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La teoria del mondo multipolare di Aleksandr Dugin: da che parte vogliamo stare?

L'impero americano deve essere distrutto, e presto o tardi lo sarà

Di Alfredo Tocchi

17 Giugno 2022

Guerra Ucraina, teoria del mondo multipolare, Aleksandr Dugin: "Capire le ragioni profonde e filosofiche (non certo le uniche)"

SCRITTI PANDEMICI
Teoria del mondo multipolare – Aleksandr Dugin

Nel 2013, il filosofo russo Aleksandr Dugin scrive Teoria del mondo multipolare. Pubblicato in Italia da Aga Editrice nel 2019, il saggio di Dugin è (tra l’altro, perché è molto di più) la risposta russa a Francis Fujuyama. La teoria del mondo multipolare parte da un’accurata analisi storica e giunge alle conclusioni, riassunte in alcune appendici (discorsi, brevi articoli) scritti da Dugin negli anni 2017 e 2018.
“L’attuale ordine mondiale è unipolare, con l’Occidente globalizzato al suo centro e gli Stati Uniti nel suo cuore” (omissis). “Quando si lascia che una sola autorità decida ciò che è giusto, e chi dovrebbe essere punito, si ha una dittatura globale. Io sono convinto che tale situazione sia inaccettabile e che vada contrastata. Se qualcuno ci priva della nostra libertà, dobbiamo reagire. E lo faremo. L’impero americano deve essere distrutto, e presto o tardi lo sarà”. (Contro il mondo postmoderno, 2017).
Segue un richiamo agli scritti di René Guenon e Julius Evola, poi – di nuovo – un giudizio tranchant: “Spiritualmente, la globalizzazione è la manifestazione della Grande Parodia: il regno dell’Anticristo.

Quando Aleksandr Dugin usa l’espressione “il regno dell’Anticristo”, lo fa in senso proprio, non figurato: è un “Vecchio credente”. Quello dei Vecchi credenti (in russo: "старове́ры" o "старообря́дцы" è un movimento religioso ortodosso che nel 1666-1667 si oppose alle scelte della gerarchia ortodossa del proprio Paese, arrivando a separarsene in segno di protesta contro le riforme ecclesiastiche introdotte dal Patriarca Nikon. I Vecchi credenti continuarono infatti a esercitare le antiche pratiche della Chiesa russa antecedenti all'entrata in vigore delle riforme.
Per un Vecchio credente, lo scontro in atto tra l’impero americano e la Russia di Vladimir Putin è non soltanto uno scontro di civiltà, ma una lotta tra il bene e il male. Per inciso, un’analoga visione viene manifestata oggi da alcuni cattolici tradizionalisti.
Questa interpretazione escatologica trova precise motivazioni storiche: Mosca è anche chiamata la “Terza Roma”, fin dal Sedicesimo Secolo. Tra il 1523 e il 1524, il monaco ortodosso Filofej scrisse una lettera al Gran Principe di Mosca: “Due Rome sono cadute (nota, Roma e Costantinopoli) ma la terza resiste e non ve ne sarà una quarta”. In sintesi, Mosca (la Russia) come ultimo baluardo della cristianità.

