20 Febbraio 2026
Il bambino con il cuore "bruciato" e la madre (Instagram)
Il bambino di 2 anni e tre mesi al quale è stato trapiantato un cuore "bruciato" non si è svegliato dopo l'estubazione e sono iniziate le procedure per il fine vita e per lenire il dolore. "Non è una eutanasia - ha precisato il legale della famiglia -, evitiamo l'accanimento terapeutico".
Le ultime notizie sul bambino ricoverato all'ospedale Monaldi di Napoli, al quale è stata trapiantato un cuore danneggiato e "non funzionante", sono le peggiori che potessero arrivare. Non essendo più operabile, i medici hanno provveduto al risvegli del bambino, ricoverato in terapia intensiva dal 23 dicembre scorso, ma il piccolo non si è svegliato dopo l'estubazione. In diretta tv la madre ha spiegato: "Iniziamo le procedure per alleviare il dolore di mio figlio". Il suo legale, Francesco Petruzzi, ha aggiunto: "Abbiamo presentato istanza per la Pianificazione condivisa delle cure, il Monaldi ha accettato, e domani (oggi, ndr) ci sarà il primo accesso del percorso terapeutico". "Non è eutanasia - ha poi precisato -, ma una procedura che serve a evitare l’accanimento terapeutico, perché purtroppo non ci sono speranze".
Mentre per il piccolo Domenico iniziano le procedure per il fine vita, proseguono le indagini sul trapianto di un cuore lesionato all’ospedale Monaldi di Napoli. L’organo sarebbe stato danneggiato a causa dell'utilizzo di ghiaccio secco durante il trasporto avvenuto all’interno di un contenitore sanitario in plastica. A Bolzano, il contenitore per il trasporto del cuore espiantato — si tratterebbe di un box frigo di vecchia generazione, senza termostato, che non rispetterebbe le linee guida del Centro nazionale trapianti — sarebbe stato rabboccato con ghiaccio secco al posto di quello tradizionale previsto dai protocolli, causando il parziale congelamento dell’organo: il cuore sarebbe arrivato in un blocco di ghiaccio.
Dopo un confronto tra i magistrati della Procure di Napoli e di Bolzano, quest’ultima ha deciso di trasmettere per competenza territoriale ai colleghi tutti gli atti raccolti finora in Alto Adige. Questo passaggio dovrebbe essere il preludio alla notifica di nuovi avvisi di garanzia.
Nel corso delle prime fasi delle indagini a Bolzano, sono stati identificati i membri delle équipe mediche che erano presenti nella sala operatoria dell’ospedale San Maurizio. Tra questi ci sono anche i responsabili del reparto di Rianimazione e Anestesia della struttura ospedaliera, che si sarebbero occupati della gestione del ghiaccio.
Intanto, anche la Procura di Bolzano aveva aperto un fascicolo dopo la denuncia di un’associazione di consumatori: il reato ipotizzato, contro ignoti, era quello di responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Dopo un’interlocuzione tra i due uffici inquirenti, sono emersi elementi per incardinare l’inchiesta solo a Napoli, dove la Procura (procuratore Nicola Gratteri, aggiunto Antonio Ricci, sostituto Giuseppe Tittaferrante) sta già indagando per lesioni colpose gravissime, reato contestato in via preliminare per ora a sei persone tra chirurghi, medici e paramedici che hanno preso parte all’espianto del cuore dal donatore a Bolzano, al confezionamento dell’organo, al trasporto e al trapianto al Monaldi.
Ora, però, sembrano emergere nuovi dettagli che riguarderebbero possibili profili di responsabilità durante l’espianto al San Maurizio. Dunque potrebbe allungarsi l’elenco degli indagati.
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