Strage Crans-Montana, vittime di serie A o vittime di serie B, a seconda di chi siano i veri responsabili

La responsabilità delle morti causate dall’incendio sviluppatosi nel locale “Le Constellation” della località turistica Svizzera di Crans-Montana (Svizzera) nel corso dei festeggiamenti della notte di Capodanno 2026 è attualmente oggetto di indagini giudiziarie e di accertamenti amministrativi

La responsabilità delle morti causate dall’incendio sviluppatosi nel locale Le Constellation della località turistica svizzera di Crans-Montana nel corso dei festeggiamenti della notte di Capodanno 2026 è attualmente oggetto di indagini giudiziarie e di accertamenti amministrativi

Al centro delle responsabilità secondo l’autorità giudiziaria, che ha avviato diverse inchieste, tra cui anche quella penale, sono stati chiamati i gestori delocale che ne sono anche i proprietari: la coppia francese Jacques e Jessica Moretti

Sono indagati per omicidio colposo (negligenza), lesioni colpose e incendio colposo. Queste accuse derivano dal fatto che la tragedia potrebbe essere stata causata da comportamenti o omissioni legati alla gestione del locale

L’indagine mira a verificare se ci sia stata una negligenza nelle misure di sicurezza, compresi eventuali errori nell’organizzazione della festa, nella presenza di materiali infiammabili e nel mancato rispetto delle norme antincendio.

Alcuni resoconti non ufficiali e diversi testimoni riportano comportamenti molto criticabili durante il rogo (come l’accusa che la manager abbia tentato di fuggire con la cassa contenente i soldi), ma questi fatti restano parte delle indagini e devono essere confermati dalle autorità.  

Le indagini stanno esaminando anche se il locale fosse conforme alle norme di sicurezza, in particolare, circa l’uso di materiali infiammabili (come il materiale fonoassorbente sul soffitto) che potrebbe aver preso fuoco a causa di candele o di bengala usati all’interno del locale (come documentato dai filmati) e se il locale fosse dotato di idonee uscite di emergenza, di dispositivi antincendio e di piani di evacuazione.

Aspetti tutti che sono centrali per determinare se la tragedia sia stata favorita da violazioni delle norme di prevenzione incendi o da altre motivazioni.

In tal senso sono in corso di valutazione anche le responsabilità degli enti locali, primi tra tutti la municipalità di Crans-Montana e quella degli ispettori della sicurezza, perché il locale non era stato assoggettato dal 2020 al 2025 ai doverosi controlli di sicurezza antincendio annuali, obbligatori, in violazione delle prescrizioni vigenti per tutti i locali aperti al pubblico. 

Il sindaco ha ammesso “gravi mancanzenei controlli, e si prevede che la giustizia valuterà anche eventuali responsabilità delle autorità locali nella supervisione delle normative di sicurezza.  

Questa immane tragedia mi ha fatto ricordare immediatamente l'incendio del Cinema Statuto di Torino, avvenuto nella sera di domenica 13 febbraio 1983, poiché risiedevo a Torino, che provocò la morte di 64 persone, principalmente per intossicazione.

L’incendio si propagò per un cortocircuito da cui scaturì una fiammata che incendiò la tenda adibita alla separazione  del corridoio di accesso alla platea durante la proiezione del film La Capra

A causa delle uscite di sicurezza chiuse, una gran parte degli spettatori non riuscì a guadagnare l’uscita e rimase vittima delle esalazioni di ossido di carbonio e di acido cianidrico prodotte dalla combustione del poliuretano espanso delle poltrone, del rivestimento plastico delle lampade e dei tendaggi alle pareti, che saturarono i locali.

Un incendio che provocò la più grave strage verificatasi in Italia dal secondo dopoguerra e costituì il punto di svolta circa la revisione delle normative a livello nazionale in materia di sicurezza dei locali pubblici, poiché l’incendio del Cinema Statuto avvenne a poco meno di un anno da un altro grave incendio, quello di Todi del 25 aprile 1982 nel Palazzo del Vignola, dalle dinamiche analoghe e che, essendo costato la vita a 35 personeaveva già molto scosso l'opinione pubblica nazionale.

In questo clima, la tragedia torinese diede definitivamente il via a una revisione completa della normativa italiana in materia di sicurezza contro gli incendi nei locali pubblici e, in particolare, nei cinematografi.

L’Italia da allora è diventata sicuramente un riferimento certo per la normativa di sicurezza di tutti i locali pubblici, ma la tragedia che ha colpito l’Italia nel 2018 con il crollo del ponte autostradale Morandi di Genova avvenuto il 14 agosto 2018 e che ha provocato 43 vittime e numerosi feriti con lo sviluppo delle indagini, mi ha indotto a chiedermi come sia stato possibile che sia potuta avvenire ancora una tragedia così spaventosa in Italia.

Un evento così grave che ha innescato indagini tecniche, procedimenti giudiziari e un nuovo dibattito nazionale sulle cause e sulle responsabilità del crollo che ha esposto l’Italia a forti critiche anche internazionali.

Le analisi più approfondite convergono su alcune cause strutturali e gestionali chiave, mentre l’accertamento delle responsabilità è tuttora in corso.

La causa tecnica principale ricostruita da periti e procure è stata la rottura avvenuta per trazione di uno strallo (cavo di sostegno) di una delle funi di carico della pila n. 9 del ponte Morandi dovuta a corrosione interna dei trefoli, ovvero dei cavi che per tale motivo hanno indebolito gravemente la capacità portante della struttura e ne hanno causato il cedimento improvviso.

