11 Febbraio 2026
Macron e Merz, fonte: imagoeconomica
Torna al centro del dibattito europeo il tema degli Eurobond come strumento per finanziare gli investimenti strategici dell’Unione, dalla difesa alle tecnologie verdi e digitali. A rilanciare è la Francia, con Emmanuel Macron che propone un nuovo maxi prestito comune da circa 1.200 miliardi di euro per rafforzare la competitività dell’Europa e, come ha spiegato, "sfidare l’egemonia del dollaro". Berlino però frena e invita a usare le risorse già disponibili nel bilancio Ue, aprendo un nuovo fronte politico alla vigilia del vertice sulla competitività.
La proposta arriva direttamente dall’Eliseo con Macron che chiede all’Unione europea di dotarsi di una nuova capacità di indebitamento comune per sostenere le grandi priorità strategiche dei prossimi anni, dalla transizione verde all’innovazione tecnologica, fino alla sicurezza. Il presidente francese ha stimato un fabbisogno complessivo di circa 1.200 miliardi di euro all’anno tra investimenti pubblici e privati e ha invitato i partner a non adagiarsi su quello che ha definito "un codardo senso di sollievo", destinato a durare poco. Secondo Macron, gli Eurobond orientati al futuro permetterebbero non solo di finanziare le spese comuni, ma anche di rafforzare il ruolo internazionale dell’euro e ridurre la dipendenza dai mercati in dollari. "Questo è il momento di lanciare una capacità di indebitamento comune per queste spese orientate al futuro", ha affermato, sostenendo che senza uno strumento condiviso l’Europa rischia di perdere terreno rispetto a Stati Uniti e Cina.
La posizione francese però si scontra con il tradizionale scetticismo della Germania. Berlino ritiene che le risorse necessarie possano essere reperite all’interno del bilancio pluriennale dell’Unione, senza riaprire il dibattito sul debito comune. L’esecutivo tedesco spinge piuttosto per riforme strutturali, un rafforzamento del mercato unico, nuovi accordi commerciali più rapidi e una riduzione della burocrazia. La linea è chiara "non è possibile chiedere più fondi senza affrontare le riforme". Il confronto si inserisce alla vigilia del vertice dei capi di Stato e di governo dedicato alla competitività europea, convocato in Belgio dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. L’obiettivo è capire come rilanciare l’industria continentale e uscire dalla fase di stagnazione, anche sulla base delle indicazioni contenute nei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta, entrambi presenti all’incontro.
In questo quadro, l’Italia si trova in una posizione delicata. Tradizionalmente favorevole agli Eurobond, Roma deve però bilanciare questa apertura con il rapporto sempre più stretto con Berlino. Sul principio del Buy European, che prevede una preferenza per fornitori europei negli acquisti industriali e della difesa, Italia e Germania si muovono sulla stessa linea, diversa da quella francese, e il tema rischia di diventare un ulteriore terreno di confronto. Il vertice non dovrebbe produrre decisioni immediate. La riunione è vista come un primo passaggio di una partita che si giocherà nelle prossime settimane, fino al Consiglio europeo di marzo. Ma il rilancio di Macron sugli Eurobond ha già riacceso una frattura politica che divide i Paesi tra chi punta su un nuovo debito comune per sostenere la crescita e chi preferisce restare entro i confini delle regole di bilancio esistenti.
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