07 Gennaio 2026
Groenlandia e Trump
Dopo le parole del presidente americano Donald Trump sulla possibile conquista della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, diversi osservatori internazionali hanno pensato a come questo possa essere possibile. The Times ha identificato quattro strade che si possono percorrere a questo fine: dall'invasione militare, a una strategia economia coercitiva, fino a un patto di libera associazione.
Dopo l’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, l’amministrazione Trump ha rilanciato con decisione una strategia geopolitica che la stampa ha ribattezzato “Dottrina Donroe”, versione aggiornata e muscolare della Dottrina Monroe. Al centro di questa visione c’è il rafforzamento dell’egemonia statunitense nell’emisfero occidentale e nelle aree considerate vitali per la sicurezza nazionale americana. In questo quadro, la Groenlandia emerge come uno degli obiettivi più sensibili e strategici.
Territorio autonomo del Regno di Danimarca, con circa 57 mila abitanti, la Groenlandia è da tempo sotto i riflettori di Washington per la sua posizione chiave nell’Artico, le sue risorse naturali e il valore militare. Trump lo ha detto senza mezzi termini: "Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale". Parole ribadite da membri chiave dell’amministrazione, che non hanno escluso alcuna opzione, nemmeno quella militare.
Secondo un’analisi del Times, gli Stati Uniti avrebbero sul tavolo quattro possibili opzioni per ottenere il controllo dell’isola, con diversi gradi di pressione e coinvolgimento.
La prima, la più estrema, è l’invasione e l’occupazione militare. Diversi analisti ritengono improbabile una resistenza significativa, sia da parte della Groenlandia sia dagli alleati europei, anche se l’impatto politico sarebbe enorme.
La seconda opzione prevede una strategia economica coercitiva, basata su massicci investimenti statunitensi, creazione di posti di lavoro e dipendenza finanziaria dell’isola da Washington. Una forma di annessione “soft”, mascherata da opportunità di sviluppo.
La terza ipotesi è un Patto di Libera Associazione (COFA), simile a quelli già siglati dagli Usa con alcuni Stati del Pacifico. In cambio di accesso privilegiato al mercato americano e aiuti economici, gli Stati Uniti otterrebbero piena libertà militare e strategica sull’isola.
Infine, la quarta opzione consiste in un rafforzamento dell’influenza senza annessione formale: maggiore presenza militare, consiglieri statunitensi nel governo groenlandese, accordi su risorse e infrastrutture strategiche. Una soluzione graduale, ma potenzialmente irreversibile.
Il controllo della Groenlandia garantirebbe agli Stati Uniti un vantaggio decisivo nella competizione artica con Cina e Russia, soprattutto per l’accesso alle terre rare e alle nuove rotte marittime. Resta però l’opposizione ferma di Copenaghen e del governo groenlandese, che parlano apertamente di pressioni inaccettabili. Ma nella nuova dottrina trumpiana, l’Artico sembra ormai parte integrante del “cortile di casa” americano.
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