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Referendum giustizia: Sì in vantaggio di 5% con 52,5%, No al 47,5%, Noto: "A decidere sarà affluenza, stimata tra 34-38%" - il SONDAGGIO di Only Numbers

I sondaggi danno il Sì in vantaggio sul No al referendum sulla giustizia, ma tra indecisi e astensione l’esito dipenderà soprattutto dalla partecipazione al voto

09 Febbraio 2026

Risultati referendum Giustizia 2022, quorum non raggiunto: le conseguenze

Referendum 2022 (foto Imagoeconomica)

Gli ultimi sondaggi sul referendum della giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo, condotti da Only Numbers, vedono il in vantaggio con il 52,5% delle preferenze, mentre il No rimane al 47,5%. Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, ha però spiegato: "A decidere l'esito della votazione sarà l'affluenza, che per ora è stimata tra il 34 e il 38%".

Referendum giustizia, il sondaggio di Only Numbers: Sì in vantaggio di 5% con 52,5%, No al 47,5%, Noto: "A decidere sarà affluenza, stimata tra 34-38%"

Il resta in vantaggio, ma il referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo è tutt’altro che deciso. Gli ultimi sondaggi fotografano un quadro fluido, in cui il dato più rilevante non è tanto il margine tra favorevoli e contrari, quanto la partecipazione al voto, destinata a fare la differenza in un referendum confermativo senza quorum.

L’ultima rilevazione Only Numbers per Porta a Porta assegna al Sì il 52,5% contro il 47,5% del No, con un vantaggio di cinque punti percentuali. Un distacco significativo, ma accompagnato da una stima di affluenza compresa tra il 34 e il 38%, poco più della metà di quella registrata nel 2016 per il referendum costituzionale di Matteo Renzi. Ed è proprio questo il dato che preoccupa di più chi sostiene la riforma.

"A decidere tutto sarà l’affluenza", ha spiegato Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi. "Manca ancora una vera campagna elettorale e molti cittadini non hanno chiaro l’oggetto del referendum. I sondaggi oggi misurano solo orientamenti provvisori". Secondo Noto, una bassa partecipazione rischia di favorire il fronte del No, che può contare su uno “zoccolo durostoricamente più motivato a recarsi alle urne, mentre l’elettorato di centrodestra appare più tiepido.

I dati raccolti negli ultimi mesi confermano questa incertezza. Tra settembre e dicembre 2025 il Sì è quasi sempre risultato in testa, ma con oscillazioni ampie: dal +41 punti registrato da Izi a fine ottobre fino al quasi pareggio rilevato da Ipsos a metà dicembre (50,3% Sì contro 49,7% No). A gennaio il quadro resta variabile: Eumetra e Piepoli stimano un Sì sopra il 52–59%, mentre Ixè fotografa un equilibrio perfetto (50,1% a 49,9%).

Fondamentale è anche il peso degli indecisi, che in alcune rilevazioni superano il 40% e arrivano oltre il 50%. Demopolis segnala che solo il 38% degli italiani si dice già certo di andare a votare, mentre “quasi un cittadino su due” appare disinteressato o distante dal tema.

Sul piano dei contenuti, il punto più convincente per il Sì resta l’istituzione dell’Alta Corte di giustizia disciplinare per i magistrati, che nei sondaggi raccoglie il consenso più ampio. Ma senza una crescita della partecipazione, anche un vantaggio nei numeri rischia di non tradursi in una vittoria politica. La partita, più che sul Sì o sul No, si giocherà sulla capacità di portare gli elettori alle urne.

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