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Nomine Fincantieri: Giuseppe Bono lascia il timone dopo vent'anni. Ricavi cresciuti da 2,2 a 7 mld

L’amore a prima vista, il risanamento e il rilancio su scala mondiale: i vent'anni di Giuseppe Bono alla guida di Fincantieri, dalla quotazione in Borsa fino alla mancata acquisizione dei cantieri francesi di Saint-Lazare

21 Aprile 2022

Giuseppe Bono e Fincantieri: l’amore a prima vista, il risanamento, il rilancio su scale mondiale

Giuseppe Bono (Fonte: la Presse)

“Io sono un pigro. Non mi piace viaggiare, eppure ho girato il mondo. Non mi piace mangiare al ristorante, eppure potrei pubblicare una guida. Adesso mi gusterò il piacere di fare quello che mi piace fare: andare in campagna in Abruzzo, accendere il camino, fissare le fiamme che ardono come quand’ero bambino”, così Giuseppe Bono, ad della Fincantieri per ben 20 anni, in un’intervista all’Espresso, a testimonianza di una certa costanza dell’indole umana che decreta come non sia sufficiente talvolta essere l’uomo giusto, ma sedere al posto giusto.

Giuseppe Bono è un uomo che per 20 anni è stato seduto al posto giusto: alla guida della Fincantieri, che oggi è il più importante gruppo navale d’Europa. Un uomo saldamento ancorato alla terra che ha saputo fare del mare il suo successo.

L’ad che ha guidato il risanamento della Fincantieri rendendo possibile il suo rilancio su scala mondiale lascia infatti il timone dell’azienda all’età di 78 anni dopo cinque mandati; una chiara scelta di discontinuità infatti quella dell’esecutivo Draghi, che al suo posto designa Pierroberto Folgiero, attuale ad della Maire Tecnimont, ed elegge alla presidenza un generale: Claudio Graziano. 

Si sa, tutto cambia, e la nomina di un nuovo ad era già nell’aria da tempo, come per altro anticipato da Il Giornale d’Italia, eppure non può che lasciare un po' interdetti la scelta di non affidare allo stesso Bono la presidenza della società.

Chi è Giuseppe Bono: cv e bibliografia dell’ad di Fincantieri

Giuseppe Bono, laureato in economia e commercio, ha iniziato la sua carriera in Omeca (Gruppo Fiat- Finmeccanica) per poi approdare in EFIM dove lavorò per 22 anni e dove gli verranno affidate cariche di crescente responsabilità.  E’ il 1993 quando sbarca in Finmeccanica, per diventarne poi Direttore Generale nel 1997 e amministratore delegato nel 2000. 

Ben presto però, nel 2002, il suo destino incontrerà (ribaltandolo) quello della Fincantieri, la società cantieristica che a metà secolo scorso era nata proprio da una costola di Finmeccanica, con la quale, come ha sottolineato lo stesso Bono, è stato subito “amore a prima vista”.

Pensiamo che l’alba del nuovo millennio si apre con eventi che segnano nel profondo la coscienza comune ma anche l’economia del nostro paese: basti pensare che il  1° gennaio del 2002  per 12 Paesi appartenenti all’Unione Europea entra in circolazione l’euro.

Si apre pochi mesi dopo l’era di Giuseppe Bono alla Fincantieri, oggi il più grande gruppo navale d'Europa. Ma le cose non stavano certo così nel 2022: "Quando sono arrivato l’azienda era un disastro, era in vendita. Il governo non sapeva che farsene. Oggi ha un ottimo bilancio e ordini per 36 miliardi di euro. Io lascio questa dote e i miei migliori auguri”, commenta Bono all’Espresso.

Per la precisione nel 2002 il portafoglio ordini era di 6 miliardi e i ricavi si attestavano ai 2,2 miliardi. Lo scorso anno il portafoglio ordini si attesta oltre quota 35 miliardi e i ricavi sono passati a più di 7 miliardi.

Nel periodo l’Ebitda è triplicato: da 164 a 500 milioni di euro.

