Unicredit e Generali studiano le sinergie, al vaglio accordo in sostituzione di Natixis e Amundi per risparmio gestito e di Allianz per polizze

Allo studio un possibile accordo tra UniCredit e Generali sul risparmio gestito e polizze vita e danni, mentre resta aperto il canale di Unicredit con Delfin e gli eredi Del Vecchio per l'acquisto delle loro partecipazioni in MPS e Generali - I rumors de Il Giornale d'Italia

Sembrerebbe sempre più concreta l'opzione che Unicredit, guidata dall'AD Andrea Orcel, e Generali, con Philippe Donnet come CEO, possano finalizzare un accordo industriale con ampie sinergie; dai rumors raccolti da Il Giornale d'Italia, infatti, sarebbe al vaglio un possibile accordo sul risparmio gestito, in sostituzione di Amundi (con cui Unicredit vorrebbe chiudere entro la fine del 2027), Natixis (dove l'accordo da 1.900 miliardi con Generali ha visto la fine a dicembre 2025), nonché sul fronte polizze vita e danni, dove attualmente è in essere un accordo Unicredit-Allianz, in scadenza nel 2027.

In tale ambito, sempre dai rumors raccolti da Il Giornale d'Italia, resta aperto il canale di Unicredit con Delfin e gli otto eredi Del Vecchio per l'acquisto delle loro partecipazioni in MPS (17,53%) e Generali (10,05%).

Il mercato finanziario italiano scommette infatti su un possibile nuovo capitolo nella relazione tra UniCredit e Generali, anche in considerazione delle "prove di dialogo" e interlocuzioni in corso tra Orcel e Donnet per discutere di possibili alleanze industriali e societarie, in particolare nel risparmio gestito, anche se fonti vicine alle due società hanno indicato che il meeting non sarebbe  imminente.

Le interlocuzioni avvengono in una situazione che vedrebbe alla finestra come "non interessata" la principale banca italiana, Intesa Sanpaolo. Carlo Messina, in occasione della presentazione del piano d'impresa 2026-2029, ha chiarito che a loro "non interessa quello che fa Generali", considerato che ISP nel Risparmio gestito è "l'unico ad avere masse per oltre €1 trilione"

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In realtà, la stessa Intesa Sanpaolo, nel 2017 era interessata ad acquisire Generali, interesse poi rilanciato a inizio 2025. L'ipotesi del CEO Messina negli "affari Generali" era stata valutata anche per far da sponda al governo e favorire l’operazione MPS su Mediobanca e una revisione della governance di Generali

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Gli analisti del resto vedono un “solido razionale industriale” in una possibile collaborazione tra Unicredit e Generali. Secondo Equita, Generali potrebbe rafforzare le masse in gestione per conto terzi, oggi pari a €264 miliardi, mentre UniCredit si troverebbe a cercare un nuovo partner strategico dopo la fine della partnership con Amundi prevista nel 2027, fine voluta dallo stesso Orcel, che sta cercando di azzerare le masse in gestione del partner francese.

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Anche il Leone di Trieste è alla ricerca di un nuovo partner, dopo la fine degli accordi con Natixis. Infatti, l'italiana Generali e la francese BPCE, controllante di Natixis, hanno annunciato lo stop alle trattative per la join venture da €1.900mld tra le rispettive attività di asset management, concludendo che "non sussistono le condizioni per raggiungere un accordo definitivo". La trattativa è saltata anche a causa del successo dell’Opas di Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca, che ha portato la banca toscana a puntare proprio su Generali, come anticipato da Il Giornale d’Italia.

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L'avvicinamento con Unicredit avverrebbe in una situazione di stallo di MPS - Mediobanca nell'affondo su Generali, che avrebbe dovuto convergere nel disegno "romano" nel cd "terzo polo allargato", stallo causato dalle indagini della Procura e di Consob sul possibile "concerto" tra Delfin e Caltagirone, che comporterebbe, tra le varie, l'obbligo del lancio di un'Opa su Generali.

