04 Marzo 2026
Pavé via Torino Fonte: LaPresse
Milano si prepara all’ennesimo maxi cantiere nel cuore della città, con il centro destinato a restare paralizzato per oltre 6 mesi, in totale 9 visti i lavori durati 3 mesi nel 2025. Da via Torino a via Bramante partono i lavori di rifacimento del pavé, tra strade chiuse, tram deviati e commercianti esasperati. Un’operazione che costerà complessivamente 27 milioni di euro, uno spreco considerando anche gli interventi del 2025, già costati milioni e rivelatisi insufficienti, tra buche, cedimenti e rattoppi continui.
Milano dice addio — almeno in parte — al pavé di via Torino e via Cesare Correnti. Ma più che una scelta estetica o di sicurezza, il nuovo intervento viene percepito da molti come l’ennesimo capitolo di una gestione dispendiosa e inefficace delle manutenzioni cittadine, già iniziate nel 2025, con le strade del centro bloccate 3 mesi.

Dopo mesi di confronti con la Soprintendenza, il Comune ha deciso di rimuovere il 65% della storica pavimentazione in pietra, sostituendola con asfalto rosso. Il restante 35% verrà mantenuto e ricollocato nei tratti considerati di maggiore pregio storico, come l’area verso piazza Duomo, fino al Civico Tempio di San Sebastiano, davanti alla chiesa di San Giorgio a Palazzo e in largo Carrobbio.
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Il maxi intervento scatterà ufficialmente il 4 marzo da via Bramante, mentre dal 9 marzo toccherà all’asse via Torino–via Cesare Correnti. I lavori andranno avanti per oltre 6 mesi, con riapertura parziale a metà settembre e conclusione definitiva entro ottobre. 6 mesi di chiusure, accessi limitati ai residenti e viabilità stravolta nel cuore dello shopping milanese.
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Il costo complessivo degli interventi tra via Torino e via Bramante è di circa 16 milioni di euro. Ma il piano generale di manutenzione, avviato nel 2025, arriva a sfiorare i 27 milioni di euro. Ed è proprio qui che si concentra la polemica: i lavori effettuati lo scorso anno avrebbero dovuto sistemare criticità già evidenti, ma a distanza di pochi mesi la situazione è tornata al punto di partenza, tra buche, cedimenti del fondo stradale, vibrazioni e continui rattoppi.
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Un corto circuito amministrativo che pesa sulle casse pubbliche e sui cittadini. Il sindaco Giuseppe Sala, solo pochi mesi fa, aveva definito la depavimentazione di via Torino “L’obiettivo che ormai non realizzerò”, lasciando intendere la difficoltà di intervenire su un’area sottoposta a vincoli storici. Oggi, invece, il progetto si fa — ma con un impatto economico e viabilistico ben più ampio di quanto annunciato in passato.
L’operazione non riguarda solo la superficie: verranno rifatti circa 2mila metri di binari tranviari e riqualificati novemila metri quadrati di carreggiata. Oltre ai lavori affidati ad Atm sull’armamento, Mm interverrà su caditoie, fognature e tratti dell’acquedotto, infrastrutture messe a dura prova da traffico intenso e sistemi di drenaggio inadeguati.
Parallelamente, anche via Bramante sarà interessata da un restyling profondo: 4mila metri quadrati di pavimentazione e 1.400 metri di binari lungo circa 750 metri di strada. Qui resterà l’asfalto, ma verrà completamente rifatto il fondo.
Nel frattempo, la città si prepara al caos. In via Bramante saranno coinvolte le linee tram 12 e 14, mentre lungo via Torino le linee 2, 3 e 14 seguiranno percorsi alternativi. Le strade resteranno chiuse per mesi, con inevitabili ripercussioni su commercio e mobilità.
Visti i cantieri di via Torino e di Via Cesare Correnti, via San Maurilio dovrebbe essere permessa solo a chi ha accessi carrai.


I commercianti chiedono tempi certi. “Comprendiamo che questi interventi siano necessari ma sono invasivi – osserva Marco Barbieri, segretario generale Confcommercio Milano -. Auspichiamo che i tempi vengano rispettati e, se possibile, anche ridotti”.
Intanto, da Palazzo Marino si fa sapere che altri interventi sul pavé cittadino sono allo studio. Dopo via Torino e via Bramante, potrebbero toccare corso di Porta Romana e corso Lodi. Per ora, però, l’unica certezza è una: 6 mesi di centro bloccato e 27 milioni di euro che riaprono il dibattito su priorità, sprechi e qualità della manutenzione urbana a Milano.
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