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René Guenon e il pensiero trascendente: impariamo dalla metafisica orientale per non perdere tutto

Persino l'uomo di Neanderthal aveva pensieri trascendenti, la rinunzia da parte dell'homo sapiens ne fa una specie inferiore, un simulacro dell'essere umano

Di Alfredo Tocchi

02 Luglio 2022

René Guenon e il pensiero trascendente: impariamo dalla metafisica orientale per non perdere tutto

SCRITTI PANDEMICI

René Guenon, La metafisica orientale

"La grande differenza tra l’Oriente e l’Occidente (e qui intendiamo esclusivamente l’Occidente moderno), anzi, la sola differenza veramente essenziale, poiché tutte le altre ne sono derivate, è questa: da una parte, troviamo la conservazione della tradizione con tutto ciò che essa implica; dall’altra, l’oblio e la perdita di questa stessa tradizione; da un lato la salvaguardia della conoscenza metafisica; dall’altro, una completa ignoranza di tutto ciò che riguarda questo dominio. Tra civiltà che dischiudono alle loro élite le possibilità che abbiamo cercato di far intravedere (…) e una civiltà che si è sviluppata in un senso meramente materiale, come potrebbe esservi una misura comune? E chi dunque, a meno che non sia accecato da non so quale partito preso, oserà affermare che la superiorità materiale compensa l’inferiorità intellettuale? Diciamo intellettuale, ma intendiamo con ciò l’intellettualità autentica, quella che non si limita all’ordine umano né all’ordine naturale, quella che rende possibile la pura conoscenza metafisica nella sua assoluta trascendenza. Mi sembra che sia sufficiente riflettere un istante su queste domande per non avere alcun dubbio o esitazione sulla risposta che conviene darvi. La superiorità materiale dell’Occidente moderno è incontestabile; e nessuno gliela contesta, ma nessuno gliela invidia. Bisogna dire di più: di questo eccessivo sviluppo materiale l’Occidente rischia di morire prima o poi, se non si rimette in sesto per tempo e non inizia a prendere seriamente in considerazione il “ritorno alle origini” (…). Oggi da più parti si parla molto di “difesa dell’Occidente”; ma, purtroppo, sembra che non si sia capito che è innanzitutto da sé stesso che l’Occidente ha bisogno di essere difeso, che è dalle sue proprie tendenze attuali che provengono i principali e i più micidiali pericoli che lo minacciano davvero. Sarebbe bello meditare a fondo su questo punto e soprattutto invitare a fare lo stesso tutti coloro che sono ancora capaci di riflettere”. Nel 1925, René Guenon pronunziava queste parole in una conferenza tenuta alla Sorbona (La metafisica orientale, Adelphi, Microgrammi n. 16).
Concetti simili a quelli espressi dal Premio Nobel Alexander Solgenitsin nel celebre discorso che pronunziò all’Università di Harvard nel 1978.
L’attualità delle parole di Guenon non mi stupisce affatto. Oggi, proprio come un secolo fa, la crisi dell’Occidente è davanti ai nostri occhi. L’uomo medio Occidentale è un materialista del tutto incapace di pensiero trascendente. Se si professa credente, lo fa per abitudine. “Il fatto è che, nelle condizioni intellettuali in cui versa attualmente il mondo occidentale, la metafisica è qualcosa di dimenticato, di generalmente ignorato, di quasi interamente perduto”. Metafisica, al di là della fisica, di tutto ciò che appartiene al mondo sensibile. Tutte le nostre scoperte sul mondo sensibile “…non portano oltre la cerchia delle conoscenze inferiori, accessibili ai sensi”. (Robert Musil, L’uomo senza qualità). La fede nella scienza ci ha indotto in errore, siamo vittime di un equivoco e ora ne paghiamo tutte le tragiche conseguenze. Molti sono i colpevoli: i metafisici cristiani, coi loro inutili sofismi sul nulla, i positivisti, con la loro rinunzia definitiva a porsi quesiti fondamentali. Non trovo il Discorso sullo spirito positivo di Auguste Comte, sono costretto a citarlo a memoria: “A livello filosofico, lo spirito umano si è evoluto passando per tre fasi principali. La prima fase, detta teologica, è quella in cui l’umanità si è spontaneamente interessata delle questioni più insolubili, radicalmente inaccessibili a ogni investigazione decisiva. In principio, l’uomo ha avuto la tendenza ad attribuire a tutti i corpi esteriori (persino agli dèi) una vita essenzialmente analoga alla sua. La necessità di dare risposte ai quesiti fondamentali ha dato vita ai culti più disparati, dal feticismo al monoteismo, senza tuttavia compiere alcun passo avanti nella comprensione del mondo.
