Lunedì, 02 Febbraio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Referendum giustizia, i costi aggiuntivi per i 2 Csm e l’Alta Corte se vince il sì: più di €114mln il primo anno e di €102mln a regime

Il legislatore non ha finora indicato coperture finanziarie chiare, come invece richiede la Costituzione con il terzo comma dell’articolo 81

02 Febbraio 2026

Referendum giustizia, i costi aggiuntivi per i 2 Csm e l’Alta Corte se vince il sì: più di €114mln il primo anno e di €102mln a regime

I costi aggiuntivi per i 2 Csm e l’Alta Corte se vince il sì supererebbero i 114 milioni di euro nel primo anno e oltre i 102 milioni annui a regime. La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, che sarà sottoposta a voto nella primavera 2026, rischia quindi di produrre un impatto significativo sulla spesa pubblica, senza che il legislatore abbia finora indicato coperture finanziarie chiare, come invece richiede la Costituzione.

Referendum giustizia, i costi aggiuntivi per i 2 Csm e l’Alta Corte se vince il sì: più di €114mln il primo anno e di €102mln a regime

Il terzo comma dell’articolo 81 della Costituzione stabilisce che "ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte". In altre parole, ogni riforma che comporti spese aggiuntive deve indicare anche le relative coperture. Un principio che vale sia per le leggi ordinarie sia per quelle di revisione costituzionale, quando incidono sui conti pubblici.

La riforma approvata il 30 ottobre 2025, se confermata dal referendum costituzionale previsto per marzo 2026, porterebbe alla creazione di due nuovi Consigli superiori e di un’Alta Corte disciplinare, accanto all’attuale Consiglio superiore della magistratura. Un cambiamento istituzionale di rilievo che, però, non è accompagnato da una stima ufficiale dei costi né dall’indicazione delle risorse necessarie a sostenerli. Proprio per questo diventa centrale valutare l’impatto economico della riforma, anche perché il tema della spesa pubblica è spesso percepito dai cittadini come più immediato rispetto all’assetto delle carriere dei magistrati, in un contesto di pressione fiscale tra le più elevate in Europa.

Un confronto utile è con l’ultima revisione costituzionale approvata dagli elettori, quella del 2020, che ha ridotto il numero dei parlamentari. Allora l’obiettivo dichiarato era il contenimento dei costi e il referendum confermò la riforma con quasi il 70 per cento dei voti favorevoli. Il risparmio annuo per le casse dello Stato è stato stimato in circa 67 milioni di euro, considerando non solo le indennità ma anche i costi indiretti di funzionamento. La riforma sulla giustizia produrrebbe invece l’effetto opposto. Lo stanziamento annuo per il funzionamento dell’attuale Consiglio superiore della magistratura, dopo gli adeguamenti più recenti, può essere stimato oggi tra i 47 e i 50 milioni di euro. L’istituzione di tre organi analoghi porterebbe quindi la spesa complessiva ad almeno 141 milioni annui, con un incremento di circa 94 milioni rispetto alla situazione attuale. A questi costi vanno aggiunte le spese immobiliari. Oltre alla sede attuale di Palazzo Bachelet, servirebbero altri due edifici di prestigio, adeguati a ospitare organi di rango costituzionale, con sale plenarie, uffici, spazi per il personale e servizi di supporto. I canoni di locazione possono essere stimati intorno ai 4 milioni annui per ciascun immobile, con un aggravio di circa 8 milioni all’anno. Inoltre, i lavori di adeguamento e allestimento iniziale potrebbero arrivare fino a 6 milioni per edificio, cioè altri 12 milioni nel primo anno.

Nel complesso, quindi, l’effetto della riforma si tradurrebbe in una spesa aggiuntiva di oltre 114 milioni di euro nel primo anno e di circa 102 milioni all’anno a regime. Un impatto superiore, in termini di costi, al risparmio ottenuto con la riduzione del numero dei parlamentari nel 2020.

Si può discutere sull’opportunità politica e istituzionale della riforma, ma resta difficile ignorarne il peso sui conti pubblici. In un Paese in cui ogni intervento legislativo viene valutato anche alla luce della sua sostenibilità finanziaria, appare singolare che un cambiamento di questa portata non sia stato accompagnato da una vera analisi dei costi.

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x