranti, ok del Parlamento Ue ai centri di rimpatrio nei Paesi terzi 

Il voto del 26 marzo segna un passaggio significativo nel rafforzamento delle politiche europee sui rimpatri. Il Parlamento Ue ha infatti approvato l’avvio dei negoziati sulla nuova direttiva che consente agli Stati membri di creare hub di rimpatrio anche fuori dai confini dell’Unione, ampliando così le possibilità di gestione dei migranti irregolari. La misura nasce con l’obiettivo di aumentare il numero delle espulsioni effettive, oggi ferme a circa il 20% dei provvedimenti emessi. Con il nuovo sistema, i migranti che non hanno diritto a restare potranno essere trasferiti non solo nei Paesi di origine ma anche in Paesi terzi disponibili ad accoglierli in centri dedicati.

Soddisfatta Giorgia Meloni che ha sottolineato il ruolo dell’Italia nel promuovere questa linea: "L'Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l'Italia ha sostenuto con forza". La premier ha inoltre evidenziato come i cosiddetti return hubs rappresentino un passo decisivo per rafforzare il controllo dei confini e rendere più credibile la politica migratoria europea. Il provvedimento introduce anche norme più stringenti per i soggetti considerati un rischio per la sicurezza e stabilisce che i migranti destinatari di rimpatrio siano tenuti a collaborare. In caso contrario, è prevista la possibilità di detenzione fino a 24 mesi, misura pensata per garantire l’effettiva esecuzione delle espulsioni.

Il modello degli hub nei Paesi terzi richiama esperienze già avviate o tentate in Europa. L’Italia, ad esempio, ha realizzato un centro in Albania, mentre altri Stati membri stanno lavorando a progetti pilota da avviare entro l’anno. L’obiettivo condiviso da una parte consistente dei governi europei è superare le difficoltà che finora hanno reso inefficace il sistema dei rimpatri.

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