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Israele, 75% dei nuovi elettori supportano governo sionista di Netanyahu "dopo indottrinamento", Istituto MC: "Sono i più fanatici"

L’ingresso di circa mezzo milione di nuovi votanti, equivalenti a un potenziale peso di circa 17 seggi alla Knesset, potrebbe consolidare nei prossimi anni una traiettoria politica sempre più orientata alla destra radicale

03 Marzo 2026

Israele, 75% dei nuovi elettori supportano governo sionista di Netanyahu "dopo indottrinamento", Istituto MC: "Sono i più fanatici"

Giovani supporters del sionismo e Netanyahu

Secondo l’indagine realizzata dall’istituto Midgam per Channel 12, il 75% dei nuovi votanti si definisce di destra, una percentuale superiore a quella registrata tra gli elettori più anziani. Il motivo risalirebbe alle campagne di propaganda e indottrinamento degli ultimi anni che avrebbero coinvolto maggiormente i giovani. Un dato che rafforza il blocco guidato da Benjamin Netanyahu, mentre il Paese è impegnato nella guerra contro l’Iran e continua a destabilizzare gli equilibri regionali dopo il conflitto genocida a Gaza.

Israele, 75% dei nuovi elettori supportano governo sionista di Netanyahu, Istituto MC "I più fanatici nella storia del Paese"

Il sondaggio evidenzia una trasformazione profonda dell’elettorato israeliano più giovane, composto da cittadini ebrei tra i 18 e i 21 anni. Il 75% si colloca a destra, contro il 68% tra gli elettori veterani. Solo il 5% si definisce di sinistra. Numeri che consolidano l’attuale esecutivo, già considerato il più a destra nella storia del Paese. Tra i nuovi elettori il Likud di Netanyahu risulta il partito più sostenuto, seguito dalle formazioni religiose e nazionaliste. Nel confronto diretto tra Netanyahu e Naftali Bennett per la guida del governo, il 49% sostiene l’attuale premier.

L’elemento che colpisce maggiormente è la crescita della religiosità e del nazionalismo. L’80% dei nuovi elettori afferma di credere in Dio o in un potere superiore. L’orientamento politico appare più rigido anche sulle questioni di sicurezza e identità nazionale. Secondo l’istituto di ricerca, si tratta di una generazione che rischia di diventare "la più fanatica nella storia del Paese", segnando una rottura con l’idea, diffusa negli ambienti liberali israeliani, che i giovani potessero orientarsi verso posizioni più moderate.

Il contesto politico è segnato da una crescente retorica espansionistica. L’ambasciatore statunitense Mike Huckabee ha recentemente dichiarato che "sarebbe ok se prendessero tutto" riferendosi ai confini biblici. Anche il leader dell’opposizione Yair Lapid ha richiamato il concetto dei confini storici della terra di Israele, alimentando il dibattito sul progetto del cosiddetto "Greater Israel", che nella sua formulazione ideologica si estende dal Nilo all’Eufrate.

L’indagine arriva mentre Israele è impegnato in un conflitto aperto con l’Iran, con ripercussioni dirette sull’intero Medio Oriente. Le tensioni regionali si sommano alle conseguenze della guerra a Gaza, che ha profondamente segnato l’area, ma soprattutto i palestinesi. In questo quadro, la nuova generazione di elettori sembra premiare una linea politica improntata alla forza militare e alla visione identitaria, riducendo ulteriormente lo spazio per soluzioni diplomatiche.

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