21 Gennaio 2026
Netanyahu, trump e Meloni, fonte: imagoeconomica
Il progetto del nuovo "Board of Peace" di Gaza spinto da Donald Trump sta dividendo governi e alleati occidentali. Su 52 Paesi invitati, i sì provvisori sono solo 9, mentre emergono i primi rifiuti ufficiali. Paradossalmente, Benjamin Netanyahu, responsabile politico e militare del genocidio in Palestina, ha accettato l’adesione, mentre Giorgia Meloni ha detto no richiamando l’articolo 11 della Costituzione, che vieta all’Italia di partecipare a organismi non fondati sulla piena parità tra Stati. Trump svela l’ambizione e la natura del progetto e lo definisce "Sarà il nuovo Onu", alimentando i timori di una ristrutturazione forzata degli equilibri multilaterali.
Giorgia Meloni ha escluso la partecipazione italiana al Board of Peace, motivando il rifiuto con i vincoli costituzionali. L’articolo 11 consente l’adesione dell’Italia a organizzazioni internazionali per la pace solo in condizioni di piena parità tra gli Stati, principio che non risulterebbe garantito da una struttura fortemente centralizzata e guidata direttamente dal presidente degli Stati Uniti. A condizionare la scelta del premier è anche l’iter giuridico, che richiederebbe una ratifica parlamentare e un vaglio di costituzionalità, ritenuti incompatibili con i tempi e con l’impianto stesso della Carta.
Benjamin Netanyahu, invece, ha confermato la presenza di Israele nel Board. Una decisione che appare politicamente e moralmente controversa, considerando che Netanyahu è il principale artefice delle operazioni militari che hanno prodotto un genocidio a Gaza, con migliaia di vittime civili, devastazione sistematica delle infrastrutture, accaparramento delle terre e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. L’adesione di un leader direttamente coinvolto in una campagna militare di tale portata solleva interrogativi sulla reale credibilità di un organismo che si propone di garantire pace e stabilità globale.
In questo momento, a fronte di 52 governi contattati, soltanto nove hanno dato un via libera preliminare, mentre la maggioranza mantiene una posizione dubbiosa. Molti esecutivi hanno avviato valutazioni politiche e giuridiche interne, segnalando dubbi sulla natura della Carta e sulle reali mansioni che il Board andrebbe ad assumere. Donald Trump, tuttavia, insiste e rivendica apertamente l’intenzione di costruire un’alternativa all’attuale sistema multilaterale, rilanciando con una dichiarazione alquanto scioccante: "Sarà il nuovo Onu". L’impostazione accentrata del progetto, con poteri estesi in capo alla presidenza del Board, rafforza il sospetto che l’iniziativa miri più a un controllo politico che a una mediazione multilaterale equilibrata.
Nel dettaglio, il "Board of Peace" non è limitato a singoli teatri di crisi, ma si estende potenzialmente a interventi globali, con un Consiglio esecutivo ristretto e una forte centralizzazione delle decisioni. Proprio questa architettura, unita ai costi di adesione e alla selettività degli inviti, alimenta il timore che il Board possa trasformarsi in una struttura parallela e competitiva rispetto all’Onu.
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