Martedì, 13 Gennaio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Epstein, la sua relazione con il miliardario ebreo Wexner e l'ascesa politica: la strategia per promuovere il programma sionista negli Usa

L'ascesa politica di Epstein non può essere giustificata dalla sua esperienza e dal suo background academico. È frutto di un accordo strategico con Wexner al fine di promuovere una relazione salda e proficua tra Usa e Israele, promotore del piano sionista 'The Greater Israel'

13 Gennaio 2026

Epstein, la sua relazione con il miliardario ebreo Wexner e l'ascesa politica: la strategia per promuovere il programma sionista negli Usa

Epstein e Wexner

La figura di Jeffrey Epstein, finanziere condannato per abusi sessuali su minori, continua a sollevare interrogativi che vanno oltre i suoi crimini. Al centro dell’attenzione c’è il rapporto con il miliardario Les Wexner, fondatore di Victoria’s Secret, accusato in una causa civile di aver consentito che Epstein abusasse di ragazze anche all’interno di una sua vasta proprietà in Ohio. Una relazione opaca che, secondo critici e osservatori, avrebbe favorito non solo l’ascesa sociale e politica di Epstein negli Usa, ma anche la sua influenza in ambienti filo-israeliani legati a un più ampio programma sionista di promozione politica e culturale. 

Epstein, la sua relazione con il miliardario ebreo Wexner e l’ascesa politica: la strategia per promuovere il programma sionista negli Usa

Per anni Epstein è stato raccontato come un predatore solitario, capace di muoversi indisturbato grazie a una rete di complicità silenziose. In realtà, la sua parabola appare difficilmente spiegabile senza il sostegno di figure potenti. Privo di un curriculum accademico solido e senza una ricchezza iniziale trasparente, Epstein riuscì comunque a entrare nei circoli più esclusivi del potere economico e politico statunitense. Il punto di svolta fu l’incontro con Les Wexner, uno degli uomini più ricchi d’America. Negli anni Ottanta Epstein divenne improvvisamente il suo consulente finanziario di fiducia, ottenendo una procura ampia e atipica sulla gestione del patrimonio, delle proprietà e delle fondazioni del magnate. Epstein visse a lungo in residenze riconducibili a Wexner e amministrò strutture filantropiche senza precedenti verificabili nel mondo della finanza.

Secondo una causa civile recente, il magnate avrebbe lasciato che Epstein abusasse di ragazze anche nella sua villa in Ohio. Alcune vittime hanno sostenuto che Wexner fosse consapevole dei comportamenti criminali dell’ex amico. In un memoriale, una delle donne ha invitato a non "farsi ingannare da chi sostiene di non sapere". Dall’altra parte, portavoce di Wexner hanno ribadito che le indagini non lo hanno mai indicato come complice o indagato.

Fondazioni e influenza politica

Dal 1992 al 2007 Epstein ebbe un ruolo centrale nella gestione di iniziative legate alla Fondazione Wexner, che finanziava programmi educativi e di leadership con un forte orientamento verso Israele. Attraverso borse di studio, percorsi di formazione e reti accademiche negli Usa, queste iniziative miravano a formare una nuova classe dirigente sensibile agli interessi israeliani, in linea con una visione apertamente filosionista. In questo contesto Epstein non fu soltanto un amministratore, ma un facilitatore di relazioni, capace di connettere ambienti accademici, politici e finanziari. Un ruolo che ha alimentato il sospetto che la sua funzione andasse ben oltre quella di semplice gestore patrimoniale.

Le email emerse negli anni successivi hanno mostrato come i rapporti tra Epstein e Wexner sarebbero proseguiti anche dopo la condanna del 2008 per reati sessuali. La sua storia intreccia finanza, politica, "filantropia" e reti ideologiche che hanno inciso sul dibattito pubblico negli Usa. Il rapporto tra Epstein e Les Wexner si intreccia con l’ecosistema di potere in cui si sono mossi. La Casa Bianca, sotto l'amministrazione trumpiana, opera seguendo una logica sionista, ben evidente se si analizza la costituzione dell'apparato governativo statunitense.  

Steven Witkoff, inviato speciale per il Medio Oriente. Del tutto privo di esperienza diplomatica, viene da una famiglia ebrea del Bronx e ha costruito un impero immobiliare del valore stimato di 500 milioni di dollari. Jared Kushner, genero ed ex consulente di Trump e rampollo di una famiglia di immobiliaristi ebrei del New Jersey. Witkoff è noto soprattutto per aver definito un “momento spirituale” il discorso tenuto dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al congresso degli Stati Uniti lo scorso luglio. Mike Huckabee, il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Israele: “Sono venuto qui per dire forte e chiaro che gli evangelici stanno dalla parte di Israele”. Huckabee ha detto, inoltre, che durante il secondo mandato di Trump Israele potrebbe ricevere il via libera per annettere la Cisgiordania occupata. Marco Rubio, segretario di stato, ha chiarito che gli Usa stanno con Tel Aviv: “Voglio che Israele distrugga ogni elemento di Hamas”. Pete Hegseth, segretario della difesa e capo del Pentagono, ha garantito una copertura favorevole a Israele. In passato aveva già precisato che il servizio nell’esercito degli Stati Uniti l’ha reso sostenitore di Israele. Anche Mike Waltz, scelto come consulente per la sicurezza nazionale, è favorevole all’azione dura contro Teheran e già prima della guerra a Gaza aveva detto che gli Stati Uniti avrebbero dovuto consentire a Israele di colpire il programma nucleare iraniano. 

Appare evidente la strategia ideata e promossa da figure appartenenti agli alti ranghi, come l'ebreo Wexner, al fine di radunare "un esercito di politici sionisti" alla Casa Bianca che si allineassero con la politica del governo di Tel Aviv e il suo piano 'The Greater Israel'.

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x