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Mps, assemblea al sì per nuovo statuto, Mediobanca verso il delisting del residuo 13,67% e fusione; in Borsa +2,3% e +6,6%

Secondo i rumors raccolti dal GdI, Lovaglio viaggia spedito verso l’anticipazione del piano industriale e il delisting di Mediobanca, forte anche per il sì alla possibilità di presentare la lista del CdA

04 Febbraio 2026

MPS verso il delisting di Mediobanca, con Ops e squeeze out del residuo 13,67% di Piazzetta Cuccia (€2,1 mld); in Borsa scatta a +7,6%

Luigi Lovaglio, Ceo Monte dei Paschi di Siena e Alessandro Melzi d'Eril, CEO Mediobanca

MPS, l'assemblea verso il sì per nuovo statuto, Mediobanca verso il delisting del residuo 13,67% di Piazzetta Cuccia (€2,1 mld) e fusione. In Borsa MPS registra un +2,3% all'apertura mentre Mediobanca un +6,6%

Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS), secondo i rumors raccolti da Il Giornale d'Italia, starebbe portando avanti una delle operazioni più complesse e ambiziose del settore bancario italiano degli ultimi anni: il controllo completo e il delisting di Mediobanca, storico istituto di Piazza Affari. Dopo mesi di trattative e offerte pubbliche, MPS ha raccolto una quota di adesioni tale da consolidare il proprio controllo su Piazzetta Cuccia e spianare la strada verso la revoca dalla Borsa.

L’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi di Siena ha votato sì alle modifiche dello statuto, cioè alle regole che stabiliscono come viene governata la banca e come si nominano i suoi vertici. Il punto centrale del nuovo statuto è che consente al consiglio di amministrazione uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo del cda. Questo rafforza la continuità della gestione attuale e, di fatto, consolida la posizione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio e della strategia che ha messo in campo.

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Secondo diverse fonti di mercato e dai rumors raccolti, la Banca Centrale Europea (BCE) starebbe esercitando una forte pressione su Monte dei Paschi affinché il nuovo piano industriale, comprensivo dell’integrazione con Mediobanca e del possibile delisting, venga presentato senza ulteriori ritardi e in linea con i requisiti di solidità e competitività richiesti a livello europeo. In particolare, Francoforte avrebbe indicato la necessità di una visione strategica chiara e definita, evitando ulteriori slittamenti del piano industriale.

Di questa operazione se n'era già parlato a settembre, quando Lovaglio stava valutando gli ultimi nomi per il CEO di Mediobanca, totonomi vinto poi da Alessandro Melzi d'Eril. Infatti, in quell'occasione era stato anticipato che Siena avrebbe proceduto a breve nello squeeze out e delisting di Mediobanca e integrazione della stessa come divisione di Mps

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Andando a ritroso nel tempo, l'operazione era partita con un’offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata da MPS. A settembre 2025 Monte Paschi è arrivata a poi ad avere l’86,3% del capitale Mediobanca in mano a Siena. Ora, Rocca Salimbeni può procedere verso una Opas residuale sul restante (13,67%) del capitale, stimata in circa 2,1 miliardi di euro, per ottenere il 100% e chiudere definitivamente la quotazione.

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Il prezzo offerto agli azionisti combina corporate cash e nuove azioni MPS, con un premio rispetto alle quotazioni precedenti all’offerta, rendendo l’operazione più attraente per i soci. Una volta raggiunta la totalità del capitale, MPS potrà procedere allo squeeze‑out, cioè all’acquisto forzoso delle azioni residue, e al delisting dalla Borsa italiana, togliendo Mediobanca dalla negoziazione pubblica.

La mossa ha trovato un’accoglienza positiva nel mercato: il titolo Mediobanca ha registrato un rialzo del 6,6% a Piazza Affari, segno che gli investitori vedono con favore la prospettiva di una semplificazione della governance e la possibilità di realizzare le sinergie attese dall’integrazione tra le due banche. MPS ha registrato un +2,3%.

L’operazione, oltre a rafforzare la posizione di MPS nel sistema finanziario italiano, apre scenari di integrazione strategica e potenziali sinergie di costo e di ricavo, ma richiede anche una gestione attenta del rapporto con gli azionisti di minoranza che ancora non hanno aderito all’offerta.

Cosa pensano gli analisti

Il piano di fusione non riguarda solo la strategia, ma anche i numeri: si stima che l’integrazione possa generare circa 700 milioni di euro di benefici all’anno, tra risparmi sui costi, maggiori ricavi e una gestione più efficiente dei finanziamenti. Gli analisti sottolineano che un rallentamento o un ripensamento dell’integrazione potrebbe mettere pressione sul titolo. In particolare, Deutsche Bank avverte che rinunciare al delisting e mantenere un flottante rilevante di Mediobanca sarebbe negativo sia per MPS sia per Mediobanca.

