05 Gennaio 2026
"C'è un solo Presidente del Venezuela, e il suo nome è Nicolas Maduro. (...) Siamo pronti a difendere il Paese e le nostre risorse naturali dall'aggressione statunitense dalla chiara impronta sionista". Sono state queste alcune delle dichiarazioni rilasciate da Delcy Eloína Rodríguez Gómez poco dopo l'arresto ed il sequestro illegittimo del caudillo Maduro per mano trumpiana. Pochi istanti successivi il suo primo intervento alla televisione di Stato dopo l'attacco militare Usa su Caracas, arrivava conferma della nomina di Rodríguez a neo Presidente ad interim del Venezuela.
Nata il 18 maggio 1969, l'ingresso in politica di Delcy Rodríguez è legato a doppio nodo con la tragica fine del padre,Jorge Antonio Rodríguez, storico guerrigliero marxista, fondatore della Lega Socialista, che morì nell'anno 1976 per le torture cagionategli dalla polizia e intelligence venezuelane (filo Usa) durante un interrogatorio sul rapimento di William Niehous, imprenditore statunitense sospettato di legami con la Cia e di essere coinvolto nel golpe cileno di Pinochet.
È dopo questo fondamentale fatto nella vita della Rodríguez - che al tempo aveva solo sette anni -, che si concretizza la "vendetta personale" per l'uccisione del padre. E l'agorà politica diventa il terreno dove portare avanti la lotta all'imperialismo Usa. Dopo essersi laureata in legge presso l’Universidad Central del Venezuela, dopo nuovi studi all'estero - tra Londra e Parigi, dove ha studiato diritto del lavoro -, Rodríguez rientra a Caracas per diventare parte della "Rivoluzione Bolivariana", al fianco prima di Hugo Chávez, poi di Nicolas Maduro. La militanza nell'ideologia chavista dura oltre 20 anni.
Prima come diplomatica, poi come ministra: dal 2013 al 2014 ricopre il ruolo di Ministra della Comunicazione e dell'Informazione. Poi diviene ministra degli Esteri nel 2014, quando Maduro è già diventato Presidente. Tenendo sempre alta la barriera dell'antimperialismo, nel 2017 diventa presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente e appena un anno dopo, nel 2018, nuova vicepresidente nonché direttrice dell'agenzia di intelligence Sebin.
Lei e suo fratello, Jorge Rodríguez - attuale presidente del Parlamento venezuelano e altro braccio destro di Maduro - occupano da tempo dunque alcune delle più importanti cariche istituzionali del Paese. È nel 2020 che Delcy Rodríguez arriva ad ottenere la guida del ministero dell'Economia, sviluppando quel pragmatismo tecnocratico in tema "petrolio" a cui ora gli Stati Uniti guardano incuriositi. Proprio per questo, è Rodríguez, e non Machado, ad essere stata "accettata" dall'establishment trumpiano: in quanto simbolo di un "madurismo" che dovrebbe - negli interessi Usa - sganciarsi dal socialismo di Maduro e raggiungere il capitalismo statunitense.
Poi, altro fondamentale tassello delle strategie sommerse statunitensi, il fatto che Delcy Rodríguez sia stata nominata, nell'agosto 2024, ministra degli Idrocarburi. Con tutto ciò che ciò comporta: accordi su gas e petrolio e, con lei, ripresa della statale Pdvsa (la compagnia petrolifera statale venezuelana).
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