18 Dicembre 2025
Fonte: imagoeconomica
Julian Assange rompe nuovamente il silenzio e passa all’attacco del Premio Nobel per la Pace, presentando una denuncia formale contro la Fondazione Nobel per l’assegnazione del riconoscimento 2025 a María Corina Machado. Secondo il fondatore di WikiLeaks, il Nobel sarebbe stato snaturato e trasformato da strumento di pace a strumento di guerra, premiando una figura che sostiene apertamente Stati Uniti, Israele, la militarizzazione e il cambio di regime in Venezuela.
La denuncia è stata depositata in Svezia e coinvolge circa trenta persone legate alla Fondazione Nobel, inclusi i suoi vertici. Le accuse sono pesantissime: appropriazione indebita di fondi, facilitazione di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e finanziamento del crimine di aggressione. Per Assange, l’assegnazione del premio alla leader dell’opposizione venezuelana rappresenta una "grossa appropriazione indebita" e un atto che rischia di "facilitare crimini di guerra" ai sensi del diritto svedese. Secondo il fondatore di WikiLeaks, premiando Machado, il Comitato avrebbe tradito lo spirito del testamento di Alfred Nobel, che prevedeva il riconoscimento a chi avesse contribuito alla fratellanza tra i popoli e alla riduzione degli eserciti permanenti. Qui, sostiene Assange, avviene esattamente l’opposto.
Al centro della contestazione c’è la linea politica di María Corina Machado, definita da Assange apertamente interventista. L’esponente venezuelana ha più volte sostenuto la necessità di un intervento militare straniero contro il governo di Nicolás Maduro, allineandosi alle posizioni più dure dell’amministrazione Trump e dei settori più militaristi di Washington. Dopo l’assegnazione del Nobel, Machado ha inoltre espresso sostegno esplicito a Israele durante la guerra a Gaza, arrivando a parlare direttamente con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e promettendo, in caso di vittoria politica, di spostare l’ambasciata venezuelana a Gerusalemme. Un posizionamento che, per Assange, "la esclude categoricamente" dai criteri del Premio per la Pace.
Nella denuncia, Assange afferma che il Nobel, assegnato a Machado, avrebbe trasformato "un simbolo universale di pace in uno strumento di legittimazione della guerra". Secondo il fondatore di WikiLeaks, il riconoscimento fornisce copertura morale e politica a politiche aggressive, rendendo più accettabile l’idea di sanzioni, interventi armati e invasioni. Non si tratta, sottolinea Assange, di opinioni isolate, ma di una linea coerente fondata sul sostegno alla pressione militare statunitense contro il Venezuela, appoggio alle operazioni israeliane e piena adesione alla logica del regime change.
Uno degli aspetti centrali dell’azione legale è la richiesta di congelare gli 11 milioni di corone svedesi previsti come premio in denaro. Secondo Assange, esiste un "rischio reale" che quei fondi vengano utilizzati per facilitare aggressioni militari, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Sebbene il Premio Nobel per la Pace venga assegnato da un comitato norvegese, Assange sostiene che la Fondazione Nobel, con sede a Stoccolma, debba assumersi la piena responsabilità finanziaria e giuridica della decisione.
La reazione istituzionale, finora, è stata il silenzio. Un silenzio che ricorda quello che ha accompagnato gli anni di detenzione di Assange, prima nell’ambasciata dell’Ecuador e poi nel carcere di Belmarsh, fino al rilascio nel 2024 dopo l’accordo con il Dipartimento di Giustizia statunitense. Con questa denuncia, Assange non chiede riabilitazioni né indulgenze. Torna a fare ciò che lo ha reso una figura scomoda a livello globale, ovvero a collegare fatti, dichiarazioni e responsabilità politiche, mettendo in discussione i meccanismi di legittimazione del potere occidentale.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia