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Giorgia Meloni e il Governo in bilico: perché è quasi certo che arriveremo alle elezioni anticipate?

La Meloni non è uno statista, politicamente è mediocre, ma in questo momento sono tutti meloniani: un’occasione troppo ghiotta

19 Febbraio 2026

Giorgia Meloni e il Governo in bilico: perché è quasi certo che arriveremo alle elezioni anticipate?

Dicevamo, Giorgia sta continuando a macinare consensi tra la gente. Il popolo, dopato dalle supercazzole, dai proclami roboanti e dal continuo pressing su sicurezza e made in Italy, le crederebbe anche se appaltasse a una società slovena i pasti delle Olimpiadi e dicesse che prima vengono gli italiani (ops!?).

Se qualcuno non l’avesse capito, il referendum sulla magistratura è per lei molto di più di una semplice consultazione popolare: è una prova di forza per capire se può puntare a essere il supremo leader altri cinque anni, eliminando lo scomodo Salvini, o coccolarsi l’alleato di convenienza come una mantide religiosa, in attesa di tempi più maturi.

Perché? Semplice. Perché una vittoria al referendum, anche e soprattutto mediaticamente, sarebbe per lei il punto più alto della delirante onnipotenza che la tiene in piedi, un’occasione ghiottissima per rompere gli schemi, finire di prosciugare i pochi voti rimasti alla Lega e puntare dritta al 40%.

Esistono però due incognite con cui sta già facendo i conti, e per le quali le converrebbe andare alle elezioni anticipate: la “nuova” Forza Italia e Vannacci. Hanno ancora bisogno di tempo, e lei quel tempo non glielo vuole certo lasciare.

Il Generalissimo, dopo essere stato screditato dal suo ex partito con la sfida in Toscana — un’astuta soluzione per toglierlo di mezzo — rappresenta quella destra nazionalista, identitaria e più vicina alle ragioni del fu MSI, che nelle scelte di Fratelli d’Italia non si ritrova, non tanto per il servilismo verso Trump, quanto per la questione Ucraina. Parliamo di quasi quattro punti percentuali che potrebbero facilmente diventare cinque, se non sei.

Dall’altro lato, quella che abbiamo definito la “nuova” Forza Italia è il vero pericolo. L’ormai certa discesa in campo di Marina Berlusconi, imprenditrice, laureatissima, di classe, elegante, di successo, pronta a riprendersi i migliori voti del padre mettendo in cantina la parentesi di un imbarazzante Tajani, ridurrebbe la biondina della Garbatella a un Fini con le tette, ovvero un numero due destinato a fare il servo di corte.

A tal proposito, non è un caso se qualcuno vocifera che tutto il trambusto di Corona contro Signorini altro non sia stato che un trucco pirotecnico commissionato da qualcuno di FdI per poi colpire proprio Marina. Sarà vero? Sono pettegolezzi, niente di serio.

Resta però un’evidenza. Giorgia è in panne, sa benissimo che prima o poi questo successo sarà destinato a evaporare e non potrà tenere ancora a lungo nascosti i numerosi fallimenti. Meloni e i suoi camerati hanno un solo scopo in questo momento, ovvero salvaguardare il potere, un po’ come il giocatore d’azzardo che raddoppia la posta per risanare i debiti ma che puntualmente finisce in mutande.

Ecco, tutto bello, tutto interessante, peccato che i soldi siano i nostri, sennó sarebbe stata una fiction divertente. 

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