01 Gennaio 2026
Bulgaria euro, fonte: Euractive
La Bulgaria ha adottato dalla mezzanotte del primo gennaio 2026 l'euro, diventando così il 21esimo Paese dell'eurozona. Metà dei cittadini, però, si oppone all'abbandono del lev. La migrazione alla moneta unica, infatti, viene vista come un vero e proprio salto nel buio, in cui si ha timore di rincari e di redditi troppo bassi.
Alla mezzanotte del 1° gennaio 2026 la Bulgaria ha ufficialmente adottato l’euro, salutando il lev dopo quasi vent’anni di appartenenza all’Unione Europea. Sofia diventa così il 21esimo Stato dell’Eurozona, completando simbolicamente il suo percorso di integrazione europea iniziato negli anni Novanta. Ma dietro l’immagine celebrativa del “ritorno in Europa” si cela un Paese profondamente diviso, attraversato da proteste, sfiducia nelle istituzioni e forti timori economici.
Il via libera definitivo è arrivato lo scorso luglio, dopo il parere favorevole di Commissione Europea e Banca Centrale Europea e il voto del Parlamento Ue. Il Consiglio ha fissato il tasso di conversione irrevocabile a 1,95583 lev per un euro, garantendo una transizione tecnica ordinata. Tuttavia, l’ingresso nella moneta unica è avvenuto nel peggior momento politico possibile: a dicembre il governo guidato da Rosen Željazkov si è dimesso sotto la pressione di manifestazioni di massa contro la corruzione e le politiche di austerità, lasciando il Paese senza un bilancio approvato per il nuovo anno.
Secondo i sondaggi del ministero delle Finanze, solo una risicata maggioranza dei bulgari guarda con favore all’euro: il 51% è favorevole, il 45% contrario. Una spaccatura che riflette paure concrete. Il reddito medio mensile si aggira intorno ai 1200 euro, tra i più bassi dell’Unione, e molti temono che l’introduzione della moneta unica porti a rincari dei prezzi, erodendo ulteriormente il potere d’acquisto. Un timore rafforzato dalle esperienze di altri Paesi e dalle recenti difficoltà attraversate dall’Eurozona, dalla crisi del debito del 2010 fino alle tensioni inflazionistiche più recenti.
Gli economisti avvertono che, nel breve periodo, l’euro difficilmente produrrà benefici tangibili per la popolazione. La corruzione endemica, la debolezza dello Stato di diritto e l’instabilità politica rischiano di frenare la crescita e di limitare l’accesso efficace ai fondi europei, fondamentali per uno dei Paesi più poveri dell’Ue. Anche la Bce, pur definendo la scelta “virtuosa” nel lungo periodo, ha ammesso la possibilità di aumenti dei prezzi nella fase iniziale.
Con prezzi esposti in doppia valuta e l’inflazione tornata sopra il 5% nel 2025, la Bulgaria entra nell’euro più per obbligo geopolitico che per reale consenso interno. Per molti cittadini, più che una conquista storica, la moneta unica appare oggi come un salto nel buio.
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