12 Febbraio 2026
Alla fine del processo di appello bis sulla strage di Rigopiano del 2017, tre funzionari della Regione Abruzzo, Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci, sono stati condannati a due anni di carcere per disastro colposo. Altri 5 imputati invece sono stati assolti, fra cui i funzionari regonali Sabatino Belmaggio, Emidio Rocco Ernesto Primavera e Carlo Giovani e l'ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta.
Dopo dieci ore di camera di consiglio, la Corte d’Appello di Perugia ha messo un nuovo punto fermo giudiziario sulla tragedia dell’hotel Rigopiano, avvenuta il 18 gennaio 2017 e costata la vita a 29 persone. Nell’appello bis, disposto dalla Cassazione, i giudici hanno condannato a due anni di reclusione per disastro colposo tre funzionari della Regione Abruzzo: Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci, all’epoca dirigenti e tecnici del servizio di Protezione civile regionale.
Assolti invece gli altri imputati regionali – Sabatino Belmaggio, Emidio Rocco Ernesto Primavera e Carlo Giovani – mentre l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, è stato assolto perché “il fatto non costituisce reato”. Prescritte le posizioni del dirigente comunale Enrico Colangeli e dei funzionari della Provincia di Pescara Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio. Una decisione che ha riacceso il dolore e la rabbia dei familiari delle vittime presenti in aula.
Il nuovo processo nasce dal rinvio disposto dalla Corte di Cassazione nel dicembre 2024, che aveva annullato alcune condanne e riaperto il capitolo sulle responsabilità regionali legate alla mancata realizzazione della Carta di pericolo valanghe, ritenuta uno strumento decisivo di prevenzione. Proprio su questo punto si è concentrato l’appello bis, che ha portato alle tre condanne odierne.
“La sentenza ci dice che l’inettitudine della pubblica amministrazione può uccidere”, ha commentato l’avvocato Romolo Reboa, legale di alcune famiglie delle vittime. Una decisione destinata a fare giurisprudenza: “Da oggi ogni pubblico funzionario sa che l’inerzia non lo esonera dalle responsabilità del proprio incarico”. Reboa ha inoltre chiesto alla Regione Abruzzo una rettifica di bilancio per risarcire immediatamente i familiari.
Più amaro il giudizio dei parenti delle vittime. “Giustizia solo in parte”, ha detto Mariangela Di Giorgio, madre di Ilaria Di Biase, morta a 22 anni sotto la valanga. “La prescrizione fa imbestialire. Per i morti non dovrebbe esistere”. Parole che si sono intrecciate alle proteste in aula per l’assoluzione dell’ex sindaco.
Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha espresso “rispetto istituzionale” per la decisione, ribadendo vicinanza alle famiglie e annunciando che una valutazione completa sarà possibile solo dopo il deposito delle motivazioni. Intanto, a otto anni dalla strage, il nuovo verdetto conferma almeno una parte delle responsabilità pubbliche in una tragedia che, per la stessa Cassazione, poteva essere evitata.
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