11 Marzo 2026
Fonte: imagoeconomica
Tutto secondo le previsioni per l’inflazione negli USA. L’indice dei prezzi al consumo è aumentato a livello mensile, mantenendo il dato annuo stabile ai livelli più bassi da maggio dello scorso anno. Un dato che rispetta le prospettive degli analisti, ma che nasconde segnali negativi sui prezzi di alcuni prodotti molto acquistati e, soprattutto, non considera la guerra in Medio Oriente, iniziata a marzo.
L’inflazione negli USA è rimasta quindi ferma al 2,4% di gennaio anche nel secondo mese dell’anno. Il dato core, quello al netto dei beni più volatili, come alimentari ed energia, è al 2,5%. In entrambi i casi si tratta di cifre del tutto attese dagli analisti. Una buona notizia per l’amministrazione Biden, che sta cercando di convincere la Fed, la banca centrale del Paese, ad abbassare i tassi.
A livello mensile, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,3%, in leggera accelerazione rispetto ai due decimi di punto percentuale registrati a gennaio. A fornire il contributo maggiore sono stati però i prezzi degli alloggi, dato che rivela un aspetto pericoloso di questa rilevazione.
Alcuni dei parametri più percepiti dalla popolazione stanno infatti subendo rialzi maggiori del resto del mercato. Gli alimentari, in particolare, crescono a livello annuo del 3,1%. Questo è un problema per la Casa Bianca, visto che la spesa per i pasti è una tra le più facilmente percepite dalla popolazione, specie in caso di aumenti.
Infine, questi dati, essendo limitati al mese di febbraio, non includono gli effetti della guerra in Medio Oriente. Il picco del prezzo del petrolio potrebbe portare a un nuovo aumento dell’indice dei prezzi al consumo, ma sarà possibile capire i dettagli solo a partire da aprile.
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