Il capitale umano continua ad essere in forte crescita, e in vent’anni da 10mila unità ne conta oggi 20mila.

Ma quali sono le tappe di questo successo?

Fincantieri e l’era di Giuseppe Bono: la quotazione in borsa, le acquisizioni, i cantieri di Saint Laizare

Negli anni 90’ a infondere nuova linfa nel settore della cantieristica navale è il boom delle navi da crociera. La Fincantieri conquista una grande fetta del segmento, con una quota di mercato nel 1995 al di sopra del 25%. Nel 2002, quando Giuseppe Bono prende il timone della società, Fintecna incorpora l’IRI e dunque anche la partecipata Fincantieri, mentre il Ministero dell’Economia acquisisce l’interezza del capitale sociale che cede poi alla CDP.

Da questo momento in poi parte un decennio cruciale che culmina con quella che sembrava un’impresa allora molto difficile: la quotazione in Borsa di Fincantieri.

In Piazza Affari davanti a Palazzo Mezzanotte la mattina del 15 giugno 2014 sorge una gigantesca prua: il mare solcato da Giuseppe Bono conquista così Borsa Italiana.

Solo qualche anno prima, nel dicembre del 2012, le prime importanti e audaci acquisizioni: per 900 milioni di euro infatti la società italiana acquista la STX OSV HOLDING, leader al mondo per la costruzione di navi per l’estrazione di petrolio e gas naturale. Un decisivo cambio di rotta che sancisce l’ingresso nel settore della navalmeccanica offshore.

Vard, tipico faro norvegese, è il nuovo nome della holding che a sua volta acquisisce la canadese STX CANADA MARINE.

Poco dopo lo sbarco in Borsa, il 9 ottobre del 2014, un importante sinergia rafforza ulteriormente la Fincantieri. Con Finmeccanica, oggi Leonardo, la società guidata da Bono firma un accordo per la costruzione di navi militari supportate da un importante collaborazione di ricerca e sviluppo.

Le società raccolgono e si fanno portavoce dunque della forte spinta all’innovazione che in quegli anni conquista anche il nostro Paese. Continua intanto anche la produzione delle navi da crociera: il 21 novembre 2014 viene infatti siglato un accordo con la Carnival.

Nel 2017 ha inizio la grande operazione che avrebbe dovuto portare all’acquisto dei cantieri francesi di Saint-Lazare.

L’accordo per l’acquisto di azioni dei Chantiers de l’Atlantique, era stato firmato dalla Fincantieri, dallo stato francese, con a capo Hollande, e da Naval Group il 2 febbraio 2018 e prevedeva la cessione del 66.6% del capitale per un costo di 79,5 milioni, dopo il fallimento della casa madre sudcoreana STX CORPORATION.

Ma l’operazione si concluderà con un nulla di fatto dopo che la Francia esercita il diritto di prelazione sulla società, nazionalizzando quindi i cantieri.

Dopo un tira e molla tra l’Eliseo e Palazzo Chigi nel 2018 Fincantieri firma l’accordo di compravendita per l’acquisizione del 50% del capitale per 59,7 milioni di euro. Arriva poi nuovamente lo stop: a gennaio 2019 la Commissione dell’UE blocca l’acquisizione perché accoglie la richiesta dello stato francese e tedesco di esaminare la proposta. Arriviamo così ai nostri giorni e alla pandemia da Coronavirus che rallenta ulteriormente l’operazione.

Giuseppe Bono non porta dunque questa operazione in porto e deve abbandonare il timone lasciando l’acquisizione inclusa. Lascia però, oltre a un’azienda con ricavi che si attestano ad oltre 7 miliardi, un’intramontabile eredità, ricordandoci, a maggior ragione in questi tempi difficili, quale debba essere la giusta direzione da seguire. Il riscatto del Paese, come Bono ha affermato, è innanzitutto culturale e non può che inscriversi nell’audacia italiana di voler essere leader, nella voglia di crescere, nella potenza dell’innovazione per costruire grandi cose e solcare nuove rotte.

 

 

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