Secondo gli esperti, esistono scenari diversi. Con MPS all’86% del capitale di Mediobanca, le sinergie potrebbero raggiungere i 600 milioni e la redditività migliorare, con un rendimento dei dividendi attorno al 10%. Il quadro migliore rimane comunque la piena integrazione al 100%, che aumenterebbe la flessibilità strategica della banca, il capitale disponibile e la capacità di remunerare gli azionisti. Al contrario, una riduzione della partecipazione di MPS rischierebbe di provocare un forte sell-off e uno sconto strutturale sul titolo. Il messaggio degli analisti è quindi chiaro: lo status quo può funzionare nel breve periodo, ma solo una fusione completa con Mediobanca è in grado di massimizzare il valore nel medio-lungo termine.  Interventi pubblici come quello del CEO di Mediolanum, Massimo Doris, evidenziano che l’attenzione rimane alta, ma ciò che conta è preservare il marchio Mediobanca.7

MPS, Mediobanca, Generali: il nodo sinergie

Quando a giugno la Banca centrale europea ha autorizzato l’Ops lanciata da Mps su Mediobanca, ha posto una condizione molto chiara: entro sei mesi dalla conclusione dell’offerta, la banca senese dovrà presentare un piano di integrazione dettagliato. Un documento che dovrà spiegare come cambieranno il capitale, la strategia digitale, la governance, i sistemi informatici e, soprattutto, quali saranno le sinergie reali tra i due gruppi.

Da questo piano passano infatti 2 miliardi di euro di valore promesso agli azionisti: 1,3 miliardi sotto forma di crediti fiscali e 700 milioni di sinergie. I benefici fiscali extra scatteranno solo nel momento in cui Mps supererà il 50% del capitale di Mediobanca, mentre le sinergie vere e proprie diventeranno pienamente realizzabili solo con il controllo qualificato del 66,67%, che consente l’integrazione effettiva delle attività.

La filosofia dell’operazione è chiara: portare ai clienti di Mps, in particolare alle piccole e medie imprese, i servizi più sofisticati di Mediobanca. Ma l’integrazione non sarà a senso unico. Anche Mps porterà in dote asset rilevanti: la piattaforma tecnologica di Widiba potrà migliorare l’offerta digitale di Mediobanca Premier, mentre il gruppo potrà spingere con maggiore forza sul credito al consumo attraverso Compass, già marchio solido e partner consolidato.

Dal successo di questa integrazione dipenderà anche il futuro di Mps in Borsa. Il titolo è in forte crescita da due anni (oggi, ricordiamo, ha aperto con un +2,3%) ma secondo diversi analisti ha ancora margini di miglioramento se il gruppo riuscirà ad aumentare il peso delle attività più redditizie e meglio valutate dal mercato. Oggi il business di Mps è quasi interamente concentrato sulla banca commerciale tradizionale; con l’integrazione, la quota di attività ad alta redditività salirebbe al 45%.

Nel nuovo gruppo, il credito al consumo peserebbe circa il 18%, le gestioni patrimoniali l’8%, la banca d’affari il 5% e le polizze assicurative di Generali il 12%. Un mix più equilibrato e più remunerativo. Non a caso Deutsche Bank ha recentemente alzato il prezzo obiettivo su Mps da 9 a 11 euro, stimando che questo nuovo profilo possa portare il rapporto prezzo/utili dagli attuali livelli a circa 8,8 nel 2027.

Il ruolo di Luigi Lovaglio 

Sempre entro i primi giorni di marzo, Mps dovrà anche presentare una lista di 20 candidati per il nuovo consiglio di amministrazione: 12 entreranno effettivamente nel cda, mentre 3 saranno scelti da una lista di minoranza preparata dai fondi di investimento.

Per il rinnovo del CdA del Monte dei Paschi di Siena, il CEO Luigi Lovaglio viaggia spedito verso il bis, rivendicando i traguardi raggiunti nel suo mandato, come da rumors raccolti da Il Giornale d'Italia. Il banchiere difende i risultati di una gestione che ha visto il titolo passare dai 2 euro di tre anni fa fino ai massimi storici di 9,3 euro di inizio anno, garantendo ai soci cedole per 1,4 miliardi di euro.

Oggi si tiene l’assemblea straordinaria della banca, a porte chiuse, in cui i soci voteranno modifiche statutarie importanti, tra cui la riduzione delle riserve sugli utili, l’innalzamento dei tetti ai bonus, la rimozione dei limiti di mandato per gli amministratori e l’introduzione di vice presidenti. L’affluenza stimata supera il 73%, con forte partecipazione degli investitori istituzionali come BlackRock. Dopo l’assemblea, il presidente Nicola Maione coordinerà i contatti con i soci per completare la lista del nuovo consiglio entro fine mese. La procedura limita i contatti diretti del CEO con gli azionisti, una misura pensata per tutelare la banca nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano.

Il destino di Monte dei Paschi di Siena si trova a un bivio che si risolverà nel giro di un mese. Entro il 3 marzo, infatti, dovranno essere ufficializzati i nomi per il rinnovo del consiglio di amministrazione, una decisione che passerà poi al vaglio dell'assemblea dei soci il prossimo 15 aprile.

Rinnovo CdA MPS, Luigi Lovaglio in pole per il bis come Ceo, prosegue il totonomi ma ipotesi ricambi nel 2027 o 2028 - RUMORS

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