30 Gennaio 2026
Francesco Greco Fonte: Giurisprudenza Penale
Sicurezza urbana e riforma della giustizia sono al centro dell’analisi di Francesco Greco. L’ex procuratore aggiunto - che ha prestato servizio anche nell'inchiesta Mani Pulite - intervistato dal Giornale d’Italia, sottolinea come il vero nodo delle città italiane sia la notte, quando la presenza delle forze dell’ordine cala e i reati diventano più violenti. Da Roma a Milano, Greco invita a distinguere tra insicurezza reale e fenomeni diversi spesso confusi nel dibattito pubblico. Sul referendum sulla giustizia, la posizione è netta: “Sono per il no, è una riforma inutile e dannosa che non affronta i problemi reali del sistema”.
Secondo alcuni report sul tema sicurezza, Milano è classificata come città più pericolosa d’Italia, mentre Roma è terza. Secondo Lei c’è un tema sicurezza in Italia? Condivide questo report?
"La sicurezza è certamente all’attenzione del Comune di Roma, anche se va ricordato che la competenza principale non è dell’amministrazione comunale ma delle forze dell’ordine. Un problema che accomuna tutte le città è la carenza di presidi notturni: di notte le città sono sostanzialmente sguarnite, perché le forze dell’ordine operative sono poche. Questo dipende dal fatto che sarebbe necessario un investimento finanziario molto consistente per coprire gli straordinari. Basta confrontare la presenza delle forze dell’ordine di giorno e di notte per rendersi conto dell’enorme differenza.
Dire che le città italiane siano insicure è forse eccessivo, ma è vero che stanno emergendo alcuni fenomeni preoccupanti, come quello delle baby gang armate di coltelli. Spesso, però, si fa confusione tra insicurezza, movida e piazze di spaccio: sono situazioni diverse che richiedono approcci differenti. Il vero nodo resta la notte.
Il Comune di Roma sta infatti avviando un progetto che, a breve, dovrebbe vedere la luce per affrontare in modo strutturato le problematiche legate alla vita notturna, con l’obiettivo di renderla più sicura".
I luoghi notoriamente un po più caldi, soprattutto anche la notte, sono le stazioni, giusto? Roma, in particolare, ha Termini, nella quale recentemente sono stati schierati anche i Puma.
"Le stazioni sono da tempo oggetto di particolare attenzione. A Roma esiste da almeno due anni il piano “Stazioni Sicure” e all’interno degli scali ferroviari oggi ci sono standard di protezione elevati. Le criticità maggiori riguardano invece le aree esterne alle stazioni, dove è necessario garantire un controllo h24 da parte delle forze dell’ordine.
I cittadini chiedono soprattutto una maggiore presenza fisica delle divise sul territorio, ed è una richiesta condivisibile. Questa presenza deve però essere integrata con un progetto di videosorveglianza, che Roma ha già avviato, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio del territorio metropolitano.
Va ricordato che Roma è una città enorme: è dodici volte Parigi e ogni grande città italiana, di fatto, è paragonabile a un municipio romano. Questo rende il controllo del territorio particolarmente complesso.
Per la notte servono politiche specifiche: maggiore illuminazione, un’analisi seria della mobilità notturna, accordi con società di trasporto privato. Esistono esperienze interessanti, come alcune discoteche che includono nel prezzo del biglietto il rientro a casa con Uber. C’è poi il tema fondamentale della protezione delle donne di notte, che deve essere integrato nelle politiche di mobilità, tutelando al contempo anche i conducenti.
Roma vive un paradosso: di giorno è una delle città più controllate d’Italia, anche perché sede del Governo, dei ministeri e delle ambasciate. Di notte, invece, questo livello di controllo viene meno. L’attenzione dell’amministrazione verso la notte nasce proprio da questa esigenza.
L’innovazione digitale sta aprendo una nuova fase nel controllo del territorio. Il Comune ha investito molto nella creazione di una nuova sala di controllo, Smart Polis, a supporto anche delle forze dell’ordine. A regime saranno operative tra le 10 e le 15 mila telecamere, che consentiranno un controllo ampio – seppur non totale – del territorio e interventi più tempestivi.
La Polizia Locale, inoltre, sta rafforzando la presenza sul territorio e dotandosi di nuovi strumenti: è in corso una gara per l’acquisto di circa 15 camper che fungeranno da uffici mobili e saranno dislocati soprattutto di notte nei punti più sensibili della città, fungendo sia da punto di accoglienza per i cittadini sia da presidio di controllo.