Il ponte, progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi e inaugurato tra il 1963 e il 1967, utilizzava una tecnica strutturale non convenzionale con cavi in cemento armato precompresso. Questi materiali sono risultanti più vulnerabili alla corrosione in ambiente marino/umido, e sono emerse segnalazioni di problemi strutturali noti da tempo, ben prima del 2018.  

Secondo l’accusa dei pubblici ministeri e di varie perizie tecniche, la manutenzione ordinaria e straordinaria negli anni era stata insufficiente o ritardata, con controlli non adeguati all’effettivo deterioramento delle parti strutturali. Questo avrebbe reso più probabile un cedimento progressivo non rilevato in tempo.

Quello che lascia perplessi è l’aver dovuto prendere atto che - in corso del maxi-processo aperto nel 2022 che vede imputati circa 59 responsabili, tra cui ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia (Aspi), della controllata Spea (manutentore) e di funzionari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con capi d’accusa che vanno dall’omicidio colposo plurimo all’omissione di atti d’ufficio e al crollo doloso - Autostrade per l’Italia e Spea, che erano iscritte nel registro degli indagati, ai sensi del decreto legislativo 231/2001 (responsabilità amministrativa degli enti), hanno chiesto e ottenuto dalla Procura di Genova nel 2022 di patteggiare e, guarda caso, in seguito all’accoglimento del patteggiamento, Aspi e Spea sono uscite dal processo penale principale relativo al crollo, pagando un patteggiamento da circa 30 milioni di euro, e non sono più responsabili civili nel dibattimento principale.

E allora non si può non prendere atto che tutto il mondo è uguale e che ci sono vittime di serie A e vittime di serie B a seconda di chi siano i veri responsabili.

Accadrà qualcosa del genere anche in Svizzera per la strage di Crans Montana visto che il Comune ha sicure responsabilità per gli omessi controlli al locale “Le Constellation?

Per non parlare poi denumero di 1450 decessi sul lavoro avvenuti in Italia e registrati dall'Osservatorio di Bologna per l'anno 2025, compresi quelli già avvenuti nei primi giorni di Gennaio 2026.

Tali dati indicano l'urgenza di affrontare il problema per giungere ad una vera e non solo asserita, pretesa e operante sicurezza sul lavoro, atteso che i dati reali sono ancora più elevati e preoccupanti. 

Questi numeri drammatici, pur essendo specifici per l'anno in corso, confermano - secondo il Trend pluriennale dei quattro anni precedenti (2021-2024), in cui sono stati registrati 4.442 decessi, con una media annuale di circa 1.110 decessi - che il settore delle costruzioni è stato costantemente caratterizzato dal maggior numero di incidenti e di decessi e, quindi, tra i più colpiti, con una maggiore vulnerabilità per gli addetti stranieri e per gli over 65, come evidenziato dall'Osservatorio Vega Engineering.

Se questa non è una emergenza e, conseguentemente, una piaga che sembra non interessi a nessuno, nonostante sia legata ad una palese negligenza dei datori di lavoro e di chi dovrebbe svolgere i controlli per assicurare lo svolgimento in sicurezza delle mansioni lavorative più esposte, mi domando cosa aspetti il legislatore ad approvare norme più stringenti per datori di lavoro e per gli addetti ai controlli, al fine di evitare che il problema continui a crescere. 

Perché ho voluto richiamare tutte queste stragi? Perché tutto il mondo è paese! E sarebbe bene nella critica e nella condanna per l’ultimo gravissimo episodio avvenuto nella evolutissima Svizzera ricordare che poi il mondo è tutto uguale e non ci sono primati da parte di nessuno Stato, neppure della Svizzera che sarebbe da sempre l’emblema dell’efficienza e del rigore delle sue istituzioni, non dimenticando che le vittime dovrebbero essere tutte di serie A.

Sarà così per le vittime decedute nel club “Le Costellation”? Anche se è dell’ultima ora la seguente disarmante notizia: CRANS-MONTANA, UNA LEGGE IN VIGORE DA 86 MINUTI SALVA IL COMUNE DAI RISARCIMENTI?

Sembrerebbe, infatti, che grazie a questa legge, entrata in vigore nel Canton Vallese proprio nella notte di Capodanno, clamorosamente poco più di un’ora prima (86 minuti) che le fiamme devastassero il club “Le Constellation”, e che avrebbe portato alla modifica legislativa del testo della legge edilizia, saranno salve le responsabilità Comunali.

Infatti, secondo quanto riferisce il quotidiano Blick, “dal 1° gennaio 2026 nel Canton Vallese è attiva una revisione della legge edilizia che ha riformulato l’articolo 25 nel nuovo articolo 37, introducendo un capoverso aggiuntivo. Questa norma stabilisce che l’autorità competente non è responsabile dei danni derivanti da violazioni di legge commesse dai committenti o dai loro rappresentanti. In termini pratici, ciò potrebbe consentire al Comune di Crans-Montana di sottrarsi a eventuali richieste di risarcimento legate alla tragedia”. 

Come volevasi dimostrare, c’è sempre qualche norma che salva i veri responsabili, mentre le vittime, purtroppo, con mia viva disapprovazione, sono sempre, e ovunque, anche nella evolutissima Svizzera, di serie B e abbandonate a se stesse, nonostante tutte le migliori aspettative.

Le vittime di serie A sono solo quelle asseritamente oggetto di eccessi da parte degli operatori di polizia, ma questo aspetto sarà oggetto di altro articolo.

Di Gianfranco Petricca