28 Gennaio 2026
"I livelli di pericolosità geomorfologica censiti nella vigente “Prima fase” di adozione del P.A.I. Sicilia (...) coincidono... con (...) l’effettivo stato di pericolo in un sito per la presenza del fenomeno franoso…". Tutto era noto, monitorato già da anni. La catastrofe ambientale che ha colpito Niscemi alle ore 13 di domenica 25 Gennaio dopo piogge torrenziali, non è arrivata dal nulla, episodio improvviso che ha colto di spalle il sistema politico-governativo. La frana di Niscemi costituisce l'estremo punto di non ritorno di decenni di incuria politica, finanziamenti mai spesi e/o dirottati, illegalità, abusivismo edilizio, come dimostra il seguente documento presentato in Aula dall'On. Ismaele La Vardera e di cui Il Giornale d'Italia è venuto in possesso esclusivo.
Si tratta dell'ultimo, fondamentale aggiornamento del PAI (Piano per l'Assetto Idrogeologico) datato Marzo 2022, nel quale - dopo un sopralluogo valutativo di tecnici ed esperti in data 4 Maggio 2021 -, il Comune di Niscemi faceva il punto della situazione sulle criticità territoriali e le aree più esposte a rischio. Il quadro delle pericolosità nel territorio di Niscemi - da sempre geologicamente attivo e caratterizzato da componente sabbioso-calcarenica facilmente erodibile - venivano così messe a nudo ben quattro anni fa. E non solo, si badi, dopo che un altro fatto di simile entità aveva colpito la cittadina di 25 mila abitanti il 12 e il 27 Novembre 2019, ma - paradosso nel paradosso - quando l'allora Presidente della Regione Siciliana altri non era che 'Nello' Musumeci, attuale ministro per la protezione civile e le politiche del mare che oggi fa la voce grossa e denuncia "è una tragedia annunciata". E lo è eccome, ma nessuno ha provveduto prima che la natura tornasse a presentare il conto.
Ma cosa dice esattamente il documento PAI 03/2022? Nessuna "probabilità di accadimento" di fenomeni franosi: qui emerge chiaramente l'"effettivo stato di pericolo" di precise aree territoriali puntualmente registrate nelle cosiddette Carte di Pericolosità. Non solo rischi elevati di smottamenti, frane, movimenti del versante, crolli di masse rocciose; ma "fenomeni di dissesto in atto" (art. 2 comma 4 lett. a) che avrebbero continuato ad evolversi e a rompere in due il territorio provocando quello che infine Fabio Ciciliano, capo della Protezione Civile, ha ammesso essere "il crollo dell'intera collina sulla piana di Gela". L'ultimo sopralluogo delle autorità competenti aveva evidenziato criticità strutturali come aree di dissesto idrogeologico situate "lungo il versante occidentale della collina di Niscemi", con processi morfologici naturali ("attività erosiva", "litologie affioranti" e "salti morfologici") aggravati da fattori artificiali. Come "scarico dei reflui lungo le incisioni" e "discariche abusive di riporti di varia natura", ovvero depositi illegali di scorie.
Ma andiamo oltre. Ciò che aggrava ulteriormente questo solito sistema di rimpalli politici e porte girevoli, è che il documento PAI segnalava quali zone maggiormente attenzionate, il viadotto sulla Strada Provinciale 12 (con coinvolgimento dei piloni) e la Strada Provinciale 10, la stessa dove domenica scorsa il movimento franoso ha creato uno squarcio di 4 chilometri. Non si tratta di casualità: le zone colpite questa volta sono le stesse su cui, nel 2019, le piogge intense causarono smottamenti ed erosioni accelerate. Zone di "pericolosità elevata" e "a rischio molto elevato", lasciate nel dimenticatoio a scapito dei cittadini.
E quali sono state le politiche territoriali intraprese dai politici siciliani negli ultimi decenni? Ricordiamo che il versante occidentale di Niscemi ("città costruita sulla sabbia") aveva a sua volta mostrato segni di cedimento ancora nell'Ottobre 1997. E l'amministrazione comunale cercò delle risposte dal Governo nazionale tramite Prefettura. Ma tutto si risolse in una bolla di sapone, con ricostruzioni ex post che però non arrivavano al cuore del problema. Tra i vari scandali sulla malagestione del problema, è bene ricordarne uno, abbastanza esemplificativo. Quello dei 9 milioni di euro: maxi somma stanziata per la regimentazione del torrente Benefizio sul versante sud quale progetto di mitigazione del rischio affidato alla Regione. Cosa ne fu? I lavori non partirono mai: l'impresa aggiudicataria aprì un contenzioso tra progetto e mutate condizioni paesaggistiche, la Regione revocò il contratto e i 9 milioni volarono verso altri lidi.
Il documento del PAI aggiornato: https://www.ilgiornaleditalia.it/userUpload/Relazione_PAI__Niscemi.pdf
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