L’attenzione alla sicurezza oggi è massima e lo sarà sempre di più, perché la qualità della vita democratica di una città dipende in larga misura dalla sicurezza dei suoi cittadini. A Roma si sta rispondendo con investimenti significativi. Per quanto riguarda Milano, non entro nel dettaglio, ma credo che il confronto debba essere fatto anche con le altre città europee. Non siamo all’anno zero: le nostre forze dell’ordine hanno professionalità e attenzione elevate. I problemi esistono, come in tutte le grandi metropoli, e spesso sono legati a questioni strutturali come le piazze di spaccio, il decoro urbano e l’accoglienza dei senza fissa dimora.
A Roma, ad esempio, l’emergenza dei clochard è stata in parte affrontata con le tensostrutture realizzate per il Giubileo, che stanno funzionando bene, e si sta riflettendo su come rendere strutturali queste forme di accoglienza. Resta però centrale il problema abitativo: si stima che a Roma servano circa 75.000 nuovi alloggi, ma mancano piani casa adeguati a livello nazionale ed europeo. È una criticità comune a tutte le metropoli, tanto che il sindaco Gualtieri ha avviato un lavoro in Europa trovando il sostegno di altri grandi sindaci, come quello di Barcellona o Parigi".
Lei nel 2016 era in Procura a Milano. Ovviamente i tempi sono cambiati perché parliamo ormai di dieci anni fa. Secondo lei c'è stata un'evoluzione sul tema sicurezza?
"Ciò che continuo a ritenere problematico è la mancanza di una presenza notturna paragonabile a quella diurna. È un tema che il Governo non affronta ancora in modo adeguato, nonostante sia centrale. Le statistiche mostrano che tra il 40 e il 45% dei reati in strada avviene di notte. Di notte i reati sono meno numerosi in termini di furti e borseggi, ma risultano mediamente più violenti.
A fronte di questa situazione, non c’è una pari distribuzione delle forze dell’ordine sul territorio: molti commissariati chiudono la sera, le pattuglie sono poche e spesso si ritirano intorno a mezzanotte. La notte dovrebbe essere considerata alla pari del giorno. Tutte le indagini sulla percezione dell’insicurezza indicano chiaramente che la paura maggiore riguarda le ore notturne.
A questo si aggiungono altri fattori: la violenza giovanile, l’uso di droghe, la tutela delle donne. La vendita di alcolici è vietata in certi orari, ma nonostante la chiusura di alcuni esercizi commerciali è difficile arginare completamente il fenomeno. Tutti questi elementi contribuiscono alla percezione di insicurezza notturna".
Ultimamente sta anche tenendo banco il tema del referendum lei ha un un'opinione a riguardo? Cosa ne pensa?
"Sono per il no. Ritengo che questa riforma sia inutile e dannosa, perché non affronta i veri problemi della giustizia. Basta pensare alle difficoltà dei ministeri nel realizzare un’adeguata innovazione digitale nella gestione dei processi e delle indagini.
Il procedimento civile resta molto lento e questo incide sulla tutela dei diritti. Il procedimento penale, invece, non è altrettanto lento e in alcune aree del Paese rispetta persino gli standard europei. Al contrario, negli ultimi anni sono state approvate leggi che rendono sempre più difficile il contrasto alla criminalità economica e ai reati contro la pubblica amministrazione. Questo dà l’idea di una magistratura chiamata a occuparsi prevalentemente delle fasce più deboli della società.
A mio avviso, la riforma della giustizia si inserisce in questo disegno. L’aspetto più grave riguarda il nuovo Consiglio Superiore della Magistratura: il sorteggio è uno strumento singolare e privo di precedenti. Non esiste alcun ordine professionale o categoria sociale che selezioni i propri organi tramite sorteggio. Non si comprende perché debba farlo la magistratura".
Uno dei temi che di questo di questo referendum, di cui molti parlano, è il fatto che si dice che si voglia assoggettare la magistratura all’esecutivo. Ma è così?
"Sì, è una tentazione ricorrente della politica: pensare di risolvere i propri problemi depotenziando la magistratura. Ho avuto modo di conoscere sistemi giudiziari in cui il pubblico ministero è subordinato all’esecutivo e posso dire che sono sempre tornato in Italia soddisfatto del nostro modello.
L’autonomia e l’indipendenza della magistratura sono un pilastro della democrazia. La separazione delle carriere, nei fatti, esiste già da tempo e non c’è più mobilità tra pubblici ministeri e giudici. Si tratta quindi soprattutto di una questione di etichetta politica.
Va inoltre ricordato che il sistema accusatorio è molto delicato e spesso favorisce chi può permettersi grandi avvocati. Se davvero si volesse realizzare un vero sistema accusatorio, bisognerebbe spiegare perché, a differenza degli Stati Uniti, non esiste il giuramento dell’imputato o perché viene mantenuto il veto di reformatio in peius, che consente di impugnare una sentenza senza il rischio di un aumento della pena. Siamo gli unici in Europa ad avere questa peculiarità.
C’è molta ipocrisia su questi temi, e questo è ciò che più dispiace".
Di Lorenzo Peretti
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