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Venezuela e Groenlandia: politica di disordine, di distrazione o di stabilizzazione mondiale da parte degli Usa?

Venezuela e Groenldandia, due luoghi geopolitici diversi, ma uniti da un unico presupposto: irrobustire il potere economico finanziario USA-Israeliano volto a contrastare l’influenza in fase di consolidamento dei paesi BRICS

07 Gennaio 2026

Donald Trump

Donald Trump (fonte foto Lapresse)

Mentre l’intervento USA in Venezuela presuppone solo il controllo e lo sfruttamento del bacino petrolifero più grande al mondo, il controllo di Gaza da parte israeliana e USA presuppone invece il controllo e lo sfruttamento del bacino di oltre 3.000 miliardi di m3 di Gas presenti nel fondale del Mar Mediterraneo antistante il territorio di Gaza.

Due luoghi geopolitici diversi, ma uniti da un unico presupposto: irrobustire il potere economico finanziario USA-Israeliano volto a contrastare l’influenza in fase di consolidamento dei paesi BRICS.

Senza gas e senza oro nero, qualsiasi stato è come se fosse nudo, soprattutto se, come gli States, che hanno centinaia di basi militari nel mondo e desiderano rappresentare la libertà e la democrazia, non possono permettersi il lusso di non possedere la supremazia commerciale del petrolio.

Senza petrolio la Cina si ritrova ridimensionata a potenza di seconda classe e nel momento stesso in cui l’auto elettrica sarà messa al bando, le terre rare possedute dalla Cina per la fabbricazione delle batterie non serviranno più a nulla.

Per questo particolare aspetto, mentre inizialmente Trump sembrava che fosse interessato alle terre rare del Donbass, tanto che con Zelensky aveva gettato l’opzione per il loro sfruttamento come elemento di mediazione per trovare una soluzione che potesse portare alla pace con la Russia, le ultime dichiarazioni sulla disponibilità alla concessione totale del Donbass alla Russia, sottende in modo inequivocabile all’addio al green elettrico per la mobilità terrestre.

A cosa serviranno le terre rare del Donbass e quelle cinesi o ancora quelle di paesi africani o dell’Australia o della Groenlandia, se gli USA bolleranno definitivamente la mobilità elettrica come inutile poiché non potrà mai sostituire il petrolio per la mobilità aerea e per quella navale, mentre in contesti internazionali ancora sottosviluppati l’elettricità è ancora un miraggio e l’unica soluzione alla mobilità terrestre è strettamente legata al trasporto con motori termici a scoppio.

Senza contare poi le problematiche connesse con il riciclo delle batterie che comporterebbero pericoli per la salute dell’uomo ben superiori alla asserite e pretese utilità della mobilità elettrica per conferire alle società quella vivibilità cosiddetta green o di aria pulita.

I blocchi o le restrizioni al traffico nel centro delle città per auto più inquinanti (legate alla classe Euro o ad altri sistemi di emissione), sia con limitazioni dirette di accesso, sia con zone a bassissime emissioni, che di fatto vietano o limitano l’entrata delle auto più vecchie nelle città Italiane come Milano, Roma, Firenze, Bologna, Napoli, Torino, Palermo, Bolzano o ne limitano l’accesso solo in certe ore o in certi giorni, mentre altre ne vietano l’ingresso permanentemente a quelle che sono classificate al di sotto di una certa classe Euro, con norme molto variabili tra città, rappresentano solo disposizioni vessatorie inutili poiché non impediscono affatto l’abbattimento del co2. 

Infatti la pretesa secondo cui la limitazione del traffico nei centri città alle auto cosiddette inquinanti, consente una riqualificazione significativa dell’aria, è sconfessata, di fatto, dalla circostanza che le correnti d’aria che attraversano giornalmente i centri città agiscono come un grande ventilatore che trasporta la pretesa aria pulita verso l’esterno e quella asseritamente inquinata verso il centro città, in una sorta di continuo ricambio d’aria che di fatto annulla l’obiettivo di avere aria pulita nel centro città.

Quindi, il tutto si risolve in una vera e propria utopia, costosa quanto inutile per i costi a carico dei cittadini che desiderano entrare nel centro città e che sono chiamati al pagamento della tassa di ingresso.

E allora tornando alle terre rare, fulcro del preteso green, cerchiamo di comprendere dove si trovino i giacimenti di questo prezioso elemento.

Certamente le terre rare sono concentrate per oltre il 60% della produzione mondiale e per l’80/90% della raffinazione nell’Asia orientale, ovvero nelle aree di Bayan Obo (Mongolia Interna), con il più grande giacimento di terre rare al mondo, quali neodimio, praseodimio, disprosio (fondamentali per motori elettrici) nelle province di Jiangxi, Sichuan, Guangdong.

La mobilità elettrica è solo una infatuazione della globalizzazione che ha consentito prima alla Cina di dare sfogo alle sue enormi potenzialità commerciali favorendo sul proprio territorio la decentralizzazione della produzione mondiale degli Stati storicamente industrializzati, sia dei marchi di prestigio di tutto il ventaglio manifatturiero europeo, sul presupposto di una diminuzione dei costi di produzione e di maggiori profitti per gli imprenditori.

Ora le ultimissime esternazioni di Trump sulla Groenlandia appaiono, a mio avviso, più un falso scopo, una distrazione di massa da giocatore di poker, che un reale obiettivo.

Sono volte più che ad impadronirsi di quella parte del continente americano ricco di terre rare, petrolio e gas, che appartiene politicamente al Regno di Danimarca -inteso come territorio autonomo con diritto all'autodeterminazione, con ampie competenze interne, ma sotto la sovranità danese per le questioni fondamentali- a richiamare l’attenzione della NATO sulla posizione strategica della Groenlandia (che non fa parte dell’UE), affinché tutti i paesi della NATO si facciano carico dei gravami finanziari per costituire una ulteriore linea difensiva e di deterrenza nei confronti della Russia e della Cina, per impedire che queste due super potenze possano passare da un approccio di sfruttamento delle rotte artiche ai fini esclusivamente commerciali del trasporto marittimo, al successivo possibile sfruttamento delle citate risorse del sottosuolo della Groenlandia.

Chi pensa che Trump possa impossessarsi della Groenlandia, anche se dal 2021 è in vigore un divieto di rilasciare nuove licenze di estrazione di gas e petrolio (sicuramente volute dalle illusorie politiche verdi europee), che hanno indotto le più importanti aziende americane ad abbandonare programmi di investimento ed estrazione, mentre le licenze rilasciate prima del 2021 stanno scadendo, non si rende conto che un un’operazione militare seguita dall'occupazione della Groenlandia costituirebbe di fatto il fallimento e la fine della NATO che si trasformerebbe in EUTO (European Union Teatry Organization), con la fine definitiva dell’influenza americana sull’Europa.

Ma questa ipotesi è sconfessata dell’intervento in Venezuela e dall’annuncio dI Trump che ha dichiarato martedì sera sui social che Caracas consegnerà agli Stati Uniti tra "30 e 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, soggetto a sanzioni", che smentisce qualsiasi ipotesi di volersi impossessare con la Groenlandia del suo petrolio.

Il petrolio venezuelano sarà americano e questo è più che sufficiente, mentre per la Groenlandia sarà sufficiente che la NATO vi si insedi con un numero maggiore di basi, per una stabilizzazione di quell’area geopolitica oggi a rischio.

Di Gianfranco Petricca 

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