Lunedì, 09 Febbraio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Dl Sicurezza, governo deroga gestione dei Cpr a Croce Rossa fino a 2028, Cri: "Doveva essere misura emergenziale, ora sistematica"

Il Decreto Sicurezza consente affidamenti diretti alla Croce Rossa fino al 2028: da misura emergenziale a deroga strutturale che solleva interrogativi su controllo e ruolo del Terzo Settore

09 Febbraio 2026

Gaza City, anche Croce Rossa sospende temporaneamente attività, portavoce: "Tank a pochi metri da noi, non operiamo in sicurezza"

Il decreto Sicurezza, approvato dal Consiglio dei Ministri negli scorsi giorni, non ha solo cambiato le modalità di manifestare, ma anche altre questioni di ordine pubblico. Sul tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio dei migranti irregolari in Italia (Cpr), il dl, all'articolo 32, ha derogato in modo strutturale la loro gestione alla Croce Rossa fino al 31 dicembre 2028. La Cri ha fatto presente, però, che una misura "meramente emergenziale" sia diventata "sistematica".

Dl Sicurezza, governo deroga gestione dei Cpr a Croce Rossa fino a 2028, Cri: "Doveva essere misura emergenziale, ora sistematica"

C’è una norma del nuovo Decreto Sicurezza che merita più attenzione di quanta ne abbia ricevuta finora. Non per toni roboanti o annunci ideologici, ma per il modo silenzioso con cui ridisegna il rapporto tra Stato e una delle più grandi organizzazioni umanitarie del Paese. È l’articolo 32, che consente al Ministero dell’Interno di “avvalersi” della Croce Rossa Italiana, in deroga al Codice dei contratti pubblici, per la gestione di attività umanitarie nei centri per migranti fino al 31 dicembre 2028.

Formalmente, la disposizione nasce per fronteggiare situazioni di “estrema urgenza” e per garantire l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo. Nella sostanza, però, introduce una deroga strutturale e di lungo periodo che va ben oltre la logica emergenziale. Non si tratta più di affidamenti straordinari e temporanei, ma del riconoscimento di una prerogativa quasi permanente, fondata sulla “competenza” e sulla reputazione storica della Croce Rossa.

È proprio qui che si apre il nodo politico e culturale. Chi e come valuta questa competenza? Sul piano simbolico il prestigio della Croce Rossa è indiscutibile, ma sul piano operativo la gestione dei centri per migranti ha mostrato negli anni anche criticità, segnalate da operatori, osservatori e inchieste locali. Episodi che raramente hanno avuto grande risonanza mediatica, come se l’autorevolezza dell’istituzione funzionasse da scudo preventivo contro ogni scrutinio pubblico.

L’articolo 32 pone poi una questione identitaria. La Croce Rossa nasce come associazione di volontariato, fondata su indipendenza e imparzialità. L’attribuzione di funzioni sempre più complesse, continuative e integrate nelle politiche pubbliche rischia però di spingerla verso una trasformazione strutturale: meno volontariato, più managerialità; meno azione gratuita, più logiche di efficienza, rendicontazione e controllo.

Non è una critica morale, ma una domanda politica: questa evoluzione è stata discussa apertamente? È stata condivisa con i volontari che costituiscono ancora il cuore dell’associazione? E soprattutto, può la fiducia storica sostituire il controllo democratico quando si gestiscono risorse pubbliche e diritti fondamentali?

L’articolo 32 non è solo una norma tecnica. È il segnale di un cambiamento profondo nel modo in cui lo Stato utilizza il Terzo Settore. Metterlo in discussione non significa delegittimare la Croce Rossa, ma riconoscerne il peso reale. In democrazia, trasparenza e controllo non sono un’offesa: sono una forma di rispetto.

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x