03 Marzo 2026
(fonte: Shutterstock)
La morte della Guida Suprema Ali Khamenei, leader spirituale (Imam) e politica iraniana, non ha generato gravi ripercussioni - di carattere sociale-governativo e religioso - solo in Iran, ma anche e soprattutto in Pakistan dove centinaia di persone pro-Teheran hanno preso d'assalto le sedi diplomatiche Usa a Karachi, Islamabad e in altre città in segno di protesta. Ma perché il Pakistan è così preoccupato della morte di Khamenei? Quali sono le ripercussioni della guerra Usa-Israele contro l'Iran in Pakistan?
Il Pakistan, che ora ha in corso una "guerra aperta" contro l'Afghanistan, si colloca - all'interno dello scacchiere internazionale - in una posizione "intermedia" significativa. Da un lato, la vicinanza con l'esecutivo statunitense (Trump stesso si è espresso recentemente affermando di provare "stima" verso il primo ministro Sharif), dall'altro la storia del Paese stesso, nonché il suo orientamento religioso, che fa del Pakistan il secondo Stato a maggioranza musulmana avente la seconda popolazione sciita più grande al mondo. Esattamente dietro all'Iran. L'uccisione di una figura-chiave (Khamenei) dello sciismo costituisce ragionevolmente un terremoto all'interno nella comunità musulmana, che si vede momentaneamente priva di una guida spirituale e politica.
Ma la guerra all'Iran ha ripercussioni anche più concrete, a partire dalla destabilizzazione di quei 900 chilometri di confine condivisi con l'Iran, e che potrebbe tradursi - secondo analisti - in un corridoio di passaggio per rifugiati e traffico d'armi. Un quadro che andrebbe ad aggravare gli scismi interni mai sopiti tra sciiti e sunniti, le due diramazioni principali dell'Islam. Scismi di natura ideologico-religiosa ma pure territoriale: infatti, nel Balochistan (o Belucistan) - la più vasta provincia pakistana confinante a ovest con l'Iran e a sud con l'Afghanistan -, sono ancora attivi i militanti Baluci (in maggior parte sunniti) con intenti separatisti. Agli inizi di quest'anno, i Baluci sono tornati a contestare il controllo del territorio da parte di Islamabad, e il timore è che l'instabilità iraniana possa rafforzare queste organizzazioni, intensificando gli attacchi contro il governo pakistano.
Poi vi sono anche ripercussioni sul fronte economico, legate alla recente chiusura dello Stretto di Hormuz che ha causato l'impennata dei prezzi del greggio e una caduta delle principali Borse europee. L'economia pakistana è infatti estremamente sensibile a quanto avviene nei Paesi del Golfo. Pure però, la dipendenza pakistana si ramifica anche in direzione occidentale, sul versante Usa. Islamabad dipende in parte dalle difese americane, così come dalla cooperazione in materia di sicurezza regionale e coordinamento antiterrorismo. Sono diversi i legami che tengono insieme Islamabad a Teheran; pure però c'è un ulteriore tassello da considerare: l'eventuale entrata in campo del Pakistan nel conflitto qualora l'Arabia Saudita decidesse di intervenire. Questo a fronte di un accordo di mutua difesa siglato da Islamabad e Riyad lo scorso Ottobre 2025, che richiama - per funzionamento - l'articolo 5 della Nato. Un accordo che, da un lato serviva a bin Salmān in funzione anti-iraniana; dall'altro urgeva al Pakistan in funzione anti-indiana.
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