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Giustizia, Falcone nel 1991: “Occorre profonda trasformazione dell’ordinamento giudiziario, separare carriere di pm e giudici” - VIDEO

Queste parole, tuttavia, non possono però essere lette alla luce del referendum oggi in discussione. Il contesto dell’epoca era infatti segnato dall’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, che aveva introdotto il modello accusatorio e superato la figura del giudice istruttore

02 Febbraio 2026

Occorre una profonda trasformazione dell’ordinamento giudiziario”: così Giovanni Falcone si esprimeva nel 1991 riflettendo sul futuro della giustizia italiana. Parole nette, accompagnate dalla convinzione che “le carriere dei magistrati del Pubblico Ministero e quelle dei giudici” non potessero restare a lungo indifferenziate.

Giustizia, Falcone nel 1991: “Occorre profonda trasformazione dell’ordinamento giudiziario, separare carriere di pm e giudici”

Nel corso di un’intervista del 1991, Giovanni Falcone affrontava il tema della differenziazione dei ruoli all’interno della magistratura, con particolare riferimento al pubblico ministero. Il suo ragionamento partiva da un dato tecnico e funzionale, non politico o istituzionale, legato al profondo mutamento introdotto dal nuovo codice di procedura penale.

Inevitabilmente per il suo funzionamento occorre una profonda trasformazione dell'ordinamento giudiziario. Non è pensabile né logicamente plausibile in un codice che accentua vistosamente le caratteristiche di parte del PM pensare che le carriere dei magistrati del Pubblico Ministero e quelle dei giudici potranno rimanere ancora a lungo indifferenziate”.

Queste parole, tuttavia, non possono però essere lette alla luce del referendum oggi in discussione. Il contesto dell’epoca era infatti segnato dall’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, che aveva introdotto il modello accusatorio e superato la figura del giudice istruttore. Un cambiamento epocale, che ridefiniva il ruolo del pubblico ministero come parte processuale e imponeva una riflessione sull’organizzazione complessiva della giurisdizione.

A ciò si aggiungeva la nascita della Direzione investigativa antimafia (DIA), che rendeva evidente la necessità di una maggiore specializzazione dei magistrati impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata. In questo quadro Falcone valorizzava la specificità delle funzioni, senza però trasformarla in una battaglia per la separazione delle carriere.

Come ricordato da Piero Grasso, Armando Spataro e Marcelle Padovani, Falcone non ha mai promosso una riforma volta a dividere rigidamente i percorsi di giudici e pubblici ministeri. Al contrario, la sua stessa carriera testimonia quanto ritenesse essenziale un’esperienza giurisdizionale completa: Falcone fu sia giudice che pubblico ministero, maturando una visione complessiva del sistema.

Un percorso del genere oggi non sarebbe più possibile. Eppure è proprio quella visione ampia della giustizia, fondata sulla conoscenza diretta di ruoli diversi, ad aver reso il suo lavoro così efficace e innovativo. Per Falcone, la terzietà del giudice e il giusto processo non dipendono dalla separazione delle carriere, ma dal rigoroso rispetto delle regole procedurali e delle garanzie previste dall’ordinamento.

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