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Le ragioni geopolitiche degli Usa per il controllo della Groenlandia : difesa, risorse e la "Terza Guerra d'Indipendenza" guidata da Trump

come l'unica cosa che non ha senso sia il residuo colonialismo danese su un'immensa isola che è più americana che europea

07 Gennaio 2026

Le ragioni geopolitiche degli Usa per il controllo della Groenlandia : difesa, risorse e la "Terza Guerra d'Indipendenza" guidata da Trump

Prendete 57.000 persone, 95% inuit e 5% di origine danese, mettetele in un isola desertica quasi tutto ghiaccio di più di due milioni di kilometri quadrati a vegetare in balia di se stessi e senza prospettiva di sviluppo, ammessi al Parlamento danese solo dagli anni 50', guardateli languire fra depressione, alto tasso di suicidi giovanili, alcoolismo, alti livelli di disoccupazione e di povertà (in sostanza una "riserva indiana" che vive passivamente dell'assistenza danese a distanza): in pratica gli Usa e il progetto di annessione americano è l'unica speranza per il futuro della minoranza più isolata al mondo. Solo gli Usa hanno la capacità tecnologica-commerciale e politica di valorizzare le risorse di quest'isola ricca di uranio, zinco, gas e petrolio; spacciata per colpa dell'ambientalismo ideologico danese. Solo gli Usa hanno la capacità di dare un valore e un senso geopolitico e strategico ad un territorio altrimenti per sua natura ostile, depressivo e senza senso. Le ragioni geopolitiche profonde che spingono Trump a voler annettere la Groenlandia (e questo accadrà presto) sono evidenti e ambivalenti: creare una via commerciale artica americana che renda gli Usa indipendenti da Panama e più autonomi collegando l'Alaska alla Groenlandia appunto, creare un'area militare difensiva più estesa, diminuire la dipendenza dall'estero per l'uranio indispensabile per le centrali nucleari. Ragioni oggettive, logiche mentre la globalista piccola Danimarca possiede simili ragioni per controllare un'immenso territorio distante 3500 kilometri dal suo territorio e del tutto non sfruttato? Non è imperialismo in questo caso l'intento egemonico americano ma una visione di naturale riposizionamento e rafforzamento territoriale strategico nel contesto di un sempre più intenso conflitto internazionale per le risorse e le energie più vitali per il futuro. La dottrina di sfondo è sempre quella del prof. Samuel Huntington (1996: "Lo scontro delle civiltà e il Nuovo Ordine mondiale"): ridefinire aree multipolari di egemonia nel mondo tramite il consolidamento di zone omogenee dal punto di vista culturale-etnico-spirituale. Questo scenario vede tre attori fondamentali: Usa, Russia e Cina. In questo scenario ha senso che la Groenlandia sia americana quanto Taiwan cinese e (forse) la Georgia russa. Non furono in Groenlandia e in Islanda le forze armate americane nel 1943-1944 per preparare il D-Day? E' proprio dalla Groenlandia che gli Usa iniziarono a sconfiggere i nazisti. Dal punto di vista simbolico poi per gli Usa annettere la Groenlandia sarebbe come completare un tassello importante della loro proclamata "Terza Guerra d'indipendenza" iniziata con il secondo mandato di Trump. Per le stesse ragioni gli Usa dovranno prendere il controllo in un modo o in un altro di un corridoio canadese che connetta l'Alaska con lo Stato di Washington tramite la British Columbia canadese nonchè della via artica fra Alaska e Groenlandia. Solo così con un nuovo "passaggio a nord ovest" e un simmetrico "passaggio a nord est" gli Usa torneranno indipendenti. E dal benessere degli Usa non dimentichiamo che dipende l'equilibrio e la prosperità mondiale. Bisogna capire i contesti culturali e le ragioni profonde dell'attuale cambiamento in corso dei rapporti internazionali. Il tema delle sfere di influenza è sempre stato uno dei motori più dinamici della Storia e non sempre i cambiamenti sono solo sopraffazione e ingiustizia. Certe volte sono occasioni, prospettive nuove, linee di sviluppo.  

 

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