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Napoli, cuore "bruciato arrivato in un blocco di ghiaccio, trapianto eseguito lo stesso perché l'organo del bimbo era già stato espiantato"

Il primario "avrebbe espiantato il cuore del piccolo ritenendo di aver ricevuto un via libera che, secondo quanto dichiarato dagli altri componenti dell’équipe, non sarebbe mai stato formalmente dato"

19 Febbraio 2026

Bimbo con cuore "bruciato", i medici di Roma: "Emorragia e infezione in corso, nuovo trapianto impossibile, danni anche a reni e polmoni"

Il bambino con il cuore "bruciato" e la madre (Instagram)

Il bambino di 2 anni e tre mesi al quale è stato trapiantato un cuore "bruciato", che si è danneggiato nel viaggio da Bolzano a Napoli, non è più operabile e dopo la triste notizia se ne stanno diffondendo altre sugli "errori commessi, dal cuore arrivato in due blocchi di ghiaccio all'organo del piccolo espiantato prima di controllare quello da impiantare".

Napoli, cuore "bruciato arrivato in un blocco di ghiaccio"

L’indagine interna dell’ospedale Monaldi sul caso del cuore “bruciato” trapiantato al piccolo Domenico si è ricostruita poco alla volta, tra verbali e verifiche tecniche. Nelle ultime ore è emerso un quadro più dettagliato di quanto accaduto, mentre la task force di esperti riunita ieri ha espresso una valutazione definitiva: il bambino non può affrontare un nuovo trapianto.

Nei documenti dell’inchiesta si legge che, all’apertura del contenitore termico, "risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio". Una formula asciutta che certifica l’errore nella conservazione e nel trasporto dell’organo, compromesso in modo irreversibile. Il cuore avrebbe dovuto salvare il bambino, di appena due anni e quattro mesi, che oggi resta in condizioni gravissime.

La relazione ripercorre tutte le fasi della vicenda: dal trasferimento dell’organo fino ai momenti concitati in sala operatoria. "Nonostante il forte sospetto di un grave danno da congelamento dell'organo, in assenza di alternative", visto che il cuore malato del piccolo era stato già espiantato, "si decideva di procedere ugualmente e con la massima rapidità all'impianto".

Dopo l’intervento, però, il cuore non ha ripreso a battere autonomamente. Trascorse circa tre ore, i medici hanno dovuto ricorrere all’Ecmo, la circolazione extracorporea che ancora oggi mantiene in vita il bambino, mentre "contestualmente veniva inoltrata la richiesta urgente per la disponibilità di un nuovo organo".

Nei verbali si fa riferimento anche a un "deficit comunicativo procedurale". Il primario di Cardiochirurgia, Guido Oppido, avrebbe espiantato il cuore del piccolo ritenendo di aver ricevuto un via libera che, secondo quanto dichiarato dagli altri componenti dell’équipe, non sarebbe mai stato formalmente dato.

Di fronte al parere degli esperti, la madre del bambino — inizialmente apparsa rassegnata — ha ribadito la propria determinazione: "Finché respira non lo lascio", annunciando l’intenzione di valutare il consulto con altri specialisti.

Sul piano giudiziario, la Procura di Napoli — guidata dal procuratore Nicola Gratteri, con l’aggiunto Antonio Ricci e il sostituto Giuseppe Tittaferrante — ha aperto un’inchiesta e iscritto sei persone nel registro degli indagati con l’ipotesi di lesioni colpose gravissime, accusa che potrebbe evolversi alla luce degli sviluppi clinici. Gli inquirenti stanno ascoltando persone informate sui fatti sia a Napoli sia a Bolzano; alcuni accertamenti sono stati delegati ai carabinieri del Nas di Napoli e di Trento.

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