16 Gennaio 2026
Alberto Stasi e Chiara Poggi Fonte: X @Pamelitanaa
Sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco sono intervenuti i legali della famiglia Poggi. Essi hanno rivelato che la sera prima dell'omicidio Chiara avrebbe avuto accesso al computer di Alberto Stasi, aprendo una cartella nella quale erano stati raccolti numerosi file pornografici, già esaminati all’epoca delle indagini e catalogati per genere.
Nuove precisazioni sul caso dell’omicidio di Chiara Poggi arrivano dai legali della famiglia della vittima. In una nota, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna spiegano di aver ritenuto necessario fare chiarezza su alcune informazioni ritenute inesatte, diffuse negli ultimi mesi, attraverso un ulteriore approfondimento informatico.
“Abbiamo ritenuto di fare chiarezza anche sulle false notizie diffuse in questi mesi sollecitando un ulteriore approfondimento informatico, dal quale è emerso che la sera prima di essere uccisa, Chiara aveva fatto accesso proprio alla cartella del pc di Stasi in cui erano stati catalogati, per genere, i numerosi file pornografici già esaminati all'epoca” del delitto, affermano i legali.
Secondo quanto precisato dagli avvocati che assistono Giuseppe Poggi, Rita Preda e Marco Poggi, questo elemento potrà essere ulteriormente vagliato sul piano tecnico e processuale. “Questo dato potrà essere verificato anche in contraddittorio mediante apposito incidente probatorio” come “già successo per l'Estathé rinvenuto sulla scena del delitto e risultato a sua volta riferibile ad Alberto Stasi” qualora “la Procura di Pavia lo riterrà opportuno”, fanno sapere.
I difensori intervengono anche rispetto alle ipotesi circolate in merito all’apertura di una nuova indagine. “Secondo quanto evidenziato - scrivono gli avvocati - da più parti l'apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere funzionale a una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata a carico di Alberto Stasi”.
Una prospettiva che i legali della famiglia Poggi contestano con fermezza. “Come abbiamo più volte denunciato, si cerca impropriamente di riabilitare l'assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione”, sottolineano, con riferimento alle notizie circolate sui media sul computer di Chiara Poggi e su presunte attività del fratello.
Infine, la conclusione ribadisce la linea della famiglia: “Da parte nostra - concludono - continueremo ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile a una ricostruzione ancor più dettagliata dei fatti, nell'interesse della verità e della giustizia”.
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