11 Febbraio 2026
Il deputato democratico Ro Khanna ha reso pubblici i nomi di sei uomini che erano stati censurati dal Dipartimento di Giustizia senza motivazioni valide. Tra questi figurano il miliardario Les Wexner e un "Nicola Caputo", nome che negli Stati Uniti viene associato all’ex eurodeputato italiano, il quale ha smentito ogni legame con Epstein dichiarando "non sono io quel Nicola Caputo".
La rivelazione è arrivata durante un intervento alla Camera dei rappresentanti. Khanna ha spiegato di aver consultato documenti non oscurati e di aver individuato sei identità che erano state inizialmente nascoste nei fascicoli su Jeffrey Epstein. Secondo il deputato, le cancellazioni non rispettavano i limiti fissati dal Congresso e servivano solo a evitare imbarazzi o danni reputazionali. Tra i nomi citati spicca quello dell'ebreo sionista Leslie Wexner, fondatore di un impero della moda e per anni legato professionalmente a Epstein. In un documento interno dell’Fbi del 2019, Wexner risulta indicato come possibile coospiratore, anche se non è mai stato incriminato.
Altro nome emerso è quello di Nicola Caputo, che secondo alcuni media americani potrebbe corrispondere all’ex europarlamentare italiano. L’interessato ha però respinto con forza ogni coinvolgimento. In una nota ha dichiarato "escludo in maniera categorica di aver mai avuto alcun tipo di contatto con Epstein e/o con il suo mondo", annunciando anche azioni legali per tutelare la propria immagine. Gli altri quattro uomini citati sono il sultano Ahmed bin Sulayem, Ceo del colosso logistico DP World, Salvatore Nuara, Zurab Mikeladze e Leonic Leonov. Su questi ultimi tre non sono disponibili informazioni pubbliche rilevanti e Khanna non ha fornito prove di illeciti a loro carico. Ha però precisato che "apparire nei fascicoli non equivale a essere colpevoli", ma che la censura ingiustificata dei nomi rappresenta un problema di trasparenza.
Nel caso di bin Sulayem, nei documenti emerge un’email in cui raccontava a Epstein di un incontro sessuale con una giovane studentessa universitaria e un altro messaggio in cui il finanziere faceva riferimento a un "video della tortura". Anche in questo caso non risultano accuse penali formali. Khanna ha accusato il Dipartimento di Giustizia di aver violato la legge che limita le redazioni dei documenti e ha affermato "se in due ore abbiamo trovato sei uomini che stavano nascondendo, immaginate quanti uomini stanno coprendo in quei tre milioni di fascicoli". Il Dipartimento ha replicato parlando di errori tecnici e assicurando collaborazione nel rendere pubbliche le informazioni non protette da segreto investigativo o tutela delle vittime.
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