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Gli esperti sottolineano inoltre che il confronto potrebbe estendersi anche al settore assicurativo, con la scadenza dell’accordo bancassicurativo tra UniCredit e Allianz nel 2027. Anche il presidente di Unipol Carlo Cimbri non ha chiuso le porte a una collaborazione con Unicredit: "Noi andiamo avanti per la nostra strada ma in futuro è tutto possibile, io non escludo nulla". Secondo le recenti analisi, la partnership tra le due realtà avrebbe senso, ma rimane poco probabile una più ampia operazione di m&a che coinvolga anche la banca modenese Bper, partecipata di Unipol al 19%.

Per quanto riguarda il mercato, le indiscrezioni sull’incontro tra i ceo avrebbero già alimentato un certo appeal speculativo su Generali e, in misura indiretta, anche su Banca Generali. Nonostante il giudizio di Equita resti prudente, Hold su Generali (target 35,5 euro) e Buy su UniCredit (target 83 euro), gli analisti ritengono che dal punto di vista industriale i margini per un’intesa siano concreti e significativi.

UniCredit è il terzo azionista di Generali con una quota complessiva del 6,68%, tra partecipazioni dirette e strumenti derivati, mentre la partnership industriale esiste già in Europa centro-orientale: dal 2018, infatti, Generali colloca polizze danni attraverso gli sportelli UniCredit, un accordo valido fino al 2033.

Tuttavia, il mercato si interroga sulle reazioni di altri attori: Delfin della famiglia Del Vecchio e Caltagirone, principali azionisti. Infatti, nelle scorse settimane si è aperta la possibilità di vedere la famiglia Del vecchio vendere a Orcel le quote proprio di Generali, ma non solo. 

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Delfin, posseduta al 12,5% da ogni erede Del Vecchio e con la guida di Francesco Milleri, ha il 10,05% di Generali e il 17,5% di MPS. Ma MPS, tramite Mediobanca, ha il 13,19% di Generali. Se Unicredit quindi dovesse fare "shopping massivo" e unire le quote che ha già si ritroverebbe al limite del 30% di Generali (e precisamente al 29,9%, un filo sotto la soglia dell'Opa obbligatoria).

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Ovviamente, tutto poi ricadrebbe sul Governo e sulla BCE in quanto Delfin, non essendo un operatore bancario, e quindi non potendo esercitare alcuna attività di gestione "diretta", dovrebbe trovare l'ok del ministro Giancarlo Giorgetti nonche della Banca Centrale Europea. Se si parla di Governo, però non si può non ricordare che il governo Meloni con Orcel ha già avuto "qualche trascorso" in fatto di operazioni "strategiche". 

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Differenze strategiche tra Orcel e Donnet e un possibile ingresso inatteso

I due Ceo hanno priorità leggermente divergenti: Orcel punta a internalizzare le “fabbriche prodotto”, replicando la strategia già applicata nelle assicurazioni Vita, mentre Donnet guarda più all’espansione internazionale nel risparmio gestito, con un focus minore sull’Italia. Tuttavia, Andrea Orcel vorrebbe "rimanere italiano".

Due possibili alternative per Unicredit potrebbero essere Bnp Paribas e Azimut. Se prendiamo quest'ultimo l’asset manager milanese guidato da Pietro Giuliani ha siglato a fine 2022 una partnership con la banca per distribuire prodotti di risparmio gestito in Italia. L’accordo, operativo dal 2023, prevede un diritto di prelazione per Unicredit, che potrebbe rilevare la joint venture entro il 2028.

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Il terreno industriale per un’alleanza c’è, i precedenti di collaborazione esistono, e il mercato già ne sconta gli effetti. Resta però un quadro complesso: incontri ancora da fissare, divergenze strategiche tra i ceo, possibili reazioni di azionisti e governo. Tra razionale industriale e concretezza operativa, il futuro dell’asse UniCredit-Generali resta ancora da scrivere.