Curioso il collegamento col terzo segreto di Fatima. Secondo la volontà della Madre di Dio come rivelata a Lucia Dos Santos, una dei tre pastorelli, per salvare il mondo il Santo Padre avrebbe dovuto consacrare al Cuore Immacolato di Maria la Russia. Al contrario, Papa Francesco – nella consacrazione del 25 marzo scorso – ha consacrato al cuore Immacolato di Maria la Federazione Russa, l’Ucraina e l’intera umanità: da agnostico, faccio gli scongiuri che lui non sia il vero papa (come qualcuno inizia a sostenere con ottimi argomenti, tema sul quale ho già scritto) e che il vero e unico detentore del munus apostolico, Papa Benedetto XVI, abbia seguito la volontà Mariana. Del resto, delle due l’una: o il Papa è cattolico, e come tale crede nel terzo segreto di Fatima e ne rispetta i precetti alla lettera, o non lo è, è un eretico sincretista e come tale se ne infischia: tertium non datur!
Il fronte antimperialista e antiglobalista, secondo Dugin, dovrebbe comprendere tutta l’umanità che ha ancora solide basi religiose e culturali e lo scontro dovrebbe essere quello tra la Tradizione e la “presente decadenza”.
Occorre fare un passo indietro. La modernizzazione (o l’Occidentalizzazione, dato che per noi i termini sono sinonimi) è giunta nell’URSS per via esogena, non è stata un processo endogeno, progressivo come in Occidente. La Russia si considera una civiltà indipendente, con caratteristiche specifiche che la distinguono da tutte le altre Nazioni, al pari (ad esempio) della Cina, dell’India e del Giappone. L’attacco globalista alla Russia non è altro che il tentativo di creare un’umanità omogenea, privata delle proprie radici storiche e culturali, appiattita sui valori della società americana. Questa umanità standardizzata “privata per sempre di quelle differenze culturali che erano state la molla, il vero motore della storia” (secondo la teoria di Francis Fukuyama), si assoggetterà docilmente alla struttura sovranazionale – a guida americana – che governerà l’intero mondo. Questo processo è già in stadio avanzato: pensiamo all’OMS, organismo sovranazionale finanziato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates al quale gli Stati nazionali hanno di recente delegato parte della propria sovranità in materia sanitaria.
La postmodernità è un fenomeno complesso che deve essere studiato e compreso, in primo luogo dai nostri politici. Testi come La quarta rivoluzione industriale e COVID-19 The Great Reset del Professor Klaus Schwab dovrebbero essere sul comodino di chi ci governa…

L’importanza del pensiero di Dugin si apprezza in pieno proprio considerando gli obiettivi del globalismo annunciati dal Forum di Davos. Il filosofo russo propone un modello di sviluppo antitetico: invece di un governo mondiale a guida americana, la nascita di un mondo multipolare, capace di tutelare le differenze religiose e culturali e di rifiutare la cancel culture, la gender culture e tutte le tendenze Occidentali. Apro una brevissima parentesi: l’URSS fu un modello di società multietnica antitetico rispetto a quello della società americana: invece di perseguire la strada dell’integrazione, si perseguì quella della pacifica convivenza nel mantenimento delle differenze religiose e culturali. Suggerisco la lettura dello straordinario reportage di Joseph Roth per la Frankfurter Zeitung (Viaggio in Russia, Adelphi).
La visione dell’Occidente come postmodernità decadente non è nuova. Da Oswald Spengler (Il tramonto dell’Occidente) ai già citati René Guenon e Julius Evola, giunge in Russia con critici del modello Occidentale insospettabili e autorevoli. Il giorno 8 giugno 1978, il Premio Nobel Alexander Solgenitsin pronunziò all’Università di Harvard un discorso memorabile. Eccone alcuni passaggi:“Se mi chiedono se propongo l'Occidente, come è oggi, come modello per il mio paese, francamente rispondo negativamente. Alcune caratteristiche della vita occidentale che ho considerato, sono estremamente tristi. Un fatto che non può essere contestato è l'indebolimento della personalità umana in Occidente, mentre in Oriente è diventata più ferma e più forte. In molti decenni siamo passati attraverso la formazione spirituale, molto in anticipo rispetto all’esperienza occidentale. Contrasti e conflitti spesso mortali, hanno prodotto personalità più forti, più profonde e più interessanti di quelle generate dagli standard del benessere occidentale. Pertanto, se la nostra società potesse trasformarsi nella vostra, questo significherebbe un miglioramento di certi aspetti, ma anche un cambiamento in peggio di alcuni punti particolarmente significativi. Dopo una sofferenza di decenni di violenze e oppressioni, l'anima umana desidera cose più elevate, più calde e trasparenti, rispetto a quelle offerte dalle abitudini di massa della vita odierna, introdotte da un'invasione rivoltante di pubblicità commerciale, da stupidi spettacoli TV e da musica intollerabile. Vi sono sintomi da cui si può vedere come una società sia in decadimento, quali ad esempio, il declino delle arti o la mancanza di grandi statisti. Il conflitto materiale e spirituale, nel nostro pianeta, é un conflitto di proporzioni cosmiche, e non una vaga questione nel futuro; esso é già iniziato. Le forze del male hanno iniziato la loro offensiva decisiva. Si può sentire la loro pressione, eppure gli spettacoli sugli schermi e le pubblicazioni sono piene di sorrisi costruiti e la gente si è tolta gli occhiali. Dov’è la felicità?

