Lunedì, 09 Marzo 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Propaganda per scimmie, ovvero come gestire lo zoo globale che porta al globalismo, parte 1: semplificazione del messaggio

Il globalismo ha prodotto lo zoo globale e un multiculturalismo ridotto a spettacolo, in onda su History channel, TikTok e i siti porno

09 Marzo 2026

Gli inganni della propaganda globalista

La studio della comunicazione mainstream svela che viviamo in uno zoo a cielo aperto gestito tecnicamente. Il logos, da strumento di elevazione mentale e spirituale, viene utilizzato come strumento orwelliano per amputare le menti e i corpi. È questo la tecnocrazia: un immenso Truman show su scala globale – il Truman show eretto a sistema. Magie linguistiche nere avvengono nelle nostre tasche e nei nostri cervelli – magie cui la società materialista dà il nome di propaganda. Scendiamo nei meandri del fenomeno.

Non si potevano sradicare le comunità locali e le loro tradizioni senza immetterle in un immenso circo luccicante, linguisticamente e musicalmente camuffato. Siamo usciti dal panettiere per entrare nell’ipermarket: quello che abbiamo guadagnato in possibilità di mercato, l’abbiamo pagato in termini di autenticità. Che questo zoo globale – altri l’hanno chiamato “villaggio” – abbia prodotto l’individualismo più sfrenato, è una conseguenza automatica del processo. L’eliminazione dei vincoli di prossimità e l’immissione in serbatoi umani di massa non genera una nuova e superiore unificazione, bensì l’atomismo. Nello zoo, gli animali sono perfettamente individuati, separati, etichettati. Come i prodotti al supermercato: alienati dall’ambiente, imballati, ciascuno al suo posto, in competizione reciproca – per soldi, likes, followers. Il perfetto bellum omnium contra omnes: orizzontale, egotistico, sempre latente, in larga misura fittizio. Efficienza zootecnica. Il globalismo ha prodotto lo zoo globale e un multiculturalismo ridotto a spettacolo, in onda su History channel, TikTok e i siti porno.  

Dal globalismo al tribalismo hi-tech

Questo paradigma è collassato su sé stesso. Al volemose bene del villaggio globale subentra la lotta tra bande etnicamente e/o ideologicamente armate del TRIBALISMO HI-TECH. L’ecumenismo coatto post-Concilio Vaticano II ha contrabbandato l’idea della superabilità di ogni differenza – in nome di cosa? Di una pretesa cultura superiore, in grado di assorbire, nel vero e nel bene, ogni altra? di attuare la finale convergenza degli uomini concreti in un’antropologia dell’indistinto? No. L’unificazione delle differenze in una metacultura autentica non si è verificata. L’illusione che il mercato potesse addomesticare le differenze nel gioco egoistico dell’accumulo di ricchezza reggeva in un’economia prospera, ma collassa nello scenario di crisi attuale. Il globalismo si arena nella giustapposizione problematica – coltello alla mano – al Mc Donald’s. Dal globalismo si passa al neo-tribalismo hi-tech: post-costituzionale, anti-illuministico, già post-transumano(l’umanità inizia a ridere del transumanesimo – cioè a prenderne coscienza).

La propaganda mainstream, però, continua sul vecchio tracciato. Come se nulla stesse accadendo, si ostina a volere l’indistinto: scimmie antropomorfe dotate di un logos amputato tecnicamente. Vediamo l’articolazione di questo processo in diversi ambiti.

La fine delle università e le menzogne transumaniste

Anzitutto una definizione: propaganda è quella comunicazione che ha come fine la creazione, il consolidamento o la giustificazione di un sistema di potere. Il suo fine è il potere, non la verità. La propaganda sta agli antipodi della ricerca. Quando i centri di ricerca diventano fucine di propaganda – come avviene oggi – la ricerca si trasforma in ortodossia. Il pensiero, per evolvere, deve tenersi alla larga da questi luoghi: è quanto accade in Italia. I pensatori più interessanti del panorama nazionale sono accademici in pensione (finalmente liberi di dire ciò che pensano davvero), o studiosi indipendenti. Il pensiero vivo abbandona le istituzioni al soldo della zootecnia nichilista. Il panorama intellettuale italiano (ricordo che viviamo nel Paese che ha prodotto il maggior numero di geni nella storia) vede una contrapposizione netta tra eruditi ridotti a ripetitori impauriti (sotto ricatto salariale misero) di slogan prestabiliti, e ricercatori indipendenti che fanno davvero progredire il sapere. 

