05 Febbraio 2026
Impianto
Eni e Snam, ottenuto via libera del governo per la rete CO2: 75 km di gasdotti e 4 milioni di tonnellate annue stoccate entro il 2030. L’approvazione ambientale riguarda il progetto Ravenna CCS e permette a Eni e Gip-Blackrock di rafforzare il controllo sugli asset di cattura e stoccaggio della CO2.
Un altro tassello del maxi-progetto Ravenna CCS (Carbon Capture and Storage) è stato completato: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti dato il via libera ambientale alla rete di trasporto della CO2 gestita congiuntamente da Eni e Snam. L’approvazione riguarda in particolare la cosiddetta ossatura logistica del progetto Pianura Padana, comprendente i gasdotti Ferrara-Casalborsetti e Ravenna-Casalborsetti, che collegheranno i principali distretti industriali alle infrastrutture di stoccaggio offshore della CO2. La procedura di valutazione di impatto ambientale era stata avviata a luglio 2024 ed è ora conclusa positivamente.
La tecnologia alla base del progetto, la Carbon Capture and Storage, è considerata una delle più promettenti per ridurre le emissioni di anidride carbonica nei settori industriali “hard-to-abate”, ossia quei comparti in cui la decarbonizzazione è particolarmente difficile e costosa solo con misure di efficienza energetica o elettrificazione. L’obiettivo di Eni e Snam è stoccare fino a 4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2030, con una prospettiva di crescita fino a 16 milioni di tonnellate annue e una capacità totale di stoccaggio superiore ai 500 milioni di tonnellate.
Le infrastrutture, che saranno realizzate da Snam Rete Gas, prevedono la costruzione di nuovi gasdotti per collegare i distretti industriali alla centrale di Casalborsetti e ai siti di stoccaggio nei giacimenti offshore esauriti dell’Adriatico, con un tracciato di circa 75 km. È inoltre prevista una rete di trasporto per il polo logistico di Ravenna. Il prossimo passo sarà la richiesta di Autorizzazione Unica, un procedimento che Snam stima duri circa sei mesi, prima di poter prendere la decisione finale di investimento, nota nel settore come FID (Final Investment Decision).
Il progetto assume un ruolo strategico anche sul fronte finanziario e commerciale. È infatti legato all’accordo tra Eni e Gip-Global Infrastructure Partners, il fondo gestito da Blackrock con 183 miliardi di dollari in gestione, che ha acquisito il 49,99% di Eni CCUS Holding, la società londinese che raggruppa gli asset di cattura e stoccaggio della CO2 di Eni. L’intesa consente inoltre a Gip e a Eni di acquisire successivamente il restante 50% di CCUS Ravenna e potenzialmente altri progetti della piattaforma CCS nel medio-lungo termine.
Sul piano degli incentivi, se il modello britannico sarà applicato anche in Italia, le attività di CCS potrebbero essere remunerate tramite il meccanismo della Regulatory Asset Base (RAB), con un ritorno stimato tra 200 e 400 milioni di euro all’anno. Il completamento dell’iter amministrativo e regolatorio rappresenta quindi un passaggio fondamentale non solo per la sicurezza ambientale, ma anche per attrarre investimenti privati e garantire la sostenibilità economica dell’iniziativa.
Ravenna è destinata a diventare uno dei principali hub di stoccaggio della CO2 nel Mediterraneo e tra i più grandi al mondo, grazie alla possibilità di sfruttare i vasti giacimenti di gas esauriti presenti nell’Adriatico. Una volta operativo, il progetto avrà un ruolo centrale nel percorso di decarbonizzazione dei settori industriali più complessi e contribuirà in modo significativo agli obiettivi italiani ed europei di riduzione delle emissioni entro il 2030.
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