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Cuba, le cause di blackout e crisi energetica: embargo Usa, obsolescenza infrastrutturale, e "sabotaggi a centrali elettriche"

I blackout che colpiscono di frequente l'Isola caraibica arrivano come esito di un insieme di fattori multipli, di cui la strozzatura commerciale Usa costituisce l'ultimo critico peggioramento. Secondo indiscrezioni però, oltre a infrastrutture obsolete e mancanza di materie prime, centrali termoelettriche potrebbero essere oggetto di sabotaggi organizzati dalla CIA e finalizzati alla caduta del Governo cubano

17 Marzo 2026

Cuba, le cause dietro a blackout e crisi energetica: embargo Usa, obsolescenza di infrastrutture, sabotaggi a centrali elettriche

(Fonte: CiberCuba)

Lunedì 16 Marzo Cuba ha registrato un nuovo caso di maxi blackout generalizzato su tutta l'Isola. La rete elettrica nazionale ha subìto l'ennesimo collasso ("disconnessione totale" l'ha chiamata il Ministero dell'Energia), lasciando oltre 10 milioni di cittadini senza luce e servizi di prima necessità. Secondo le fonti, si tratterebbe del terzo grande blackout negli ultimi quattro mesi, da quando cioè i rapporti Cuba-Usa sono peggiorati sfociando nel blocco energetico dell'Isola da parte statunitense. Ma quali sono le cause di queste interruzioni di elettricità? Come si è arrivati a questo punto?

Cuba, le cause di blackout e crisi energetica: embargo Usa, obsolescenza infrastrutturale, e "sabotaggi a centrali elettriche"

La crisi energetica cubana, ormai arrivata ad un punto critico per gli abitanti dell'Isola, è il risultato di un insieme di cofattori di cui l'embargo Usa, inasprito da Donald Trump con l'ultimo Executive Order, costituisce non solo il fatto più grave ma la congiuntura storica che ha esasperato anche altri motivi annessi a tale crisi. Tra le motivazioni alla base di una interruzione energetica ormai cronica, che impedisce agli abitanti dell'Isola di cucinarelavorarestudiarecurarsispostarsi, vi sono essenzialmente cinque fattori. a) La presenza di infrastrutturecentrali termoelettriche obsolete e non adeguatamente manutenute; b) l'embargo Usac) il controllo del mercato petrolifero da parte di Washington dopo la destituzione di Maduro in Venezuela; d) fattori ambientali; e) probabili "atti di sabotaggio mirati".

La decisione di Donald Trump di controllare il mercato del petrolio estromettendo Cuba dall'acquisto di greggio venezuelano, messicano e russo s'incastra con una situazione infrastrutturale interna già precoce. Secondo fonti locali, la maggior parte delle centrali termoelettriche cubane attualmente in uso non solo avrebbero superato la loro "vita utile" prevista, ma non sarebbero state sottoposte ad adeguate politiche di manutenzione ed investimento statale, provocando così fragilità e guasti frequenti. Guasti in più occasioni registrati anche presso la centrale termoelettrica "Antonio Guiteras", la più importante dell'Isola situata a Matanzas e alimentata a olio combustibile. In molti casi si tratta di centrali costruite con l'aiuto dell'Unione Sovietica a cui Cuba non ha provveduto a fornire pezzi di ricambio - impossibilità attribuita dal Governo centrale all'embargo Usa.

Ed è proprio questo embargo che, inaspritosi dopo la caduta del Governo chavista di Maduro, ha fatto in modo di ridurre drasticamente le importazioni di petrolio nell'Isola caraibica. Per Cuba, il petrolio costituisce la principale risorsa di produzione elettrica, i cui tre importatori per eccellenza erano Venezuela, Messico e Russia. La materia prima però è venuta progressivamente meno prima con la privatizzazione del petrolio venezuelano, tornato sotto controllo di aziende e investitori Usa. Quindi, con la minaccia di Trump di imporre dazi e sanzioni tariffarie a chiunque fornisca greggio all'Isola: questa mossa ha fatto da deterrente verso il Messico, che ha stoppato la vendita di oro nero pur tentando di negoziare con Washington al fine di inviare aiuti umanitari. Anche la Russia ha progressivamente ridotto l'esportazione, impegnata sul fronte ucraino.

Il calo delle forniture da parte di storici partner come Caracas ha riplasmato considerevolmente il mercato energetico cubano che, fino all'anno scorso, riceveva dal Venezuela oltre 26mila barili di greggio al giorno, circa il 50% del fabbisogno. Eppure, oltre a queste motivazioni ben consolidate, a cui vanno ad aggiungersi fenomeni atmosferici come gli uragani, se ne conta una ulteriore. Secondo fonti del deep state, non è improbabile che danniguasti a centrali termoelettriche possano avere una origine dolosa, ovvero causati da sabotaggi. L'ipotesi sarebbe emersa alla luce di incendi scoppiati, lo scorso Febbraio, in raffinerie di petrolio. Secondo indiscrezioni, non sarebbe un caso che roghi a strutture elettriche già gravemente manomesse dal tempo, scoppino proprio nel mezzo della più grave pressione economica su Cuba degli ultimi decenni. Le speculazioni parlano di "atti di sabotaggio" guidati verosimilmente "dalla CIA", come mossa per aggravare ulteriormente la crisi e spingere l'esecutivo cubano a cedere.

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