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Pirelli, il 34% delle azioni sono controllate da Sinochem, il governo valuta il congelamento dei diritti di voto per tutelare il mercato Usa

Il golden power potrebbe sbloccare la governance prima dell’assemblea di primavera, garantendo a Pirelli di operare negli Stati Uniti e proteggendo la tecnologia Cybertyre dalla limitazione imposta dagli Usa

07 Gennaio 2026

34% delle azioni Pirelli controllate da Sinochem, il governo valuta il congelamento dei diritti di voto per tutelare il mercato Usa

Marco Tronchetti Provera

Pirelli, il governo valuta il golden power per congelare i diritti di voto di Sinochem. L’ipotesi allo studio servirebbe a sbloccare lo stallo nella governance e a tutelare l’accesso al mercato statunitense, minacciato dalle restrizioni Usa sui gruppi con azionariato cinese.

Il governo italiano torna a valutare un intervento su Pirelli attraverso l’esercizio del golden power. L’obiettivo sarebbe consentire al gruppo della Bicocca di continuare a operare senza vincoli negli Stati Uniti, congelando i diritti di voto di Sinochem, primo azionista con una quota intorno al 34%. La misura entrerebbe in gioco come soluzione estrema nel caso in cui non si arrivasse a un accordo tra il socio cinese e Marco Tronchetti Provera, secondo azionista con oltre il 25% tramite Camfin e Mtp spa.

Lo scenario e l’ipotesi golden power

Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni starebbe valutando l’uso di quella che viene definita “l’ultima risorsa disponibile” per superare l’attuale impasse societaria. Il congelamento dei diritti di voto di Sinochem consentirebbe a Pirelli di evitare i rischi legati alle nuove regole statunitensi che, a partire da marzo, potrebbero vietare la commercializzazione di prodotti contenenti hardware e software in grado di raccogliere dati, se riconducibili a gruppi con una forte presenza cinese nell’azionariato.

Il nodo degli Stati Uniti

Il mercato americano rappresenta una posta strategica per Pirelli. Gli Stati Uniti valgono infatti almeno un quinto dei ricavi del gruppo, in particolare nella fascia dei pneumatici premium. Il rischio concreto è che la società non possa commercializzare prodotti ad alto contenuto tecnologico, come quelli dotati della tecnologia Cybertyre, progettata per raccogliere e trasmettere dati in tempo reale al fine di migliorare sicurezza e prestazioni dei veicoli. Un eventuale blocco avrebbe un impatto diretto sul posizionamento competitivo del gruppo.

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Assemblea e governance sotto osservazione

Il timing dell’ipotesi golden power non è casuale. Si avvicina infatti l’assemblea chiamata a rinnovare la governance di Pirelli. Il patto parasociale tra Sinochem e Tronchetti Provera scadrà il 19 maggio, prima dell’assemblea primaverile in cui dovrà essere rinnovato anche il consiglio di amministrazione. In assenza di un’intesa, il rischio è quello di uno scontro assembleare con la presentazione di liste contrapposte da parte del socio cinese e del fronte italiano. Il congelamento dei diritti di voto di Sinochem potrebbe neutralizzare questo scenario e facilitare una gestione più stabile.

Le trattative tra soci

Le interlocuzioni tra le parti sono in corso. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato che il governo ha riportato Sinochem e il management di Pirelli al tavolo dopo il rifiuto, da parte cinese, delle proposte avanzate dalla società guidata da Tronchetti Provera. Sinochem, nel frattempo, ha nominato Bnp Paribas come advisor per valutare le opzioni strategiche disponibili, segnale di una fase ancora aperta ma complessa.

La reazione del mercato

Le indiscrezioni sull’eventuale intervento governativo hanno avuto un impatto immediato in Borsa. Nella prima parte della seduta a Piazza Affari, il titolo Pirelli ha registrato un rialzo superiore all’1%, scambiando intorno ai 6 euro. Il mercato sembra quindi interpretare l’ipotesi di una soluzione istituzionale come un fattore di riduzione dell’incertezza.

Il giudizio degli analisti

Anche gli analisti guardano con attenzione all’evoluzione dell’azionariato. Citi ha sottolineato che eventuali novità sul fronte della governance potrebbero rendere il titolo un’interessante opportunità di investimento. Secondo la banca d’affari, Pirelli resta valutata a sconto rispetto ai principali produttori globali di pneumatici, nonostante margini e capacità di determinare i prezzi superiori alla media del settore. Inoltre, una possibile riduzione della partecipazione cinese potrebbe aprire la strada a un’espansione produttiva negli Stati Uniti e a una rivalutazione del titolo nel medio termine.

Il riassunto dei fatti

Dieci anni dopo l’ingresso dei capitali cinesi in Pirelli, salutato all’epoca come un’opportunità di crescita internazionale, la situazione si è radicalmente complicata a causa delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina. Le nuove restrizioni imposte da Washington sulle tecnologie considerate sensibili — introdotte durante la presidenza Trump — mettono infatti a rischio il mercato americano, che vale circa 1,7 miliardi di euro per il gruppo milanese. Al centro del caso c’è il Cyber Tyre, il pneumatico “intelligente” dotato di software e sensori sviluppato da Pirelli, che potrebbe essere bandito negli USA in quanto legato a un azionista cinese. La crisi ha generato frizioni interne, con Sinochem che ha votato contro il bilancio 2024, pur non riuscendo a bloccarne l’approvazione. Sullo sfondo, cresce il timore che l’atteggiamento protezionista americano scoraggi futuri investimenti stranieri in Italia ed Europa, spingendo il Paese a scegliere tra allineamento politico con Washington o autonomia economica verso nuovi mercati. Intanto, da Pechino arrivano segnali di irritazione: secondo l’ex sottosegretario Michele Geraci, la Cina potrebbe reagire penalizzando le imprese italiane attive nel Paese, dove Pirelli è presente dal 2005 con tre stabilimenti e un centro di ricerca nella provincia di Shandong.

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