Come è stato possibile arrivare a creare questo sfavorevole rapporto di forze? Come è stato possibile per l’Occidente passare dalla sua marcia trionfale al suo attuale stato di debilitazione? Sono stati fatali i cambiamenti e la perdite di obiettivi nel suo sviluppo? Non sembra sia così. L'Occidente é avanzato costantemente in conformità con le sue intenzioni sociali proclamate, e con un progressivo brillante progresso nella tecnologia. E all'improvviso si é trovato nel suo attuale stato di debolezza.
Ciò significa che l'errore deve essere alla radice, al fondamento del suo pensiero nei tempi moderni.
Nelle democrazie giovani, come nella democrazia americana al momento della sua nascita, tutti i diritti umani individuali sono stati concessi considerando che l'uomo è creatura di Dio. La libertà era per l'individuo data in modo condizionato al presupposto della sua responsabilità religiosa costante. Questo era il patrimonio dei mille anni precedenti.
In Occidente, si è verificata una totale emancipazione dal patrimonio morale dei secoli cristiani con le loro grandi riserve di misericordia e di sacrificio. I sistemi statali sono diventati sempre più materialistici e il mondo si é trovato una dura crisi spirituale e in una impasse politica. Tutte le conquiste tecnologiche celebrate dal progresso, compresa la conquista dello spazio esterno, non hanno riscattato la povertà morale del ventesimo secolo, come nessuno nel XIX° secolo avrebbe potuto immaginare.

È l’uomo che decide la misura di tutte le cose sulla terra — l’uomo imperfetto, che non è mai privo di orgoglio, egoismo, invidia, vanità e decine di altri difetti. Se, come sostiene l’umanesimo, l’uomo è nato solo per essere felice, egli non é nato per morire. Poiché il suo corpo è condannato a morte, il suo compito sulla terra evidentemente deve essere più spirituale: non un totale accaparramento di beni nella vita quotidiana, non la ricerca di modi migliori per ottenere beni materiali e quindi non la spensieratezza con il loro consumo. La vita deve invece essere il compimento di una riflessione costante e seria in modo che il nostro viaggio nel tempo possa essere soprattutto un'esperienza di crescita morale, per diventare esseri umani migliori”.
Solgenitsin, come Dugin, lamenta la perdita dei valori spirituali che già negli anni Settanta pervadeva la società Occidentale.
La domanda è dunque: noi Italiani, eredi di una tradizione religiosa e culturale senza pari in tutto l’Occidente, da che parte vogliamo stare? Da quella del globalismo atlantista, del governo mondiale a guida americana o dall’altra, multipolare?
Nessuno ci ha interpellato. Nel silenzio dei filosofi, nell’ignoranza crassa e colpevole dei giornalisti, nella idiota convinzione che ciò che è trendy sia meglio della tradizione, sguazziamo nel fango estivo come maiali destinati a essere macellati già il prossimo autunno per decisione presa a Washington e ratificata dai servitori della nostra Repubblica delle banane (emblematiche e profetiche le palme in Piazza del Duomo a Milano).
Siamo stati privati del diritto di fare la nostra scelta e, prima ancora, di comprendere la reale portata dello scontro di civiltà che si svolge nell’Est della nostra Europa, accecati dalla mistificazione e dalla propaganda, vittime della nostra stessa ignoranza.

Di Alfredo Tocchi

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