Dalla predilezione originaria dello spirito umano per le questioni insolubili è nata poi la seconda fase, detta metafisica in cui le speculazioni dominanti vi hanno conservato lo stesso carattere essenziale di tendenza abituale alle conoscenze assolute. Come la teologia, infatti, la metafisica tenta soprattutto di spiegare la natura intima degli esseri, l’origine e la destinazione di tutte le cose, il modo essenziale di produzione di tutti i fenomeni; ma, invece di servirsi degli agenti soprannaturali propriamente detti, li sostituisce via via con entità o astrazioni, il cui uso, veramente caratteristico, ha spesso consentito di designarla col nome di ontologia. (Il termine deriva dal greco τά ὄντα, "gli enti", e da λόγος, “discorso”, e dunque significa “discorso sugli enti”). In questa fase di passaggio non è più la pura immaginazione che domina e non è ancora l’autentica osservazione, ma il ragionamento vi acquista molta estensione e si prepara confusamente all’esercizio veramente scientifico. Si deve d’altronde notare che la parte speculativa di ogni ragionamento metafisico è assolutamente sproporzionata, in forza della tendenza ostinata ad argomentare invece di osservare. La metafisica non è dunque realmente, in fondo, che una sorta di teologia fondata su ragionamenti invece che sulla fede.
La terza fase è quella positivista, in cui lo spirito umano rinunzia alle ricerche assolute che convenivano solo alla sua infanzia per circoscrivere i suoi sforzi nell’ambito della vera osservazione, sola base possibile delle conoscenze veramente accessibili. La pura immaginazione si subordina all’osservazione. In una parola, la rivoluzione fondamentale che caratterizza la maturità della nostra intelligenza consiste essenzialmente nel sostituire, dappertutto, all’inaccessibile determinazione delle cause propriamente dette, la semplice ricerca delle leggi, cioè delle relazioni costanti che esistono tra i fenomeni osservati. In questa fase l’umanità rinunzia a scoprire la prima origine e la destinazione finale ovvero cessa di interrogarsi sulle questioni inaccessibili a ogni investigazione decisiva.”
Qui sta l’inganno: Comte liquida (a ragione) la metafisica cristiana, ma così facendo condanna tutta la metafisica e termina lodando l’uomo moderno, finalmente uscito dalla propria infanzia, che concentra tutti i propri sforzi nella ricerca scientifica.
Siamo spacciati. Ha visto giusto Aleksandr Dugin quando ha affermato che il transumanesimo è la logica conseguenza dell’illuminismo.
Capire ciò che siamo coi cinque sensi è un’idiozia. Spiegare la vita in termini scientifici porta unicamente a “…conoscenze inferiori, accessibili ai sensi”. L’uomo moderno che cessi di interrogarsi non è un uomo più maturo, è un uomo che ha perso la sua prima e più straordinaria caratteristica umana
Negare il pensiero trascendente, la sacralità della vita, la centralità dell’essere umano nella creazione perché i metafisici cristiani erano sofisti del nulla è stato il più tragico errore dell’Occidente.
Ci dirigiamo da più di due secoli verso il nulla, il grande inganno, il Great Reset. “Rinunziare a scoprire la prima origine e la destinazione finale ovvero cessare di interrogarsi sulle questioni inaccessibili a ogni investigazione decisiva è un suicidio della specie, una mutilazione della natura umana.
Persino l’uomo di Neanderthal aveva pensieri trascendenti, la rinunzia da parte dell’homo sapiens ne fa una specie inferiore, un simulacro dell’essere umano. E ogni simulacro, si sa, è demoniaco.
I cattolici devono rendersi conto che la posta in gioco non è mai stata tanto alta. Si sveglino, finalmente! Cessino di pensare a sé stessi come ad animali al vertice della catena alimentare, come a parassiti infestanti, come a distruttori del pianeta terra. In sintesi, smettano di farsi schifo e rialzino la testa verso il cielo. Dal cielo giunse la vita, lì sta il mistero senza risposta. Ma non conoscere la risposta è una cosa, negare il mistero un’altra: l’essere umano deve riappropriarsi della propria caratteristica unica nel creato: la coscienza di sé in quanto creatura di Dio. “Sarebbe bello meditare a fondo su questo punto e soprattutto invitare a fare lo stesso tutti coloro che sono ancora capaci di riflettere”.

di Alfredo Tocchi

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