Tecnocrazia come zootecnia nichilista: le istituzioni formalmente adibite al sapere elitario diventano altrettanti luoghi d’inculcamento acefalo. Le future classi dirigenti vengono allevate come obbedienti marionette della techne. Scendiamo nel concreto.

La propaganda – zootecnia psicosociale – ricorre a diversi stratagemmi per formattare i ricettori: messaggi subliminali, ripetizioni a oltranza, ipnotiche, principio d’autorità (leggi “esperti” e “scienzah” – per un insight vedi il mio Odio l’esperto, Arca edizioni, 2026), semplificazione goebbelsiana del messaggio, e così via. La propaganda non si rivolge a noi in quanto sapiens, ma quali scimmie da ammaestrare: non c’è dialogo, la riflessione è abolita, lo spazio psicologico è colmato da messaggi che dobbiamo assorbire senza pensiero. Tutto ciò genera un’umanità al ribasso, semplificata, zootecnicizzata. Quando la parola d’ordine è SEMPLIFICAZIONE, possiamo stare certi che l’intenzione soggiacente sia quella di produrre una massa di dementi. Semplificare il messaggio per semplificare la mente, azzoppare la mente per – eventualmente – amputare i corpi.Con la scusa d’includere il ritardato, si abbassano le chances cognitive della maggioranza. L’inclusività fucsia è tutto fuorché democratica: è oclocratica, una degenerazione del buonsenso. Invece di prevedere percorsi differenziati, si unifica nell’indistinto programmando una collettività al ribasso. 

Il principio goebbelsiano della semplificazione è il nemico giurato di ogni pedagogia autentica. Perché lo chiamo “goebbelsiano”? Goebbels, ministro della propaganda nazista, aveva studiato i principi basilari della propaganda e, tra questi, riservava un posto di rilievo alla semplificazione del messaggio: il discorso di potere, per essere efficace, deve risultare comprensibile al maggior numero, cioè livellarsi sui più ignoranti. Così, però, il discorso pubblico s’istupidisce – il logos diventa ignorante, pienamente orizzontale, le comunità perdono risorse mentali invece di guadagnarle. Una comunicazione autolivellantesi sul piano più basso non eleva l’ignorante, ma istupidisce la maggioranza. La saggezza della specie, tuttavia, impedisce l’inveramento del film Idiocracy: sempre più persone abbandonano lo stagno inquinato, per abbeverarsi a fonti alternative.

Come diceva J. S. Mill, la qualità di una nazione dipende dalla qualità degli uomini che la compongono. Quanta più propaganda, tanto meno intelletto, quanto meno intelletto, tanto meno futuro per la nazione. La balla transumanista per cui l’intelligenza artificiale è il futuro – cioè noi umani abbiamo fallito, la macchina ci salverà per un principio di provvidenza robotica  è, appunto, una balla. La cosiddetta “intelligenza” artificiale, senza un intelletto umano che la comprenda e diriga, è uno strumento come un altro: produce tutto e il contrario di tutto. All’antropologia dell’indistinto globalista segue la post-antropologia del super cyborg transumano: un super robot, la versione potenziata di un’umanità inconsapevole. Il superuomo di Nietzsche in salsa hollywoodiana.

I manuali semplificati e i talk show

La pedagogia per scimmie programma, a tavolino, un’umanità più demente. Sotto questo profilo, il manuale scolastico semplificato va di pari passo con i talk show e la burocrazia digitale. Che il professore debba trascorrere 20 minuti al tablet prima di cominciare la lezione, è un parto della tecnocrazia per scimmie, la quale crea ostacoli istituzionali all’elevazione dei sapiens. Si parla spesso di sfoltire la giungla burocratica. Bene: si cominci eliminando i tablet dalle aule, tornando a carta e penna. Newton, Hegel e Mozart non hanno avuto bisogno dei pop-up di Whatsapp, né delle classi virtuali, per divenire dei geni. Solo di recente si vedono i primi tentativi di retromarcia istituzionale – laddove fare un passo indietro, a volte, significa farne cento in avanti.

Nel prossimo articolo analizzerò l’epistemologia per scimmie e la politica per scimmie, ovvero come il discorso sulla verità e sulla politica risenta del principio robotico della semplificazione. 

Di Pietro Cattana

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x