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Garlasco,la verità per un assassinio infinito

L"'Era Garlasco", metafora della verità,tra colpevoli presunti, assassini non colpevoli, errori giudiziari, intuizioni tardive, giudici e avvocati improbabili, tutti al centro dell'obiettivo mediatico più sconvolgente degli anni recenti, con una rimozione definitiva: la vittima.

30 Novembre 2025

L"'Era Garlasco", metafora della verità,tra colpevoli presunti, assassini non colpevoli, errori giudiziari, intuizioni tardive, giudici e avvocati improbabili, tutti al centro dell'obbiettivo mediatic

Alberto Stasi e Andrea Sempio

La verità nell'Era "Garlasco", metafora di un circo fatto di colpevoli presunti, assassini non colpevoli, errori giudiziari, intuizioni tardive, giudici e avvocati improbabili, tutti al centro dell'obbiettivo mediatico più sconvolgente degli anni recenti, con una rimozione definitiva: la vittima.

Nell'era del post-spettacolo, oltre la modernità, il delitto soprattutto se efferato vive solo nelle narrazioni contrastanti di esperti, presunti tali e figurine mediatiche "che sapevano fin dall'inizio" ma che non sono stati ascoltati.

Tra eserciti di avvocati, famiglie distrutte, e la soluzione classica italiana: la presunta "stecca"  a qualcuno che può cambiarti la vita, tra segreti indecenti della provincia italiana, apparentemente sonnolenta, e la partecipazione di tutti i corpi sociali della contemporaneità.

I protagonisti si chiamano, Stasi, Sempio, Lovati, De Renzis e Co. e migliaia di comparse che assomigliano tanto alle maschere di Brighella, Pantalone, Pulcinella, se fosse uno spettacolo della commedia dell'arte e delle parti, ma invece è "semplicemente" una tragedia, un omicidio efferato che, da decenni vede schiantarsi i protagonisti contro un muro di ipotesi, di revisioni, di conflitti di competenze.

Sono stati chiamati in causa tutti, servizi segreti deviati esclusi, e quello che risulta immorale è l'indifferenza nei confronti dei genitori della vittima che, continuano ad essere sobbalzati da nuove e "importanti verità".

Non esiste un momento del palinsesto italiota, tranne le previsioni del tempo, che non approfitti per inserire, l'ennesimo scoop, l'ennesima prova, con tanto di esperto forense che declama con sicurezza quello che il pubblico non riesce più a capire.

Chi ha ucciso, non si sa, e non si sa esattamente perchè, un movente ci dovrebbe essere sempre, a parte "le bestie di Satana", l'innocente carcerato continua a sperare, mentre il nuovo sospettato, trema, e il quadro si complica.

Gli avvocati contrapposti ne approfittano per guadagnare la gloria istantanea, quella luce mediatica che sembra essere molto più importante della verità,e nessuno sembra essere d'accordo su nulla, ma si continua nel gioco perverso verso quella complicazione dei fatti che allontaneranno definitivamente la "soluzione del caso".

Se fosse un romanzo sarebbe un giallo aperto che scontenta tutti gli attori del racconto quasi gotico, tra una ragazza che "aveva scoperto" gli inquietanti segreti nascosti da fidanzati e amici, famiglie distrutte da anni di martirio, e un caso ancora tutto da analizzare, si torna sempre al via come nel gioco dell'oca, e sempre con nuove pedine e personaggi antichi che diventano, altro, che diventano tutti probabili assassini.

E in tutto questo Chiara che c'entra? Forse aveva visto cose più grandi lei, non avrebbe mai immaginato che tra i suoi migliori amici, fidanzati eccetera ci potesse essere un killer improvvisato, o che altro?

Ma non verremmo cadere anche noi nell'emulazione di "quarto grado" o "chi l'ha visto",e in questo paese niente è più improbabile di quello che sembra "probabile", ma la ricerca della verità non coincide spesso con la necessità di raggiungerla, all'opinione pubblica basta un colpevole, qualunque, magari antipatico, e la morale collettiva è salva.

 

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