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Referendum 2026, segretario Magistratura Indipendente Galoppi al GdI: “Contrario a questa riforma, non risolverà i problemi della giustizia”

Il segretario di Magistratura Indipendente Claudio Galoppi è stato intervistato dal Giornale d'Italia in merito al Referendum sulla Giustizia 2026. Il magistrato ha riferito di essere contrario alla riforma, definita "sgangherata e con aspetti criticabili"

03 Febbraio 2026

Referendum 2026, segretario Magistratura Indipendente Galoppi al GdI: “Contrario a questa riforma, non risolverà i problemi della giustizia”

Claudio Galoppi Fonte: X @guglielmoenrico

Claudio Galoppi, segretario di Magistratura Indipendente, è intervenuto sul tema del Referendum sulla giustizia 2026. Galoppi, intervistato da Giornale d’Italia, ha espresso una posizione critica nei confronti delle modifiche proposte. Secondo il magistrato, la riforma non incide sui veri nodi del sistema, come la durata e la qualità dei processi. Sul referendum, la sua linea è chiara: “Sono contrario a questa riforma, non risolverà i problemi della giustizia”.

Referendum 2026, segretario Magistratura Indipendente Galoppi al GdI: “Contrario a questa riforma, non risolverà i problemi della giustizia”

A marzo 2026 si terrà il Referendum sulla giustizia. Quale è il suo pensiero su questa riforma?

Sono contrario: voterò no al referendum e mi oppongo alla riforma, come ho già dichiarato in diverse occasioni pubbliche. Ritengo infatti che questa riforma non risolva alcun problema reale della giustizia. I problemi che incidono direttamente sui cittadini sono la qualità dei processi e la loro durata. Questa riforma, invece, interviene sull’ordinamento della magistratura e lo ridefinisce in un modo che mi suscita molte perplessità.

In particolare, desta preoccupazione la complessità e l’ampiezza delle competenze del Consiglio Superiore della Magistratura. Inoltre, come accade in tutti gli organi collegiali, è necessaria una capacità relazionale e di mediazione che non è patrimonio di tutti, perché le competenze, le inclinazioni e le capacità non sono uguali per ciascuno. Da questo punto di vista, il sistema proposto appare contrario alla meritocrazia e anche alla responsabilità.

Un magistrato beneficiato dalla sorte, chiamato a far parte del CSM, non risponde a nessuno o risponde a entità che è tenuto a non rivelare. Questa opacità della rappresentanza mi suscita forti perplessità. Aggiungo un’ulteriore osservazione: prevedere il sorteggio come metodo di selezione dei componenti di un organo di rilevanza costituzionale crea un precedente che mi preoccupa. Non tanto e non solo per gli altri organi costituzionali – anche se nulla vieterebbe, in futuro, di estendere questo criterio, ad esempio, alla Corte Costituzionale – ma soprattutto perché potrebbe diventare il metodo di designazione di tutti gli ordini professionali.

Se si priva una categoria professionale dell’elettorato attivo e l’organo di autogoverno viene composto da soggetti sorteggiati, non solo si realizza uno svilimento e una mortificazione, ma si perde autorevolezza. È evidente, secondo il senso comune, che un organo composto da membri legittimati dal voto abbia un peso politico diverso rispetto a uno formato da sorteggiati.

Mi sembra dunque che il denominatore comune di molti aspetti di questa riforma sia un segnale di mortificazione della magistratura, o quantomeno di sfiducia nei suoi confronti. Non credo che in questo modo si renda un buon servizio né alla giustizia né, più in generale, al Paese.

C’è poi un terzo profilo critico, quello dell’Alta Corte di giustizia, che presenta problematiche ancora maggiori. Non si comprende perché essa sia prevista solo per i magistrati ordinari e non anche per le altre magistrature, come quella amministrativa o contabile. Si tratta di un’anomalia ingiustificata e difficilmente spiegabile.

Un ulteriore aspetto molto delicato riguarda il fatto che le sentenze dell’Alta Corte di giustizia sarebbero impugnabili solo davanti alla stessa Corte, in una diversa composizione, senza la possibilità di ricorso per Cassazione. Questo contrasta con il principio del giusto processo sancito dall’articolo 111 della Costituzione, secondo cui tutte le sentenze sono ricorribili in Cassazione, con l’unica eccezione proprio per il disciplinare dei magistrati. Anche questo appare piuttosto singolare.

Per tutte queste ragioni, ritengo che si tratti di una riforma sgangherata, con numerosi aspetti fortemente criticabili.

Questa riforma introduce un “problema sostanziale”, ovvero la modifica della Costituzione per apportare cambiamenti ad un organo nato come indipendente. Cosa ne pensa?

Da questo punto di vista, per la mia formazione, devo riconoscere che il Parlamento ha esercitato una sua legittima e sacrosanta prerogativa: ha modificato la Costituzione e, non avendo raggiunto la maggioranza richiesta, si ricorre al referendum affinché il popolo si esprima sulla modifica della Carta fondamentale della Repubblica. Siamo dunque nella fisiologia democratica: non c’è alcun dramma, né alcuna guerra.

Chi è favorevole alla riforma non è necessariamente filogovernativo, così come chi è contrario non è antigovernativo. Questo va chiarito con forza: non è una battaglia dei magistrati contro il governo. Non ci sono vinti né vincitori. È semplicemente la critica di chi, da addetto ai lavori, è in grado di formulare un giudizio articolato e di guardare oltre l’attualità.

Si tratta di una critica di merito. Dopodiché, se i cittadini riterranno di condividere questa riforma, collaboreremo lealmente alla sua attuazione, come è giusto che sia, nel rispetto del principio di leale collaborazione tra le istituzioni.

Invece, la responsabilità negli errori di pm o magistrati nel processo viene introdotta con questo referendum?

No, questo non è previsto. I profili disciplinari non sono stati modificati. Esiste una legge ordinaria che li disciplina e, se in futuro verranno cambiati, non posso saperlo. Il tema della responsabilità non viene toccato da questa riforma, in alcun modo.

Alcuni dicono che votare sì implichi assoggettare la magistratura all’esecutivo. Ma è effettivamente così?

Allo stato attuale non esiste alcuna sottoposizione della magistratura all’Esecutivo. Posso dire, però, che un pubblico ministero così potente e così autoreferenziale suscita in me alcune perplessità. Temo che, in futuro, possa emergere la tentazione di introdurre sistemi di controllo ancora più pericolosi. Tuttavia, questo resta un timore puramente ipotetico: non ha alcun aggancio concreto con la realtà della legge oggi in discussione.

Chi è Claudio Galoppi

Claudio Galoppi è un magistrato italiano con un ruolo di primo piano nel dibattito sulla giustizia e l’ordinamento giudiziario. È segretario generale di Magistratura Indipendente, la corrente “moderata” della magistratura italiana, e spesso è voce critica sulle riforme proposte nei vari governi.

Giudice alla Corte d’Appello di Milano, Galoppi ha maturato una lunga esperienza in magistratura e ha ricoperto incarichi istituzionali di rilievo: in passato è stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e più volte è risultato tra i più votati nelle elezioni interne alle correnti togati.

Di Lorenzo Peretti

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