23 Febbraio 2026
Jeffrey Epstein Fonte: X @WallStreetMav
Epstein rimosse computer, hard disk, fotografie e video dalla sua residenze prima delle perquisizioni nelle sue case. Epstein incaricò degli investigatori privati al fine di nascondere materiali, soprattutto in Florida, quando avrebbe ricevuto notizia di un imminente controllo di polizia. L’attenzione sulla rete di depositi segreti, sparsi negli Stati Uniti, è stata posta in queste ore da The Telegraph. Il quotidiano inglese ha pubblicato vari documenti originali ed esclusivi a riprova della pista che consolida le parole di tanti testimoni oculari.
Secondo i materiali raccolti dal giornale, le email e le ricevute di pagamento indicano cifre elevate versate ad alcuni detective, con il compito di trasferire attrezzature informatiche in magazzini anonimi. Questa scelta suggerisce una strategia precisa: sottrarre materiali sensibili alla disponibilità diretta delle autorità.
I documenti citati mostrano come Epstein, in quel frangente, affittò almeno 6 unità di stoccaggio in diversi Stati del Paese. Epstein possedeva diverse proprietà e anche molto grandi, con seminterrati e stanze di servizio. Nonostante tutto questo scelse dei depositi esterni situati in aree industriali, accessibili senza contatto diretto con il personale. La decisione appare funzionale a mantenere una distanza tra sé e i documenti. Alcuni dipendenti delle società di storage contattati dal giornale non hanno risposto alle domande, facendo riferimento a obblighi di riservatezza, non fornendo dettagli sull’identità dei clienti o su eventuali controlli federali.
Alcuni depositi si troverebbero nei pressi di Palm Beach, altri a New York. Le ricevute delle carte di credito con i pagamenti ai detective privati registrano versamenti mensili che sarebbero proseguiti fino al 2019, anno della morte di Epstein. In uno dei depositi finirono anche computer provenienti da Little Saint James, l’isola privata nei Caraibi che Epstein utilizzava come residenza esclusiva.
I mandati di perquisizione esaminati dal quotidiano britannico non riportano interventi in questi depositi esterni. Se gli investigatori non sono mai entrati in quei locali, eventuali prove sono rimaste fuori dal circuito giudiziario.
Come è noto, nel dicembre scorso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rilasciato milioni di file legati ad Epstein. Quelle carte hanno avuto conseguenze politiche rilevanti e hanno riacceso l’attenzione sui suoi rapporti con figure di primo piano e su un sistema di ricatti mondiali. Tuttavia, tra le immagini e i video divulgati non emergono quantità significative di contenuti compromettenti che molti testimoni oculari riportano con insistenza.
Il contrasto tra l’idea di un archivio segreto e la scarsità di prove pubbliche rafforza la teoria secondo cui i materiali più delicati si trovavano altrove. Le email interne rivelano che un investigatore comunicò di avere computer e documenti “chiusi in deposito” prima di un mandato di perquisizione. In un altro scambio, dei collaboratori discutono sullo spostamento di tre computer e di una scatola di CD dall’isola privata nei Caraibi verso un’unità locale.
Le forze dell’ordine USA hanno dichiarato in più occasioni di non avere trovato prove di un sistema organizzato di ricatti
Finché nessuno controllerà in modo sistematico quelle unità o chiarirà il destino del loro contenuto, il vuoto documentale continuerà a generare richieste di trasparenza.
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